Tumbler Ridge: una tragedia “annunciata” da un mix micidiale di armi e problemi di salute mentale
TUMBLER RIDGE (British Columbia) – La piccola comunità di Tumbler Ridge in British Columbia è ancora in uno stato di profondo shock per la strage che ha scosso la cittadina di appena 2.400 abitanti in un tranquillo martedì pomeriggio, ed i nuovi particolari emersi nelle ultime ore rendono ancora più difficile, per i familiari delle vittime, sopportarne il peso. I dettagli riferiti dall’RCMP, infatti, fanno pensare che quella conclusasi con il tragico bilancio di nove morti e ventisette feriti sia stata una sorta di “tragedia annunciata”. Vediamo perché.
Secondo quanto riferito dal vicecommissario Dwayne McDonald della RCMP durante un briefing con i giornalisti (che potete rivedere nel video qui sotto), l’autrice della strage, la 18enne transgender Jesse Van Rootselaar (nata maschio, aveva intrapreso la transizione di genere alcuni anni fa) non era sconosciuta alla Polizia: erano già state effettuate visite a domicilio per emergenze legate alla sua salute mentale ed in almeno una di queste occasioni erano state sequestrate armi, poi successivamente restituite alla famiglia.
“Gli agenti – ha detto McDonald – si erano recati in quella residenza in più occasioni nel corso degli ultimi anni, occupandosi di preoccupazioni relative alla salute mentale della nostra sospettata. Posso dire che in diverse occasioni la sospettata è stata presa in custodia per una valutazione e per il successivo monitoraggio”: alcuni di questi interventi, ha aggiunto McDonald, hanno comportato l’applicazione della Mental Health Act, la legge provinciale che consente alle forze dell’ordine di accompagnare una persona in ospedale per una valutazione psichiatrica quando vi siano timori per la sua sicurezza o per quella altrui. “In alcuni casi la persona è stata fermata ai sensi della Mental Health Act e portata in ospedale”, ha spiegato, aggiungendo però: “Non ho al momento informazioni sul fatto che la sospettata stesse attualmente ricevendo cure…”.
McDonald ha inoltre rivelato, dicevamo, che circa un paio di anni fa la polizia era intervenuta nella stessa abitazione ed aveva sequestrato delle armi da fuoco. “La polizia si era recata in quella residenza in passato, approssimativamente un paio di anni fa, ed in quell’occasione erano state sequestrate armi da fuoco in base al Codice Penale”, ha detto.

Gli agenti avevano trovato armi custodite in una cassaforte all’interno della casa. Tuttavia, non furono presentate accuse penali e, così, il proprietario legittimo delle armi (o la proprietaria, vista la foto di armi pubblicata su Facebook dalla madre di Jesse) fece istanza affinché gli fossero restituite, ottenendone la riconsegna. Nessuna delle armi, infatti, era registrata a nome di Jesse che, sempre stando alla Polizia, possedeva una licenza per armi da fuoco scaduta. Al momento non è chiaro se le armi utilizzate nell’attacco provenissero da quelle precedentemente confiscate oppure da altrove: la Polizia ha affermato che questo è uno degli aspetti principali ancora oggetto di indagine.
Per quanto riguarda l’identità della sospettata, McDonald ha spiegato che Jesse si identificava pubblicamente come donna: aveva iniziato la transizione di genere circa sei anni fa. “Abbiamo identificato la sospettata come ha scelto di essere identificata in pubblico e sui social media”, ha affermato McDonald. “Posso dire che Jesse è nata biologicamente maschio e che circa sei anni fa ha iniziato la transizione verso il genere femminile e si identificava come donna sia socialmente sia pubblicamente.” Al momento, però, non vi sono indicazioni che la sospettata avesse subito episodi di bullismo a scuola, anche se quella scuola la stessa Jesse l’aveva, a quanto pare, abbandonata proprio quando aveva iniziato la sua transizione, appena 12enne.

Ricostruendo l’intervento delle forze dell’ordine il giorno della strage, la Polizia federale ha confermato che la sospettata avrebbe prima ucciso, a casa, la madre Jennifer Strang, 39 anni, ed il fratellastro Emmett di 11 anni, per poi recarsi a scuola dove ha aperto il fuoco contro studenti e personale, uccidendo cinque alunni di un’età compresa fra 12 e 13 anni e una insegnante 39enne e ferendo altre 27 persone. Quindi, all’arrivo della Polizia, Jesse si è suicidata. Anche lei vittima, alla fine, di un sistema che poteva e doveva aiutarla, perché sapeva. Ma non l’ha fatto.
La veglia funebre e le preghiere per l’eroica Maya
TUMBLER RIDGE (British Columbia) – Incredulità e dolore a Tumbler Ridge, dove si cerca di spiegare l’inspiegabile dopo la strage nella scuola. Alla veglia funebre improvvisata di fiori, candele e giocattoli, il sindaco di Tumbler Ridge, Darryl Krakowka, ha parlato alla folla riunita nel freddo di mercoledì sera. “It’s OK to cry,” ha detto, “Piangere va bene, è giusto”, cercando di dare spazio al dolore collettivo, e ricordando che per affrontare il lutto bisogna poter esprimere anche la fragilità. Ha aggiunto che Tumbler Ridge è come “one big family”, una grande famiglia, e che la comunità deve restare unita per sostenere le famiglie colpite, “non solo nei prossimi giorni, ma per sempre…”.
Il sovrintendente dell’RCMP Ken Floyd ha dichiarato che “alla fine della giornata, ogni cittadino e ogni persona a Tumbler Ridge, compresi i nostri soccorritori, torna a casa dalle proprie famiglie cercando di spiegare quanto è accaduto e, a volte, non c’è semplicemente un modo per spiegare tutto questo…”.
Si cerca conforto anche sui social media e sugli organi di stampa con i quali molti parenti delle vittime hanno condiviso il proprio dolore o la speranza come nel caso dei familiari di Maya Gebala, la bambina di 12 anni gravemente ferita nella sparatoria e trasportata in elicottero al B.C. Children’s Hospital: “Sta lottando per la sua vita in questo momento,” ha detto Krysta Hunt, cugina della madre di Maya, che ha anche raccontato che nel momento dell’attacco a scuola, la bambina “ha cercato di chiudere a chiave la porta della biblioteca per impedire all’assassina di uscire e per salvare, così, gli altri bambini: poi è corsa a nascondersi sotto un tavolo, ma è stata colpita da un colpo di arma da fuoco”. E, adesso, l’eroica bambina combatte contro la morte su un letto d’ospedale. E tutti pregano per lei.

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