“Vogliamo un board eletto democraticamente”

di Mariella Policheni del April 18, 2018
TORONTO - Un compromesso con il board di Villa Charities Inc. è possibile? Un incontro potrebbe dargli una legittimità che non merita? Il Columbus Centre è davvero stato “salvato” o il Toronto Catholic School Board e Villa Charities stanno solo aspettando l’opportunità per riprogrammare i loro piani per lo sviluppo dei condomini nel campus del Columbus Centre? E se i conservatori vincessero a giugno ci troveremo di fronte a un’altra battaglia?
Le domande sul futuro del Columbus Centre si rincorrono, ma rimangono ancora senza risposta. Per i membri della Columbus Athletic and Social Association (CASA) è importante a questo punto che i direttori di VCI facciano chiarezza anche se il loro silenzio sembra dirla tutta sulla non volontà di aprire un dialogo dopo mesi di astio e malumori. “Hanno firmato contratti per vendere il Columbus Centre senza consultare coloro che usano le strutture, hanno mentito sui loro piani per il campus - dice l’agguerrito fondatore di CASA Ian D. MacDonald - non li ho sentiti chiedere scusa per aver erroneamente insistito sul fatto che i 4.000 membri del Columbus Centre  erano solo “clienti" e non hanno detto nulla riguardo il  futuro del Columbus Centre”.
 Questo clima costellato da incertezza, dubbi e preoccupazione per il domani non favorisce i pensieri positivi dei membri di CASA e di coloro che nei mesi scorsi hanno lottato con le unghie e con i denti per evitare che le ruspe demolissero il Columbus Centre. « I politici provinciali e municipali hanno ripetutamente affermato che ai direttori di Villa Charities avrebbe fatto onore rassegnare le dimissioni a causa degli errori commessi e per la divisioni causate» aggiunge MacDonald.
Anche Vera Held, membro di lunga data del Columbus Centre è dello stesso avviso. «Da workplace coach di grande esperienza professionale che ha fatto parte come volontaria di tre board  sono d’accordo con i dirigenti di CASA che chiedono un nuovo direttivo eletto democraticamente - dice la Held - il board di 15 direttori deve rappresentare la nostra ampia membership e l’intera comunità che serve, avere un rigido codice etico e nessun conflitto di interessi».
Poter contare su un board formato da direttori volenterosi di rappresentare la comunità è secondo i membri di CASA è di importanza fondamentale. «La vera leadership inizia dall’alto. I membri del Columbus Centre e della comunità del Columbus Centre hanno bisogno di un board del quale potersi fidare - dice la Held - naturalmente, questo si estende al Ceo e a tutti gli altri dirigenti responsabili del Columbus Centre e alle sue proprietà all'interno del campus come Casa Del Zotto e altre ancora».
La strada, secondo MacDonald, è ancora in salita, ma non bisogna scoraggiarsi. «Molti membri del Columbus Centre  hanno donato migliaia di dollari affinchè CASA possa sfidare, in tribunale l’abilità di Villa Charities di bloccare i membri del Columbus Centre dal nominare ed eleggere dei direttori nel board di Villa Charities - scrive MacDonald sul sito di CASA - con il vostro sostegno siamo alla ricerca di una rappresentanza legale e stiamo pianificando una pressione politica  con ad esempio rally, picchettaggio, pubblicità, per ottenere un board di VCI eletto democraticamente».

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TORONTO - Villa Charities ha speso centinaia di migliaia di dollari in pubblicità, posta, annunci e Consulenti solo per convincere la gente che è il “custode del sacro graal”. Non ha avuto la risposta che si aspettava, ed ora usa il suo sito web per rimarcare il suo messaggio.
L’osservazione più gentile che si possa fare a proposito l’ultimo post sul sito di Villa Charities è “Questi hanno perso la testa”.
La piccola cricca che tiene sotto controllo una delle organizzazioni caritatevoli - una volta tra le più vibranti, orientate verso la comunità, senza scopo di lucro – è ora concentrata esclusivamente sullo sviluppo edilizio per interessi privati. Per far ciò si è isolata, completamente, da ogni aspetto che riflettesse, almeno alla lontana, un “interesse comunitario”.
Il suo mantra è “il maggior e miglior uso” – spremendone più profitto possibile – di una proprietà. Potrebbe anche andar bene se si ha solo un obiettivo, un gol; e se si è il possessore incontestabile legittimo di un appezzamento di terreno per quel progetto. Quest’ultimo punto è fortemente in dubbio, ed probabilmente ormai maturo un ricorso in tribunale.
O, forse, diversamente,  se Villa Charities avesse presentato una proposta per strutture e programmi aggiornati che avrebbero potuto attirare l’immaginazione e convincere la comunità che “ciò che ora è di sua proprietà può svilupparsi in qualcosa di meglio”. Ma non è quello che succede nel progetto del Toronto Catholic School Board/Villa Charities Inc.

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