Canada

Oleodotto, tregua armata tra Carney ed Eby

TORONTO – Dopo il gelo, il dialogo. Mark Carney è David Eby cercano di ricucire gli strappi e trovare la quadra sulla spinosa questione che riguarda la costruzione di un oleodotto dall’Alberta alla British Columbia. Ieri pomeriggio il primo ministro e il premier della B.C. si sono incontrati a Vancouver, nel tentativo di stemperare le tensioni delle ultime settimane, amplificate dall’accordo raggiunto da Ottawa con l’Alberta per la riduzione significativa della Carbon Tax industriale che grava sulle province canadesi.

Eby nei giorni scorsi aveva bacchettato l’esecutivo federale, sottolineando come il governo “non dovrebbe premiare premier separatisti”. Una dura presa di posizione respinta al mittente da Carney, che anche ieri ha ribadito come in questo momento – caratterizzato dalla guerra commerciale con gli Stati uniti, il negoziato in salita sul rinnovo del Cusma e la crisi iraniana con le ripercussioni sul costo della benzina – tutti i livelli di governo in Canada dovrebbero remare verso la stessa direzione. Oltre a questo, lo stesso Carney ha ribadito che il progetto di costruzione dell’oleodotto potrà andare avanti solamente se arriverà il via libera delle altre parti in causa, oltre a Ottawa e l’Alberta: servirà la firma dell’esecutivo della British Columbia e l’accordo con le Firts Nations che abitano le coste pacifiche dove dovrebbe terminare il futuro oleodotto.

Ma non solo. Il primo ministro ha confermato “che anche i cittadini della British Columbia dovrebbero condividere sostanziali benefici economici e finanziari derivanti dal progetto e che il dovere di consultare le First Nations ai sensi della sezione 35 della Costituzione è non negoziabile”.

Il progetto proposto – è bene ricordare – non ha un percorso concordato né un proponente privato che dovrebbe accollarsi parte dell’onere di costruzione e gestione dell’oleodotto.

Sempre ieri Carney ha annunciato l’avvio formale delle consultazioni con le province e i territori canadesi per rimodulare lo standard federale sul prezzo del carbonio. L’obiettivo dichiarato è quello di allineare l’intero Paese ai parametri recentemente concordati con l’Alberta.

L’annuncio è arrivato a margine di un atteso incontro bilaterale con Eby. La mossa segue di pochi giorni la firma di un cruciale accordo energetico tra il governo federale e l’Alberta guidata da Danielle Smith.

Tale intesa prevede una riduzione della tariffa sul carbonio e una forte modifica della tabella di marcia temporale, una decisione che ha sollevato l’immediata reazione di Eby, il quale ha denunciato il rischio di uno svantaggio competitivo per l’economia della British Columbia.

Parlando ai leader aziendali riuniti presso il Greater Vancouver Board of Trade, Carney ha voluto rassicurare la platea locale sulla volontà di garantire parità di trattamento a tutte le regioni: “Nelle prossime settimane, e in realtà già nelle prossime ore con il premier Eby, ci confronteremo con la British Columbia e con tutte le altre province e territori sulle modifiche al benchmark federale del carbon pricing, così da allinearlo ai nuovi impegni. E lo faremo rapidamente, per garantire un approccio unico, coerente e prevedibile”.

L’accordo stretto con l’Alberta prevede di portare il prezzo effettivo del carbonio (basato sul valore di mercato dei crediti) a 130 dollari a tonnellata entro il 2040. La tariffa nominale toccherà invece i 100 dollari entro il 2027, per poi salire a 130 dollari nel 2035. Si tratta di cifre nettamente inferiori rispetto al precedente piano federale obbligatorio, che fissava la soglia a 170 dollari a tonnellata entro il 2030.

Carney ha lanciato l’allarme sulla saturazione delle infrastrutture: “Esauriremo la capacità del Porto di Vancouver nel giro del prossimo decennio, anzi, molto prima. E in realtà vorremmo esaurirla ancora prima, perché significa che stiamo facendo crescere l’export più velocemente del previsto. Il che si traduce in un’unica opzione: dobbiamo agire subito.

In alto, Mark Carney e David Eby (foto: X – Carney)

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