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Meeting pubblico di Villa Charities il 15 gennaio

Meeting pubblico di Villa Charities il 15 gennaio

Foto: I giardini del Columbus Centre
 
TORONTO –  Mancano 10 giorni al 15 gennaio, giorno in cui si terrà una riunione pubblica per “discutere i risultati preliminari della consultazione riguardante il Columbus  Centre/Villa Charities & Dante Alighieri Catholic Academy Intergenerational Community Hub”. Ad annunciarlo, invitando tutti a partecipare, sono Maximum City e Dillon Consulting a nome di Villa Charities Inc. 
Dopo i workshop comunitari del 14 novembre e 6 dicembre scorsi, questo incontro di lunedì 15 gennaio dalle 6.30 alle 9 pm nella Sala Caboto, avrà lo scopo di fare il punto della situazione. Già nelle Newsletter di Villa Charities Inc., Maximum City e Dillon Consulting hanno sciorinato tantissimi numeri, numeri che dovrebbero chiarire il quadro ma che in realtà, a detta di tanti, non fotografano affatto la situazione. Sapere che gli “indipendent partecipant” siano stati 125, 150 o oltre 250 nel complesso non serve di certo a capire quanti in realtà non fossero parte in qualche modo di Villa Charities così come le oltre 800, oltre 10.500 e oltre 23mila parole di input ottenute dalla comunità non fanno luce sulla situazione. Quante persone veramente indipendenti si sono dette favorevoli al progetto? Quante di questo fiume di parole sono state dette a sostegno del piano che prevede la demolizione del Columbus Centre?. Sono in molti a lamentarsi della strategia adottata da Villa Charities, a giudicare il modo con cui sono stati condotti i workshop e con cui sono state tirate le somme, di parte. Ancora una volta il processo sembra strumentalizzato così come i numeri e la trasparenza continua ad essere una speranza vana. «Dopo aver preso parte al primo worshop, in qualità di ingegnere e consulente professionale con una esperienza lavorativa di oltre 45 anni, mi sono sentito obbligato a caratterizzarlo come un evento farsesco – scrive Hari Jagasia – Era ovvio che avevano già formulato una relazione, che non avrebbe alcuna credibilità pur dando un'apparenza di legittimità e seguendo le proposte per riflettere le esigenze dei clienti, afferrare le loro tasse e andare via”.
Che questi workshop comunitari, imposti a Villa Charities e al board cattolico di Toronto in seguito alle lamentele della comunità che non è stata interpellata riguardo il progetto, siano una farsa lo pensano in molti. Sono workshop, dicono, pilotati. La conclusione è già stata stabilita in partenza. 
Ma mentre Villa Charities è impegnata a tirare acqua al suo mulino, la comunità continua a tempestare di lettere e telefonate i trustee del TCDSB, il direttore all’Istruzione Rory McGuckin, il ministro dell’Istruzione Mitzie Hunter  e tutti coloro che hanno la possibilità di porre fine a questo progetto che non porterebbe nulla di buono alla maggior parte delle persone ma riempirebbe le tasche di quattrini a pochi. “Ma siamo sicuri che gli adolescenti vogliano condividere la loro scuola con una comunità di adulti?” si chiede Myrna Levy mentre riferendosi ai numeri raccolti dai consulenti di Villa Charities Art Krause aggiunge: “Non c’è alcun rispetto per i problemi dei membri del Columbus Centre. Il loro unico scopo è quello di offuscare e confondere i numeri in un disperato ma infantilmente chiaro, tentativo di trovare un supporto per questo fiasco di progetto miope e auto-esaltante”. 
Stephanie Fusco D’Amico, nipote del fondatore Anthony Fusco, ha lanciato un accorato appello per salvare il centro comunitario. “Negli anni ‘70, mio nonno si è unito ad  altri italocanadesi per sollecitare donazioni, presiedere a raccolte fondi e vendere mattoni simbolici a insegnanti, operai e uomini d’affari per la costruzione del Centro che oggi il TCDSB propone di demolire – scrive la giovane italocanadese – non immagino una vita senza il Columbus Centre, e altrettanto dovrebbero fare i miei o i vostri figli. Io – come molti dei vostri ragazzi – ho speso innumerevoli ore in quelle stanze per lo studio dell’arte, della danza e della lingua italiana”. Vera Held, team leader di CASA (Columbus Athletic and Social Association) continua a lottare con passione per scongiurare la demolizione del Columbus Centre: “Non vogliamo fare parte del progetto distruttivo di VCI e TCDSB, lo abbiamo detto e ripetuto. Noi siamo Davide, loro Golia. Si sa come è finita quella lotta”.
 

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