Il taccuino mundial del Corriere / Si sgonfia il carrozzone: ai quarti 6 europee, l’Argentina e il Marocco
TORONTO – “Sarà il Mondiale delle sorprese, preparatevi all’imprevisto, le outsider faranno un figurone”. Alimentati dalla megalomania della stampa statunitense e canadese e dagli sfarzi del carrozzone messo in piedi da Gianni Infantino, tantissimi commentatori alla vigilia dei Mondiali avevano azzardato delle previsioni che alla luce dei fatti, si sono dimostrate completamente sballate. Noi, invece, abbiamo criticato sin dall’inizio la ripartizione dei posti per continente, con l’evidente penalizzazione dell’Europa, a scapito della qualità: tanto – avevamo previsto – gira e rigira torneremo sempre lì, il Mondiale se lo giocheranno l’Europa e il Sud America. Ai quarti di finale troviamo sei squadre europee, l’Argentina campione del mondo e il Marocco, che già in Qatar 2022 arrivò quarto. Nessuna rivoluzione, quindi, nessuno stravolgimento. Il baraccone miliardario architettato da Infantino, alla fine, non ha prodotto sorprese.
L’Europa era arrivata alla fase finale della Coppa del Mondo con 16 squadre: sei di queste sono ai quarti di finale. L’Asia, che in questi mondiali ha fornito le squadre più modeste, ne portava addirittura dieci. Nemmeno a dirlo, tutte eliminate. Tolto il Giappone – che ha confermato di poter contare su un movimento calcistico maturo capace di produrre giocatori di livello – ciò che rimane va dal mediocre all’imbarazzante.
Ha deluso in generale anche l’Africa, che arrivava alla fase finale con 10 squadre. Il Marocco si conferma una spanna sopra le altre, mentre chi è riuscito a qualificarsi nella fase ad eliminazione diretta ha confermato di aver ancora raggiunto un livello pari o simile a quello dell’Europa o del Sudamerica.
Per quanto riguarda il Nord e Centro America, sarebbe il caso di stendere un velo pietoso. Poco da dire su Haiti e Panama, mentre Curacao vince di gran lunga il titolo di squadra simpatia, ma è un po’ poco se si vuole davvero diventare rilevanti.
Il Messico si conferma come eterna incompiuta, squadra che entusiasma nella fase a gironi ma appena si entra in quella degli scontri diretti, non è mai in grado di passare di livello.
Canada e Stati Uniti, qualificatesi come Paesi ospitanti, hanno dato quello che potevano dare, cioè poco, anzi pochissimo, al netto del cancan mediatico che esaltava le due compagini come il nuovo che stava avanzando. Si sono dimostrate due squadre modeste, neve che si scioglie al sole di fronte alle prime difficoltà rappresentate da Nazionali meglio organizzate e soprattutto con più talento in campo.
La storia ci dice che ai quarti di finale – o gironi equivalenti, a seconda della formula – dal 1930 l’Europa può contare 104 presenze, il Sudamerica 40, il Nord e Centro America 6, l’Africa 4 e l’Asia 2. Questa edizione conferma le tendenze storiche.
Delle otto qualificate ai quarti di finale, quattro hanno già vinto un mondiale: Argentina, Francia, Inghilterra e Spagna. A queste si aggiungono la Norvegia che negli ultimi due anni è diventata una delle squadre più temibili sul globo e la Svizzera, anche lei stabilmente nelle zone alte del ranking Fifa nell’ultimo decennio.
Mancano all’appello, quello è vero, alcune nobili decadute. Dell’Italia – quattro titoli mondiali – non vale la pena nemmeno parlare, il Brasile – cinque volte campione del Mondo – che non vince dal lontano 2002, la Germania che non ne azzecca una dal 2014 e l’Uruguay, che come il Belpaese deve fare i conti con una crisi generazionale di talenti che mancano.
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