Magna Grecia, crocevia delle civiltà mediterranee
TORONTO – Volevo partecipare alla conferenza sulla Magna Grecia, del 10 gennaio, organizzata dalla Italian Canadian Credit Union and Savings (per gli amici: ICS), anche perché sono nato in quel “territorio”. Lo stesso vale per Fausto Gaudio, presidente e CEO di ICS, che ha riunito un piccolo team per sviluppare una serie di programmi volti a illustrare il “retaggio culturale, commerciale, politico e scientifico” dei popoli che hanno popolato l’area nel corso dei millenni. Si è scelto di iniziare con una sessione introduttiva sulla Magna Grecia, con relatore-ospite il professor John Walsh dell’Università di Guelph.
Il termine “Magna Grecia“, coniato 2.000 anni fa per identificare un’area geografica dell’Italia meridionale — per giunta dai Latini — indicava una regione che attirava antiche civiltà nella Penisola italica provenienti da zone che si affacciavano sul Mediterraneo orientale e meridionale e sul Mar Egeo. Come ha detto il professor Walsh, quasi scusandosi, la storia dell’area riempirebbe intere biblioteche. Basti dire che si tratta di una regione geopolitica affascinante, che attirava popoli provenienti da tutto il bacino del Mediterraneo — navigatori e altri che “si avventurarono lontano da casa” — in parte per la sua posizione, ma soprattutto per il suo potenziale in un mondo in evoluzione 4.000–5.000 anni fa. Ed è ancora lì.
Le interazioni e gli adattamenti di quei popoli, indigeni e non, non potevano che essere “ricchi, incisivi e trasformativi”, oltre che duraturi. Il professor Walsh lo ha riconosciuto, pur scegliendo di mettere in evidenza le “migrazioni” elleniche (greche), documentate dal crollo di alcune delle prime culture urbane nell’Egeo e dalle interminabili guerre per il dominio a partire da circa il 1500 a.C., fino alla supremazia romana nel II secolo a.C.
Si potrebbe anche ridimensionare il suo entusiasmo quasi traboccante per l’intraprendenza e l’innovazione emerse dalle conseguenze spesso catastrofiche del caos e della distruzione di quel periodo. Le già avanzate competenze linguistiche e di scrittura che testimoniano ciò che esisteva e le sfide affrontate dalle civiltà emergenti erano già fissate per iscritto, mentre metafore e tecniche letterarie invitavano a interpretazioni e “leggi”. Si pensi a Omero (la guerra di Troia, Ulisse) e all’etimologia di nomi e luoghi della penisola italiana.
Oppure ai campioni delle arti creative sopravvissuti ai tremila anni trascorsi da allora a oggi; o alle meraviglie architettoniche come i templi di Hera a Paestum, a sud di Napoli; o ai prodigi dell’ingegneria volti a sfruttare e commercializzare le risorse naturali… l’elenco potrebbe continuare all’infinito.
La conferenza si è trasformata in “un invito” a porre domande e a commentare, come nei dibattiti di salotto. Dopo un’ora e quindici minuti, il gruppo di ospiti desiderava esprimersi con “eloquenza e acume”. L’ho interpretato come un segno di orgoglio personale e regionale, il fatto che qualcuno avesse “certificato” la propria storia e la propria cultura.
Dal mio punto di vista, quel qualcuno è stata ICS, per aver ospitato un seminario in cui mito e leggenda incontrano la storia. In attesa del prossimo. Ottima interazione.
Traduzione in Italiano dall’originale in Inglese a cura di Marzio Pelù
In alto, il Professor John Walsh durante la conferenza; qui sotto, una fotogallery dell’evento (foto: Corriere Canadese)
















