Cultura

Mamuthones e Issohadores fra tradizione e ritualità: il reportage di Cindi Emond

TORONTO – Nuovo reportage in Italia per la fotografa canadese Cindi Emond, il cui lavoro si colloca nella fotografia artistica contemporanea e che spesso documenta culture, tradizioni e comunità locali, soprattutto in Italia.

Dopo aver documentato la transumanza, la vendemmia, certe forme di artigianato “antico” (qui uno dei nostri articoli) e raccontato, sempre, in immagini, la storia del paese di Frattura Vecchia in Abruzzo, abbandonato dopo il terremoto del 1915 (qui il nostro articolo), Cindi si è recentemente recata in Sardegna, a Mamoiada – in provincia di Nuoro – per immortalare un’altra delle innumerevoli tradizioni italiane: il Carnevale dei Mamuthones e degli Issohadores, maschere storiche di antichi riti della Barbagia, zona dell’Isola nella quale si trova il paese di Mamoiada.

Come spiega Cindi, che al termine del reportage ci ha gentilmente concesso l’autorizzazione a pubblicare le foto, “i Mamuthones, con le loro maschere nere e le pelli di pecora, incarnano una sorta di spirito ancestrale legato al mondo rurale. Le loro maschere, le corna ed i “campanacci” portano con sé un significato simbolico ormai perduto nella storia, ma si ritiene siano collegati a credenze e rituali pagani. La loro presenza serve a scacciare l’inverno e allontanare gli spiriti maligni, per dare il benvenuto alla primavera. Gli Issohadores sono le controparti dei Mamuthones: simboleggiano i pastori e, con le loro corde — chiamate “sa soha” — portano buona fortuna, salute e prosperità alla comunità”.

Dietro a questo Carnevale c’è una grande lavoro di artigianato, per esempio per realizzare i “campanacci”. Il Laboratorio Artigiano di Carlo Sulis a Tonara, in Sardegna, realizza a mano campane per la pastorizia. È una delle botteghe più importanti per la produzione di “campanacci” nell’area della Barbagia. Tutti i metalli — ferro e ottone — vengono lavorati a mano con incudine e martello, utilizzando una fornace tradizionale, nel rispetto di un patrimonio culturale da preservare e tramandare.

“Carlo mi ha raccontato che ha preparato un ordine di dodici grandi campanacci per i Mamuthones del Carnevale di Mamoiada”, spiega Cindi, che ha parlato anche con il creatore di maschere Ruggero Mameli, facendosi raccontare la sua storia. “A dodici anni, Ruggero lasciò la scuola per entrare in una bottega del suo paese, dove iniziò a imparare a lavorare il legno come falegname. Venticinque anni fa ha cominciato a scolpire il legno, realizzando cassapanche in stile sardo e maschere di Mamuthone. Queste maschere, con i loro tratti caratteristici austeri e rigidi — la fronte molto pronunciata, il naso aquilino e il labbro inferiore marcato — insieme al colore nero contribuiscono a dare alla maschera la sua tradizionale espressione malinconica. Ruggero possiede una vasta collezione di maschere create nel tempo, che include anche stili provenienti da altri paesi, non solo dalla Sardegna. Con orgoglio – conclude Cindi – ha appena aperto il suo studio personale accanto alla bottega, dove le espone. Riconosciuto come “Maestro della Maschera”, il lavoro di Mameli è incluso nella collezione del Museo delle Maschere Mediterranee di Mamoiada”.

Adesso, non resta che attendere una nuova mostra di Cindi Emond, dedicata a questo speciale Carnevale italiano d’altri tempi.

Qui sotto, alcune delle fotografie scattate da Cindi Emond durante il suo reportage a Mamoiada, in Sardegna

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