Corsa al centro, il taglio netto di Mark Carney
TORONTO – Parola d’ordine: pragmatismo. Continua la corsa verso il centro di Mark Carney, in un progressivo allontanamento dal decennio di Justin Trudeau e delle sue politiche ambientaliste, wokiste e progressiste. L’ex governatore di Bank of Canada, da quando ricopre la carica di primo ministro, ha completamente rivoluzionato l’agenda di governo, dovendo peraltro fare fronte con la difficile convivenza con l’inquilino della Casa Bianca Donald Trump e con la guerra commerciale lanciata dagli Stati Uniti contro il Canada. Lo stesso Carney, chiamato a dare un giudizio sul suo predecessore, lo ha liquidato con l’etichetta “troppa regolamentazione e poca azione”. In pochi mesi, ha smontato pezzo per pezzo l’impalcatura legislativa e regolamentare costruita nei dieci anni di governo Trudeau. Come primo atto ufficiale, Carney ha eliminato la tassa sul carbonio per i consumatori (Carbon Tax), definendola “troppo divisiva”.
Ha poi ridotto drasticamente il rigido limite alle emissioni industriali imposto da Trudeau, puntando invece su incentivi per la cattura del carbonio. Carney poi ha revocato l’aumento dell’aliquota d’imposta sulle plusvalenze (capital gains) dal 50% al 66,7%, nel tentativo di stimolare gli investimenti privati. Mentre Trudeau si è concentrato sull’espansione dei programmi sociali (come l’assistenza all’infanzia e dentale), Carney ha spostato l’attenzione sulla crescita della produttività e sugli investimenti in infrastrutture e Difesa. Carney ha quindi accusato il governo precedente di aver speso “troppo” senza generare crescita reale.
E se l’era Trudeau sarà ricordata per le assunzioni record nel settore pubblico, il primo Budget di Carney ha decretato il taglio di decine di migliaia di dipendenti statali. Stesso discorso sul fronte dell’immigrazione, con il tetto voluto dal primo ministro per ridurre i lavoratori temporanei e gli studenti internazionali al 5% della popolazione entro il 2028. Ma d’altro canto, c’è poco da stupirsi. Carney è un moderato, un uomo di centro, già corteggiato in passato dall’allora leader conservatore Stephen Harper (che tra l’altro lo nominò alla guida della Banca Centrale Canadese).
Anche nelle relazioni internazionali assistiamo a una rottura netta con il recente passato. Lo scorso 16 gennaio Carney è volato in Cina per lo storico incontro con Xi Jiping (non accadeva dal 2017 che il primo ministro canadese incontrasse il presidente cinese), mentre in questi giorni ha ricucito i rapporti con l’India, incontrando Modi e siglando un accordo di partenariato che potrebbe portare a un accordo di libero scambio entro la fine dell’anno. Sotto Trudeau, i rapporti con l’India erano ai minimi termini, dopo l’omicidio di Hardeep Singh Nijjar e le accuse verso il governo indiano. Insomma, il taglio con il recente passato è netto e questo nuovo approccio sembra piacere ai canadesi, almeno stando a tutti i sondaggi che danno un vantaggio dei liberali in doppia cifra sui conservatori.

