Canada

Il taccuino mundial del Corriere / Il cooling break, un miliardo (di dollari) di buoni motivi per stravolgere il calcio

TORONTO – I tifosi l’hanno capito. Puoi ingannare tutti gli altri, ma non chi va allo stadio per vedere una partita. In tutte le gare del Mondiale, non appena l’arbitro fischio al 22’ e al 67’ lo stop di tre minuti per l’ormai famigerato cooling breaks, parte un’assordante bordata di fischi che finisce solamente con la ripresa del gioco. Per fare fronte a questa imbarazzante situazione la Fifa del prode Gianni Infantino è corsa ai ripari, ingaggiando in tutta fretta dei Dj il cui compito è semplicemente quello di pompare musica a tutto volume in quei sei lunghissimi minuti, per coprire la sonora protesta dei tifosi. In tv, ovviamente, tutto questo non lo vediamo, perché in quei sei minuti distribuiti nei due tempi veniamo bombardati da spot pubblicitari.

Spot pagati a peso d’oro, come spiegano gli analisti di marketing. Stando ai dati ufficiali, durante le gare con meno appeal una pubblicità negli spazi tradizionali – prima dell’inizio della partita, durante l’intervallo e a fine partita – ha un costo di circa 300mila dollari per 30 secondi. Prezzo che aumenta superando il milione di dollari nelle gare di cartello, quando cioè scende in campo una delle Big. Ma per qui preziosissimi 6 minuti di cooling breaks le cose cambiano: i prezzi schizzano, perché da casa il pubblico è incollato alla tv e la vendita delle minislot può portare 9 milioni di dollari a partita.

Ora, l’infantinizzazione della Coppa del Mondo ci ha regalato un carrozzone da 104 partite, molte delle quali di livello infimo. Ma i cooling breaks non guardano in faccia a nessuno: per quei 30 preziosissimi secondi c’è la fila, a prescindere da chi sta giocando. La matematica ci dice che gli introiti generati dagli spot mandati in onda durante le pause inventate da Infantino arrivano a quota 936 milioni di dollari, poco meno di un miliardo di bigliettoni verdi. Generati dal nulla, visto che queste pause prima non esistevano.

Dove vanno a finire questi soldi? Chi lo sa… Infantino ieri ha voluto rispondere per le rime alle polemiche: “La Fifa non ci guadagna nulla in più”. Dopo le proteste di tanti tifosi e numerosi tecnici, convinti che lo stop alle partite nel primo e nel secondo tempo spezzi il ritmo e abbia come unico scopo aumentare le entrate pubblicitarie, il presidente Fifa ha voluto smentire questa convinzione. “Il motivo principale è il caldo, ma dobbiamo anche capire che in una competizione che si gioca in 39 giorni, con le squadre che potenzialmente disputano otto partite, avere un momento di riposo è estremamente importante. Ciò che conta ancora di più per noi è garantire che tutte le squadre giochino nelle stesse condizioni”.

Già, il caldo. Come durante Panama-Croazia, giocata a Toronto, con una torrida temperatura di 16 gradi. O Stati Uniti-Australia, gara disputata in un clima sahariano di 17 gradi. O Francia-Iraq, interrotta per 2 ore per un acquazzone che ha fatto crollare la temperatura.

Infantino ha poi spiegato che la Fifa non ricava “assolutamente nulla” dalle pause. “Non ci sono entrate aggiuntive, poiché tutti gli accordi commerciali sono stati firmati con largo anticipo. Quindi, per noi non si tratta di una questione finanziaria. Per noi è una questione puramente sportiva”.

Già, è una questione puramente sportiva, certamente. Peccato che uno studio di Driblab pubblicato da L’Equipe, Gazzetta dello Sport ed El Pais abbia dimostrato come la pausa di 3 minuti stia stravolgendo l’andamento tattico e l’inerzia delle partite di questo Mondiale 2026. La statistica più clamorosa rileva che nelle prime 28 partite del Mondiale il 78% delle pause idratazione ha modificato in modo netto il controllo della gara e i pericoli creati subito dopo il rientro in campo. Ci sono state 24 inversioni di tendenza totali: in quasi la metà delle pause analizzate si è registrato un ribaltamento totale del dominio. Una squadra che stava attaccando e schiacciando gli avversari prima del 22° minuto ha finito per subire il gioco della rivale subito dopo la ripartenza.

Insomma, uno stravolgimento del calcio così come lo conosciamo. Un calcio che nella concezione di Infantino diventa sempre meno sport e sempre più intrattenimento.

More Articles by the Same Author: