Il Commento

Identità, identità vera e memoria: “Liliana”

TORONTO – Identità, identità vera e memoria. Non sono parole mie; sono quelle del capo della rappresentanza diplomatica italiana in Canada, l’Ambasciatore Alessandro Cattaneo, mentre presentava il documentario “Liliana” a un pubblico coraggioso a Toronto, martedì 27 gennaio. Dico coraggioso per via dell’inverno implacabile e del clima politico di divisione e di antisemitismo che, negli ultimi anni, si è manifestato in questa città in forme di odio che non si vedevano da decenni.

Liliana è una persona reale, viva, una personalità: un’italiana sopravvissuta all’Olocausto, oggi Senatrice a vita del Parlamento italiano. Nella mia precedente “carriera”, rappresentando i canadesi di una circoscrizione con una delle più alte concentrazioni di italiani ed ebrei del Paese, ho imparato a prestare attenzione alla scelta delle parole di persone di spessore, soprattutto quando cercano di riunire gli altri sotto un unico ideale. È stato intrigante che un diplomatico straniero in questo Paese si avventurasse ad offire una lezione sulla dignità umana, sull’accettazione delle differenze e sulla costruzione che nasce da tali trasformazioni.

Come in tutte le cose fatte bene, l’Ambasciatore Cattaneo ha lasciato che fosse il soggetto, la Senatrice Liliana Segre, a raccontare la propria storia con una certa riluttanza, senza animosità né ammonimenti moralistici legati alla condizione di vittima – entrambi sarebbero stati comprensibili. Ha offerto solo risposte rispettose, asciutte e calme alla telecamera, guidata dal regista Ruggero Gabbai.

«Il mio [crimine] è stato nascere», ha detto Liliana parlando della propria identità. Rimasta orfana in tenera età, il padre la iscrisse a una scuola gestita da suore cattoliche, benché la famiglia fosse dichiaratamente agnostica dal punto di vista religioso, ma nota come ebrea [non osservante]. La promulgazione delle leggi razziali a partire dal 1938 sconvolse l’equilibrio che fino ad allora aveva garantito una sorta di uguaglianza di fatto e impose un’altra, “vera identità”, che avrebbe determinato il modo in cui gli altri si sarebbero rapportati a lei.

A tredici anni, insieme al padre, fu incarcerata e poi deportata ad Auschwitz. La sua vera identità divenne il numero tatuato sul braccio. Quel marchio cancellò il suo passato, la sua eredità, le aspirazioni che i genitori avevano per lei e quelle che lei stessa aveva iniziato a coltivare. Quel numero la identificava come semplice merce, da usare, degradare, abusare e infine scartare o uccidere.

Se fosse sopravvissuta, i suoi ricordi, le esperienze del suo futuro, sarebbero stati segnati da abusi e da una degradazione psicologica infernale. Un giorno, suo padre, che lei riusciva a vedere in lontananza oltre la recinzione in un’altra sezione del campo, come milioni di altri entrò nel mattatoio senza mai più uscirne. Solo per essere nato.

Lei, invece, “sopravvisse” e riuscì a costruirsi una vita, della quale i figli e i nipoti adulti sono testimonianza; ma per cinquant’anni mise a tacere i suoi ricordi, fino a quando intraprese la missione di aiutare gli altri in un contesto terapeutico continuativo, condividendo la propria memoria e la propria vita. Lo fece per quasi vent’anni, finché il Presidente della Repubblica Italiana, Sergio Mattarella, le conferì una diversa identità: Senatrice della Repubblica nata dalle rovine di una società fallita circa ottant’anni fa.

L’immagine luminosa di un’elegante donna anziana, con le braccia aperte verso l’ignoto su una spiaggia battuta dal vento, è al tempo stesso incoraggiante e trionfante – una simbologia certamente diversa dalle riflessioni spesso stereotipate di chi partecipa alle cerimonie della memoria.

L’Ambasciatore Cattaneo aveva ragione: solo in Italia si può immaginare l’importanza di tre fasi della dignità umana che si incontrano – identità, identità vera e memoria [coltivata] – e dare loro vita e sostanza.

In Canada, va dato merito a funzionari italiani come lui, al Console Generale Luca Zelioli e al suo team, per aver riunito la comunità italiana con i vicini ebrei, insieme a rappresentanti come il ministro Michael Kestner e il Console israeliano Yair Castel, in una celebrazione di resilienza, unità e riconoscimento dei legami comuni.

Traduzione in Italiano dall’originale in Inglese a cura di Marzio Pelù

In alto, l’Ambasciatore d’Italia in Canada, Alessandro Cattaneo, durante il suo intervento alla proiezione di “Liliana” a Toronto, con la Direttrice dell’IIC di Toronto, Alberta Lai; qui sotto, una fotogallery dell’evento: (foto: Corriere Canadese / Ambasciata d’Italia in Canada)

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