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“Distanziamento fisico? La realtà è un’altra”   

“Distanziamento fisico? La realtà è un’altra”   

“Distanziamento fisico? La realtà è un’altra”   

TORONTO – «Sono troppe le cose che non vanno bene. L’ansia è alle stelle, voglio che i genitori sappiano quale è la vera situazione nelle nostre scuole».

È il grido di allarme lanciato dalla presidente del Toronto Elementary Catholic Teachers (Tect) Julie Di Nunzio. Al tempo stesso, la sua, è una richiesta di aiuto affinchè le scuole elementari cattoliche di Toronto diventino luoghi sicuri per i bambini e per gli insegnanti.

«Sono troppe le cose che non vanno bene. Quel che manca nelle scuole è la sicurezza, in una settimana più di 7 studenti sono risultati positivi al Covid-19 ed il numero continua a salire – dice la Di Nunzio – la situazione è pericolosa sia per i bambini che per i loro familiari, nonni in primo luogo».

La scoperta di un nuovo contagio, spiega la presidente del Tect, fa sì che insegnante e bambini rimangano a casa in quarantena per 14 giorni e che debbano sottoporsi ai test per fare i quali bisogna mettersi in coda per 6 o anche 8 ore.

«Così non funziona, la realtà è diversa da quella descritta dal governo con il suo piano di rientro a scuola – aggiunge Julie Di Nunzio – gli studenti per ogni classe sono 28 o anche 29, i banchi sono vicini e la distanza di due metri non esiste proprio. Inoltre la mascherina è obbligatoria dentro la scuola ma non all’aperto, quando c’è l’intervallo».

È uno spaccato della realtà nelle scuole, questa illustrata dalla Di Nunzio, lontana anni luce da quella pensata dal ministero dell’Istruzione. La teoria non trova applicazione nella pratica.

«Ogni settimana sottopongo all’attenzione dei fiduciari scolastici i problemi che incontriamo nelle scuole – continua la presidente del Tect – Ford ha ridotto a 10 il numero di persone che possono riunirsi in un ambiente chiuso ma nelle aule ce ne sono molte di più. Il governo non sta facendo abbastanza».

Più fondi per assumere insegnanti e trovare degli spazi da usare come aule sarebbe di aiuto secondo la Di Nunzio, per risolvere, o quantomeno migliorare, le condizioni in cui versano le scuole.

«Bisognerebbe trovare posti da usare come aule nei centri comunitari, nelle chiese vicine alle scuole ma questo non è stato fatto dal provveditorato – continua la presidente del sindacato che rappresenta 5mila insegnanti – abbiamo anche assunto 120 insegnanti usando 12milioni dal fondo riserva, ma non è su.ciente. Dividere le classi per poter favorire il distanziamento fisico significa anche che occorrono altri maestri».

Ma i problemi non ci sono solo sul fronte dell’insegnamento di presenza, anche quello virtuale non procede come dovrebbe. Anzi non è neppure iniziato.

«A pochi giorni dall’inizio della scuola a causa dell’aumento dei contagi di Covid, si è verificato un travaso di studenti dalla frequenza di presenza verso l’e-learning – spiega la Di Nunzio, che è la prima donna a ricoprire il ruolo di presidente del Tect – abbiamo 23mila studenti online e questo ha causato ulteriori problemi organizzativi. Questi corsi, in pratica, non sono ancora iniziati. È un disastro, è caos…».

Secondo la Di Nunzio la dimensione delle classi potrebbe essere ridotta facendo sì che a frequentare di presenza fossero i bambini i cui i genitori debbono uscire di casa per poter lavorare mentre quelli i cui genitori, grazie al tipo di lavoro svolto, hanno la facoltà di rimanere a casa dovrebbero far studiare i figli online.

I docenti, inoltre, secondo Julie Di Nunzio, sono molto più preparati per insegnare online di quanto lo fossero a marzo, quando le scuole sono state chiuse improvvisamente. Non è di facile soluzione il problema comune alla maggior parte delle scuole – quelle elementari cattoliche di Toronto sono 160 – ma far presente che il piano di Ford è rimasto un piano perché non ci sono le condizioni per implementarlo, secondo la presidente del Tect, è doveroso.

«Ford dovrebbe intervenire, dovrebbe prendere in considerazione in particolare la situazione delle scuole di Toronto e stanziare fondi per l’assunzione di altri supplenti. Il governo non dovrebbe spendere il denaro in annunci per il pubblico, ma investire di più per l’assunzione di insegnanti a.chè possiamo avere classi di dimensioni inferiori».

La scuola pensata dal governo dell’Ontario non è fattibile al momento. Mentre i contagi di Covid- 19 lievitano, le aule affollate favoriscono la diffusione del virus. «Molti genitori non sanno cosa sta succedendo, non sanno neppure chi è l’insegnante del loro bambino », conclude Julie Di Nunzio.