Canada

Nodo giustizia, nuovo fronte nello scontro Ottawa-Alberta

OTTAWA – Sanità, Rcmp, piano pensionistico, gestione delle risorse energetiche, costruzione di un nuovo oleodotto. La lunga lista dei punti di frizione tra il governo federale e l’Alberta si è arricchita ieri di una nuova voce, quella della giustizia. Un elemento particolarmente spinoso, che si inserisce in un contesto caratterizzato dal pericolo secessione e dalla raccolta firme di un referendum potenzialmente devastante per il Canada.

A dare il via al braccio di ferro sul fronte giudiziario è stata Danielle Smith (nella foto sopra), con una lettera aperta spedita al primo ministro Mark Carney, nella quale viene chiesto esplicitamente che “l’Alberta abbia una voce in capitolo” nel processo di selezione che porta alla nomina da parte di Ottawa dei giudici della Corte Suprema e di alcune Corti provinciali.

Ma non solo. La premier minaccia conseguenze tangibili, il taglio dei fondi necessari per rendere operative le future nomine nel sistema giudiziario. Per la Smith il processo di nomina dei giudici necessita di una riforma: la consultazione dovrebbe “essere obbligatoria” – scrive – sulle future nomine alla Corte dell’Alberta, alla Corte d’Appello dell’Alberta e alla Corte Suprema del Canada.

Smith propone un comitato che includa giuristi nominati dell’Alberta per aiutare a valutare e raccomandare i candidati per la King’s Bench e la Corte d’Appello al ministro federale della Giustizia e i candidati per la Corte Suprema del Canada, da sottoporre al primo ministro. Smith afferma che la collaborazione aiuterebbe a garantire che le nomine “riflettano adeguatamente le distinte tradizioni legali dell’Alberta” e a rafforzare la fiducia pubblica nell’amministrazione della giustizia.

“Il governo dell’Alberta non accetterà di fornire i finanziamenti necessari per sostenere nuove posizioni giudiziarie nella provincia, finché tale impegno e collaborazione non saranno garantiti”, ribadisce Smith nella lettera a Carney.

“Fornire all’Alberta un ruolo formale e significativo nel processo di nomina rafforzerebbe la fiducia pubblica nell’amministrazione della giustizia, promuoverebbe l’unità nazionale all’interno dell’Alberta e contribuirebbe a garantire che le decisioni giudiziarie riflettano i valori e le aspettative degli abitanti dell’Alberta”.

La premier chiede inoltre a Carney di “allentare i requisiti di bilinguismo” per i nominati federali, affermando che imporre il bilinguismo ai giudici della Corte Suprema rafforza ulteriormente “sia le barriere che l’alienazione occidentale”.

Mentre il governo federale nomina e paga i giudici che operano nei tribunali superiori dell’Alberta, la provincia paga il personale di supporto, inclusi assistenti giudiziari, consulenti legali, le guardie e i cancellieri del tribunale, oltre a mobili, telefoni cellulari e computer.

In tarda mattinata è arrivata la risposta del governo, per bocca di Sean Fraser. Il ministro della Giustizia ha ribadito che le “nomine giudiziarie devono essere fatte senza influenza politica dopo che il premier dell’Alberta ha suggerito che potrebbe trattenere i finanziamenti senza un maggiore intervento nella selezione dei giudici”.

Fraser ha sottolineato che “è essenziale che i giudici prendano decisioni senza paura e senza cercare il favore di chi ha potere sulle nomine. Proteggere quell’indipendenza comporta garantire che non ci siano minacce politiche riguardo alle risorse che saranno messe a disposizione”.

Una risposta che sa tanto di chiusura completa alle richieste della Smith. E il niet di Ottawa è destinato a creare nuove tensioni con la provincia ribelle.

More Articles by the Same Author: