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Rottura assoluta del matrimonio TCDSB/VCI I governatori della VCI se ne vadano

Rottura assoluta del matrimonio TCDSB/VCI I governatori della VCI se ne vadano

Foto: D'Amico, Posen e Piccininni davanti una copia della statua del David di Donatello, ll'interno del Columbus Centre
 
TORONTO – A volte può succedere che sia il “ragazzino” a vincere: “Davide” ha portato avanti come mai prima d’ora, rumorosamente, una campagna insistente e incalzante, per salvare il Columbus Centre dalla palla d’acciaio distruttrice (Golia).
Il Ministro Indira Naidoo-Harris ha ascoltato, letto e osservato. Si è consultata con il suo collega di gabinetto Laura Albanese e il collega del caucus, deputato provinciale Mike Colle.
E comunque, dopo che la lettera del ministro è stata inviata e ricevuta dal provveditorato cattolico, l’accordo tra Vlla Charities e Il TCDSB non poteva essere più portato avanti. Il voto del Board sulla mozione del fiduciario Sal Piccininni, del 16 novembre scorso era una conclusione scontata.
Niente denaro (dalla Provincia), niente partenariato, niente affare. Anche alcuni dei presunti  miliardari – che si sono impossessati del controllo di un’organizzazione caritatevole, senza scopo di lucro, della quale la comunità andava fiera, il quale scopo era quello di servire socialmente e culturalmente – devono spiegare come avrebbero raccolto 74 milioni di dollari senza il sostegno del governo, per un progetto che non ha mai avuto l’appoggio del pubblico. L’avrebbero dovuto capire.
Eppure il concetto non è stato afferrato.  Tanto meno dal loro portavoce, il presidente di Villa Charities, Anthony Di Caita, che ha concluso l’incontro con un discorso senza senso, vendicativo, vituperante e minaccioso. l suoi bersagli? I fondatori, il TCDSB, il Ministero e tutti quei cittadini preoccupati che hanno esercitato la loro responsabilità civica di farsi sentire sulla questione della “riqualificazione”, “re-imaginazione” e demolizione del Columbus Centre, con tutto quello che rappresenta. Di Caita è stato fischiato sonoramente e più di una volta, a ragion veduta.
Fino al suo, i discorsi precedenti contro la joint-venture erano stati educati, persuasivi e diretti: il progetto, così com’è, rema contro la visione e la dichiarazione di intenti dei Fondatori di Villa Charities; non ha il sostegno del pubblico, dovrebbe essere abbandonato e le risorse stanziate dal Ministero utilizzate per la costruzione di una scuola sui terreni già in possesso del TCDSB.
I fondatori Con Di Nino, Anthony Fusco Sr., Paolo Auriemma,  l’avvocato costituzionalista Paul Cavalluzzo, i membri di Casa Elliott Posen, Stephanie Fusco-Di Marco, la residente di Casa Del Zotto Sonia Panfili, Pierluigi Roi e Connie Ricupero hanno sottolineato il valore inerente al Columbus Centre. Hanno chiesto al TCDSB di abbandonare l’Accordo, e di rendere noto i contenuti e lo scopo della compravendita del Convento e del Centro.
Il loro desiderio si è avverato. Anche “lottando con le mani e con i piedi” alcuni trustees hanno potuto vedere nero su bianco. Alla fine il voto non poteva non essere che unanime.
Due altre questioni rimangono ancora in sospeso. La prima è che il TCDSB deve rendere noti al pubblico i documenti sopracitati. La seconda che il gruppo “salvatore” del Columbus Centre deve ora chiedere le dimissioni e la sostituzione del consiglio direttivo della VCI, che è stato protagonista di questo fiasco.
C’è qualcosa di positivo In tutto ciò: nonostante le affermazioni egoistiche di quegli amministratori sull’inesistenza della comunità italo canadese, i fatti accaduti sono una prova positiva che la comunità esiste ed è attiva. 
Sono loro che vanno sostituiti. Se avessero almeno un briciolo di dignità dovrebbero dimettersi senza troppa pressione ed essere ringraziati per averlo fatto.
Il Corriere Canadese si congratula con tutti quelli che hanno contribuito alla “vittoria”. La nostra squadra editoriale è orgogliosa di averne fatto parte. 
 

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