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Rabbia della comunità al meeting farsa

Rabbia della comunità al meeting farsa

ROMA – C’è solo un certo numero di possibilità per “rovinare” una “schiacciata” (scusate l’analogia con la pallacanestro dove una schiacciata è un vantaggio sicuro, un “canestro da due punti” perché la mano dell’attaccante e la palla che sostiene hanno un tragitto senza ostruzioni fino al cesto, distante pochi centimetri).
Tuttavia, la propensione umana a prendere decisioni stupidamente folli è come la divina provvidenza, senza limiti. O forse è colpa dell’infame legge Murphy (se ci fosse una sola possibilità che la cosa vada storto, cosi’ andrà). Entrambe erano presenti alla riunione pubblica tenutasi presso la Sala Caboto di Villa Colombo, lunedì scorso. La comunità era stata “invitata” a prendere visione e rispondere a una relazione preliminare delle due organizzazioni designate dal Toronto Catholic School Board e da Villa Charities Inc – i  “datori di lavoro” per così dire – per fornire le prove che la “comunità” sostiene effettivamente la demolizione del Columbus Centre e il relativo progetto edile di palazzi condominiali.
Un compito impossibile. 
Soprattutto da quando una mozione lungimirante del Trustee Sal Piccininni, dello scorso novembre, richiedeva la dimostrazione di un “sostegno macroscopico” come pre-condizione affinché il TCDSB continuasse il partenariato con la VCI. La “consultazione” è stata preceduta da: 1. Un incontro a maggio con la partecipazione di 500 residenti locali espressamente opposti al progetto. 2. Due riunioni del Consiglio zonale di North York dove il Consiglio ha rigettato all’unanimità il progetto com’è stato presentato. 3. Due votazioni all’unanimità con esito negativo al Consiglio comunale di Toronto, il secondo del quale richiedente la conduzione di una consultazione appropriata. 4. Due manifestazioni pubbliche di fronte al Columbus Centre, la seconda della quale ha incluso una marcia intorno al sito di Villa Charities, con la partecipazione del sindaco Tory, dell’assessore Colle, del ministro Albanese e del deputato provinciale Mike Colle, tra gli ottocento e passa partecipanti. 5. Almeno tre esponenti del governo federale che hanno dichiarato pubblicamente il loro dissenso contro la joint venture. 
Uno di loro, attuale membro della compagine governativa e quindi portavoce dello stesso, un altro presidente dei parlamentari aderenti al caucus dei deputati italo canadesi, 6. Almeno due riunioni del TCDSB dove la gente (nonostante le macchinazioni dell’ultimo minuto da parte dei “detentori del potere”) ha discusso, trovandosi unanime, contro la proposta associativa. Macchinazione e  manipolazione sembrano rappresentare le tattiche preferite dalla partnership-appaltatrice (TCDSB/VCI). 
Nei primi di dicembre, il TCDSB ha ritirato il permesso, già precedentemente accordato, al deputato provinciale Mike Colle, per lo svolgimento di una riunione a livello informativo, riguardante il progetto, presso la Dante Alighieri, costringendolo a chiedere asilo alla più disponibile e fraterna sinagoga Beth Tzedec, nelle vicinanze. 
Solo 300 persone hanno avuto la possibilità di partecipare, in una delle più fredde serate dell’anno.
Alla riunione di lunedì scorso, le 230 persone – includendo quelli “comprati e venduti” da TCDSB/VCI – che hanno sfidato le intemperie di una bufera di neve, sono state accolte da cinque robusti agenti di Polizia e della sicurezza. Alcune “menti brillanti” della partnership o del gruppo consulente, pensavano di aver bisogno di proteggersi dagli anziani o da altri che hanno considerato seriamente il valore di un impegno democratico. 
Una tattica sulle pubbliche relazioni al quanto discutibile.  
I presenti hanno ascoltato educatamente e pazientemente la presentazione elaborata, penosa e monotona di una “metodologia” che ha portato a “scoperte”, dimostrando la sua crescente irrequietezza con un forte applauso, quando le diapositive del power point sono arrivate al numero D.13: “… desiderio di mantenere comunità e identità separate e nessun desiderio di strutture in comune”.
Da questo momento in poi la folla è scoppiata in fragorosi applausi e incontrollabili fischi ogni volta il moderatore evidenziava ciò che meritava gli uni o gli altri, con grande rammarico dei consulenti. È stato anche peggio quando il rappresentante del gruppo di Research ETC, ha dovuto comunicare i “risultati” di un sondaggio telefonico in appoggio a queste “scoperte” di Maximum City e Dillon Consulting. Da ridere.
I convenuti si sono sentiti offesi pesantemente e hanno manifestato la loro impazienza. È più facile capire il  perché leggendo le indicazioni che la compagnia Research ETC ha fornito ai suoi interpellati. 
Il documento dice: “… sto chiamando nel suo vicinato per capire come (la gente) usufruisce dei servizi nella sua zona e cosa pensa  di essi”. Seguito poi da “LEGGERE SOLO SE L’INTERLOCUTORE CHIEDE: questo sondaggio è stato richiesto da Maximum City e Dillon Consulting che sono stati incaricati come consulenti della comunità per conto di Villa Charities e il Toronto Catholic School board”.
Nessun riferimento al Columbus Centre, per iniziare. Maximum City ha poi riconosciuto che le domande erano state formulate da TCDSB/VCI e dal gruppo consulente. Indovinate a quale risultato si è giunti dopo il sondaggio? 55% o 155% a favore non farebbe la differenza.
Quando finalmente al pubblico è stata data la parola, “tutti i diavoli si sono scatenati”. Gli interventi sono stati precisi, professionali, incisivi ma duri. 
Nessuno si sarebbe spostato dalla propria posizione. Tra le questioni poste – e che saranno elaborate in seguito – ce n’è stata una che rappresenta la base di tutto: “perché non avete chiesto se c’è qualcuno a favore della demolizione del Columbus Centre?” 
La risposta sarebbe stata troppo ovvia. E probabilmente reso superfluo il resto del sondaggio. Un presente si è scontrato con la trustee Rizzo per la sua ostinata decisione di demolire il Centro e creare lo spazio per palazzi condominiali. 
Certo non ha stabilito le basi per una sua prossima rielezione.
Per completa informazione: ho cercato di rivolgermi al pubblico, ma gli organizzatori hanno preferito “staccare la spina del microfono”. 
Senza il beneficio della tecnologia se non quello delle mie corde vocali, ho continuato il riassunto “dei fatti”. Molto elegante da parte loro.
 

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