L’eredità di Ugo Tognazzi reimmaginata dalla figlia
TORONTO – Il nuovo progetto della regista Maria Sole Tognazzi, Iside, che lei definisce una narrazione magica e personale, è ufficialmente iniziato a Roma. Co-prodotto da Cattleya e Rai Cinema, il film è posizionato come un progetto di alta priorità e vede come protagonista un ensemble multigenerazionale di talenti italiani, tra cui Monica Bellucci, Jasmine Trinca, Romana Maggiora Vergano e Tecla Insolia.
Iside segue l’esempio di una ex ballerina classica e contemporanea, Veronica (Monica Bellucci), che dirige una scuola di danza locale nella regione dei Castelli Romani. Il legame profondo ed etereo di Veronica con la figlia Chiara (Jasmine Trinca) viene esplorato quando sia madre che figlia rimangono incinte. Il personaggio di Monica Bellucci è descritto come dotato di un’energia magnetica che va oltre i confini della personalità – verso qualcosa di più elevato o luminoso.
La narrazione incentrata sulle donne è il marchio di fabbrica della regista, poiché Tognazzi è ampiamente considerata una delle voci femminili più importanti del cinema italiano. Suo padre Ugo Tognazzi era ovviamente un’icona, considerato uno dei “cinque colonnelli” della comicità italiana degli anni ’60 e ’70 – un gruppo di attori che includeva Vittorio Gassman, Marcello Mastroianni, Alberto Sordi e Nino Manfredi.
Ma parlando del suo film Io e Lei nel 2015, Tognazzi è stata chiara sulla differenza tra i suoi film e quelli di suo padre. “In passato, mi è stato spesso detto che nei miei film emargino gli uomini o li tratto male, ma penso che fosse ora che le storie venissero raccontate dal punto di vista femminile e che gli uomini fossero visti attraverso gli occhi delle donne”.
Come Tognazzi, molte delle sue colleghe percepiscono l’epoca del padre come segnata da un sessismo pervasivo, che si manifestava da entrambe le parti del settore. Ma Tognazzi riconosce che suo padre era un uomo molto “libero e anarchico” che credeva nella totale libertà di espressione – una qualità che porta consapevolmente nelle sue storie incentrate sulle donne.
Ironia della sorte, fu accusata di odiare gli uomini quando i suoi film mettevano in discussione la visione predominante maschile della femminilità e della femminilità. “Vedere le cose da una prospettiva femminile non significa [che gli uomini vengano] maltrattati, ma uscire dalla vista di un cinema che è stato misogino per decenni”.
Tognazzi si sta concentrando sulla creazione di ruoli femminili complessi e robusti – che ritiene siano stati storicamente trascurati. Questo è certamente vero in una certa misura, ma il contesto completo del cinema italiano racconta una storia più ricca.
I primi giorni del cinema italiano, in particolare l’era neorealista, si sono costruiti sulle spalle di personaggi femminili colossali. Attrici come Anna Magnagi (Roma Città Aperta) e Sophia Loren (La Ciociara), ad esempio, interpretavano donne forti e resilienti. Ciò che i narratori – in questo caso gli uomini – comunicavano era l’importanza di una matriarca forte.
Per quanto riguarda l’epoca del padre, meglio conosciuta come l’era della “commedia all’italiana”, molti di quei film erano meno incentrati sul rappresentare le donne attraverso una lente sessista e più sul deridere satiricamente il “patriarcato”. Deridere il mito del “Latin Lover” e dipingere gli uomini come buffoni non era un servizio agli uomini, ma un riconoscimento delle loro follie.
Nella foto in alto, Maria Sole Tognacci; qui sopra, Monica Bellucci e Jasmine Trinca
Massimo Volpe, autore di questo articolo, è un filmmaker e scrittore freelance di Toronto: scrive recensioni di film/contenuti italiani su Netflix



