Un “Mangia Prega Ama” in ‘salsa siciliana’
TORONTO – Pierfrancesco Diliberto afferma che il suo quarto film, “…che Dio perdona a tutti“, suscita alcuni paragoni con il film di successo americano Mangia, Prega, Ama (2010), pur portando ovviamente una sensibilità interamente italiana. Il film è basato su un romanzo che ha scritto nel 2018, omonimo, che ha venduto 200.000 copie. In breve, la trama segue un agente immobiliare cinico che corteggia una donna devota aderendo alla dottrina del Vangelo per tre settimane, mentre si abbuffa di dolci siciliani.
Nel film Mangia, Prega, Ama, Julia Roberts interpreta una donna di mezza età in cerca di catarsi spirituale in Italia, esplorando al contempo cibo, preghiera e romanticismo. Al momento dell’uscita, diversi critici italiani criticarono il film per quella che ritenevano una rappresentazione kitsch degli anni ’50 dell’Italia che sfruttava gli stereotipi italiani.
“Piove spaghetti, gli italiani gesticolano sempre e seguono ragazze straniere che urlano volgarità ma poi si fidanzano con una bella casalinga per compiacere le loro madri dominanti, tutto questo sotto il segno del dolce far niente”, scrisse Curzio Maltese (allora La Repubblica).
Maltese aveva ragione nel dire che le rappresentazioni della vita quotidiana italiana [in Mangia, Prega, Ama] erano una versione zuccherata o al cioccolato al latte della realtà culturale italiana. I suoi sentimenti erano e sono, naturalmente, in gran parte condivisi tra gli spettatori italiani. È inequivocabilmente vero che il cinema americano spesso si basa su stereotipi italiani, raramente catturando il vero stile di vita urbano moderno in Italia.
E il nuovo film comico di Diliberto è certamente un tentativo inconscio, se non deliberato, di correggere gli errori di Mangia, Prega, Ama. Ma mentre il regista ha sempre espresso solo il suo rispetto per il film americano, la sola menzione di esso rivela una notevole – se non centrale – preoccupazione per l’indignazione che molti italiani provano guardando film che sono delle “americanate”. Il regista chiama persino il suo film: “Mangia, Prega, Ama in salsa siciliana”.
“…che Dio perdona a tutti” sicuramente onora la sensibilità locale, ma c’è un accenno di “io posso dirlo, ma tu no” nel cinema italiano di questo stile. Offendersi, ad esempio, come fecero i critici italiani, con il personaggio di Julia Roberts che impara a fare gesti in stile italiano, è poco sincero.
Gli italiani dedicano più tempo di chiunque altro a studiare il proprio “lessico dei gesti”, come lo descrive Isabella Poggi (professoressa all’Università Roma Tre). Lo studioso italiano ha identificato 250 gesticolazioni distinte italiane con la mano e le confrontò in sofisticazione con la lingua dei segni.
Il rinomato artista Bruno Munari pubblicò “Parla italiano: La Bella Arte del Gesto” nel 1958. Anche ricercatori come Andrea De Joro hanno collegato i gesti napoletani ai vasi dell’antica Grecia e della Roma Romana.
Per quanto riguarda gli stereotipi della “madre italiana invasiva” o “amante latino”, pur essendo indubbiamente sfruttati dai registi stranieri, non sono diversi dalle rappresentazioni italiane dei nordamericani culturalmente ignoranti, poco istruiti o ossessionati dal denaro. Un pareggio, insomma.
E poi, nel film di Diliberto, il protagonista è un uomo cinico e ossessionato dalla pasticceria che fa di tutto per mantenere una donna – incluso fingersi un devoto cattolico. Stereotipi?
Immagini per gentile concessione di Piper Film e Netflix
Massimo Volpe, autore di questo articolo, è un filmmaker e scrittore freelance di Toronto: scrive recensioni di film/contenuti italiani su Netflix



