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TCDSB/VCI: verità e fatti contro bugie e bugiardi

TCDSB/VCI: verità e fatti contro bugie e bugiardi

Dal grafico si notano delineato in verde, all'angolo in basso a sinisra. il sito dove ricollocare la chiesa
di San Carlo Borromeo, in alto in rosso la nuova scuola Dante Alighieri,
in giallo la presunta strada da costruire

 
 
Toronto –  L’accordo di compravendita (APS) tra il TCDSB e Villa Charities Inc è stato finalmente reso noto. E con esso sono venute fuori le prime evidenze di “verità e fatti” sul sordido disegno di demolire il Columbus Centre e dare il via al progetto edilizio, sul suo sito, di un complesso condominiale multi miliardario.
Badate bene, per ragioni ignote, tutto ciò è apparso nel tardo pomeriggio di venerdì scorso, quando stava per iniziare la pausa del March Break, sul sito web della scuola superiore Dante Alighieri Academy.
È un lungo documento – 18 pagine – che include il Protocollo di Intesa (MOU) per il riqualificamento del campus di Villa Charities e i piani del sito che evidenziano le condizioni alle quali i firmatari accettano di aderire. Alleghiamo un’immagine dell’ “Appendice B” come riferimento.
Vanno riportate diverse note, degne di essere riprese.
In primis: l’Accordo di Compravendita (APS) accettato il 9 giugno 2015, è in aggiunta e non va a sostituire il MOU sottoscritto nel 2012. Dunque una situazione che si protrae da sei anni.
In secondo luogo, i firmatari sono Angela Gauthier, Direttore dell’Istruzione per il TCDSB e Palmacchio di Iulio, Direttore esecutivo per Villa Charities Inc (e per Villa Charities). Avevano l’autorità di responsabilizzare i partner nel MOU e nell’APS. 
I loro successori Rory McGuckin e – attualmente – Anthony Di Caita non avrebbero potuto e non possono agire indipendentemente dai loro rispettivi consigli direttivi dei fiduciari e dei governatori. 
Nel momento in cui questi individui, le organizzazioni e i loro portavoce rilasciano dichiarazioni sul progetto, lo fanno dietro riferimento all’APS. Qualsiasi deviazione dai contenuti rappresentano distorsioni della verità,  o bugie, se il lettore preferisce questa definizione.
In terza istanza, l’Arcidiocesi, definita anche Roman Catholic Episcopal Corporation for the Diocese of Toronto, (RCEC), che possiede la chiesa di San Carlo Borromeo, all’angolo nordest del territorio, ha un qualche interesse nell’APS. La chiesa, infatti, doveva essere trasferita sull’attuale sito della scuola elementare Regina Mundi (notare a pagina 7, art. 20d).
Quarto: per mantenere la validità dell’APS, ci sono parecchie condizioni che devono essere soddisfatte, tutte importanti, ma alcune più significative di altre. 
A capo di tutte è la certezza che il governo provinciale provveda i 32 milioni di dollari per la costruzione del nuovo plesso scolastico comprendente anche le strutture da condividere, nell’angolo nordovest del campus.
Di uguale importanza, evidentemente, è anche il nullaosta finale dell’Ontario Municipal Board e del Consiglio comunale di Toronto, ad una proposta di dividere la proprietà e approvare il progetto di edilizia condominiale (pagina 5, art. 19a-f). 
Proposta che comprende anche la costruzione di una strada che passi attraverso l’attuale rotonda del Columbus Centre, con la condivisione della spesa. 
Quinto punto: l’APS ha da sempre contemplato la demolizione del Columbus Centre, come recita l’articolo 13 a pagina 3, secondo paragrafo: “il venditore si impegna alla demolizione degli edifici occupanti la proprietà, prima dell’emissione di un permesso di costruzione alla joint venture … rendendo completamente disponibile la proprietà alla valutazione e libera al pari di un lotto edificabile … come richiesto, per desiderio dell’Acquirente…”
Detto tutto quanto sopra, il problema non è completamente risolto. Anche se il governo provinciale ha ritirato il consenso alla joint venture, c’è poco che impedisce ad altri concorrenti di elaborare un Piano differente e continuare con un progetto edile revisionato.
Dovrebbero però ricominciare dall’inizio. Con il TCDSB fuori dal gioco (previdibilmente almeno per un po’) i contributi garantiti per gli studi di realizzazione e “lo sviluppo concettuale” devono arrivare da altre fonti.
Finora sono già stati spesi tre milioni di dollari inseguendo un progetto fallito. 
Molti altre centinaia di migliaia in pubbliche relazioni (è una media, se si sommano i costi pubblicitari per radio, tv e carta stampata; le frequenze degli spot e i costi di produzione; gli opuscoli patinati, l’affrancatura e le spese di spedizione e di consegna, ecc.)
Altri centoduemila dollari per un processo di consultazioni “orchestrato”. 
E vanno considerati anche le spese continue per la gestione di un sito web e i costi per risorse professionali che avanzano a suon di miglia di dollari.
Soprattutto le cifre impegnate a screditare fonti di informazione come il Corriere Canedese, i contribuenti e le associazioni della comunità, con l’accusa di diffondere paura e notizie false.
Il danno alla reputazione auto-inflitto dalla leadership di Villa Charities, del TCDSB e – perché no – anche dalla Diocesi, non sarà facilmente riparato. 
E peggiorerà, se gli individui che lo stanno compiendo, come Cundari, Manarin, Perfetto, Di Caita, Rizzo ed altri non trovino le porte da dove uscire – al più presto. 
 
(segue)
 

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