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Un’altra magica notte, tutti ai piedi dei Raptors

Un’altra magica notte, tutti ai piedi dei Raptors

TORONTO – Un’altra notte magica, la quarta consecutiva, e i Raptors sono per la prima volta nella terra promessa del basket, la finale per il titolo.

È stata un’altra impresa epica, rimontando uno svantaggio che sembrava incolmabile, poi a tre battiti di cuore dalla fine Toronto è esplosa, letteralmente, nello stadio, fuori nella tana Jurassic Park, nella città e nell’intero Canada.

I Raptors hanno vinto (100-94) perché sono stati mentalmente più forti degli avversari, prima ancora che tecnicamente o tatticamente: finiti per due volte sotto di 15 lunghezze, hanno sfruttato il momento giusto per ribaltare l’inerzia della partita e portarla dalla propria parte, con tutta la squadra che ha assorbito l’atteggiamento equilibrato di Leonard per farlo suo.

Davanti a questi Raptors bisogna scappellarsi, inchinarsi e genuflettersi per come giocano, per il cuore, la grinta, la passione, il sudore e il dolore che lasciano sul parquet. Dopo questa incredibile, appassionante serie vietata ai deboli di cuore, tutto il Canada ha sposato da causa dei Raptors, ora amati e venerati. Per le emozioni che ci stanno regalando e per aver asfaltato due formidabili team americani.

Inutile nasconderlo, ma far abbassare le orecchie ai cugini ricchi, e presuntuosi, del sud, è la ciliegina sulla torta, il cognac dopo il caffè.

A spingere i Raptors verso l’impresa c’era un mare di gente specialmente fuori. Il Jurassic Park, lo stadio all’aperto dei supporters senza biglietti, era zeppo da scoppiare. Ed anche dentro non ci sarebbe entrata una formica.

Dietro la panchina dei torontini c’era quel famoso rapper, Drake, cui i Raptors hanno regalato una giacca da mezzo milione di dollari, tempestata di brillanti. E c’era anche Sebastian Giovinco, in licenza premio dall’Arabia Saudita. Non lontano dalla Formica Atomica tifava colui che sta cercando di sostituirlo degnamente nel Toronto Fc, Pozuelo.

La gara sei, quella del pass per la finale, è stata epica: decisivo un tremendo parziale di 26-5 inferto tra terzo e quarto quarto, dopo essere stati sotto anche di quindici lunghezze. Il migliore tra i canadesi e come al solito Kawhi Leonard (27 punti e 17 rimbalzi) seguito da Siakam (18 punti) e Lowry (17 punti).

Quando poco meno di un anno fa Masai Ujiri decise di licenziare coach Dwane Casey e sacrificare DeMar DeRozan per mettere al loro posto Nick Nurse e Kawhi Leonard, si è preso un rischio. Calcolato, ma pur sempre un rischio. Un allenatore rookie e una stella reduce praticamente da una stagione saltata e con la fortissima possibilità che si trattasse di un affitto di un solo anno.

Se le cose fossero andate male, i Raptors sarebbero implosi e avrebbero dovuto ricominciare tutto da capo. Se fossero andate bene, invece, senza più l’ombra ingombrante di LeBron James a dominare la Eastern Conference, avrebbero potuto arrivare a giocarsi il titolo. E tra le due alternative, i Raptors hanno pescato la seconda: battendo i Milwaukee Bucks in gara-6, la franchigia torontina ha completato la rimonta da 0-2 nella serie per staccare il biglietto per le finali NBA, le prime nella loro storia.

Un’impresa straordinaria arrivata al termine di una partita in cui “rimonta” è stata la parola chiave: per ben due volte i Raptors sono andati sotto di 15 lunghezze rispetto ai Milwaukee Bucks, arrivando agli ultimi due minuti del terzo quarto sul -12. Da lì in poi però Leonard ha firmato un parziale di 10-0 in cui ha segnato 8 punti e assistito gli altri due, mentre nell’ultimo periodo i suoi compagni hanno allungato il mega parziale fino al 26-5, suggellato da una schiacciata torreggiante di Kawhi sopra l’inutile intervento di Giannis Antetokounmpo.

Era il momento che la Scotiabank Arena attendeva per esplodere, anche se poi ha dovuto soffrire fino all’ultimo complice l’ultimo disperato tentativo dei Bucks, tornati per due volte sul -1 grazie a un super Brook Lopez.

Ogni volta, però, o la difesa di Toronto è riuscita a fermare l’attacco a metà campo di Milwaukee (la vera chiave su cui è girata la serie) oppure in attacco i Raptors hanno trovato canestri cruciali, come una tripla dall’angolo di Marc Gasol per il +4 a 3:50 dalla fine, l’unico tiro da tre segnato da Leonard su 8 tentativi a 3 minuti dalla fine (con rimbalzo prima sul ferro e poi sul tabellone, sulla falsariga del tiro decisivo contro Philadelphia) e un canestro da rimbalzo d’attacco di Pascal Siakam dopo una stoppata clamorosa di Antetokounmpo su Leonard. Giocate cruciali su cui i Raptors hanno costruito il loro successo, scatenando la festa al termine di un ultimo minuto di gioco interminabile per via delle interruzioni e dei replay da controllare.

Inevitabile che a prendersi le copertine sia Kawhi Leonard, che ancora una volta ha disputato una partita da miglior giocatore della Eastern Conference chiudendo con 27 punti, 17 rimbalzi, 7 assist, 2 recuperi e 2 stoppate in 41 minuti sul parquet.

Non una partita perfetta, come testimoniano le 6 palle perse, le 7 triple sbagliate e anche 3 inusuali tiri liberi sbagliati, ma una prova di forza mentale e fisica speciale nel momento più difficile, caricandosi i compagni sulle spalle nel decisivo finale di terzo quarto e firmando le giocate più importanti del quarto finale nonostante i continui raddoppi della difesa di Milwaukee.

Insieme a lui ci sono i 18 punti di Pascal Siakam, i 17 con 8 assist di un chirurgico Kyle Lowry e i 14 del solito, infallibile Fred VanVleet, che segnando 4 delle 5 triple tentate.

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