La comunità è stufa di bugie e omissioni

di Redazione del February 6, 2018
TORONTO - Ai deputati federali Marco Mendicino, Judy Sgro e Francesco Sorbara si unisce anche Julie Dzerowicz. 
Con una email inviata al Corriere Canadese la rappresentante del riding di Davenport di Toronto ha manifestato il suo sostegno alla comunità italocanadese ed ha auspicato “una consultazione ampia ed aperta con la comunità prima di prendere qualunque decisione sulla demolizione o riqualificazione del Columbus Centre”. 
Il timore per la prospettata demolizione del Columbus Centre si è allargato a macchia d’olio in ogni quartiere della città. “Ho parlato con i leader chiave della comunità italiana di Davenport, molti dei quali hanno donato denaro per aiutare a costruire il Columbus Centre - continua la parlamentare - la comunità italo-canadese di Toronto merita di essere ascoltata”.
Gli italocanadesi, sostiene ancora la Dzerowicz, è stata fondamentale nel tessuto di questa metropoli  nordamericana. “La comunità italo-canadese ha svolto un ruolo importante a Toronto per generazioni, con Davenport che un tempo ospitava la più grande comunità italiana in Canada - aggiunge l’mp - il Columbus Center è stato nel cuore della popolazione italo-canadese a Toronto dal 1980 e ha accolto tutti, dai bambini del quartiere ai primi ministri, a braccia aperte fin dal giorno della sua inaugurazione”
Una consultazione pubblica fatta in modo imparziale sarebbe stata, come prospettato dalla Dzerowicz, il modo giusto per avere effettivamente il polso della situazione. 
Il problema, secondo la comunità che sta lottando da mesi per riuscire a non far demolire il Columbus Centre è che le consultazioni fatte da Maximum City e Dillon Consulting per conto di Villa Charities Inc. sono ben lontane dall’essere obiettive. “Metodologia scadente o inesistente, come esemplificato dall'indagine telefonica casuale, con domande alle persone con poca o nessuna connessione al Columbus Centre - afferma l’avvocato Joseph Baglieri - anche con tutte le manipolazioni dei dati e le consultazioni selettive, i risultati presentati al Toronto Catholic District School Board non corrispondono al numero dei membri e delle parti interessate in modo diretto o indiretto che si oppongono al progetto, la comunità culturale che ha espresso il suo sdegno per la distruzione della Rotonda, della biblioteca e la galleria d'arte, le oltre 600 persone che hanno manifestato lo scorso ottobre, i contribuenti di Glen Long con le loro centinaia di firme contro la demolizione, gli anziani di Casa Caboto e Casa Del Zotto, gli oltre 800 che in tutta la città hanno esposto i cartelli SAVE COLUMBUS CENTRE, l'ampia coalizione di individui provenienti da ogni tipo di background etnico, culturale ed educativo che possono sentire la puzza che emana la palude TCDSB/VCI”.
“Non dovete illudervi che questi vari rapporti di consultazioni siano in qualche modo rappresentativi della moltitudine persone interessate al Columbus Centre - aggiunge Art Krause -  per cercare di renderci conniventi a tutto questo, VCI e il TCDSB hanno inscenato una consultazione trasparente nel tentativo di preparare la risposta desiderata “supporto schiacciante”. 
Ma anche questi sforzi maliziosi e fuorviati hanno fallito!”.
Le consultazioni pubbliche, se ben fatte e non pilotate verso il risultato voluto, avrebbero potuto davvero assolvere al loro scopo.
 
 
 
 

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TORONTO - Villa Charities ha speso centinaia di migliaia di dollari in pubblicità, posta, annunci e Consulenti solo per convincere la gente che è il “custode del sacro graal”. Non ha avuto la risposta che si aspettava, ed ora usa il suo sito web per rimarcare il suo messaggio.
L’osservazione più gentile che si possa fare a proposito l’ultimo post sul sito di Villa Charities è “Questi hanno perso la testa”.
La piccola cricca che tiene sotto controllo una delle organizzazioni caritatevoli - una volta tra le più vibranti, orientate verso la comunità, senza scopo di lucro – è ora concentrata esclusivamente sullo sviluppo edilizio per interessi privati. Per far ciò si è isolata, completamente, da ogni aspetto che riflettesse, almeno alla lontana, un “interesse comunitario”.
Il suo mantra è “il maggior e miglior uso” – spremendone più profitto possibile – di una proprietà. Potrebbe anche andar bene se si ha solo un obiettivo, un gol; e se si è il possessore incontestabile legittimo di un appezzamento di terreno per quel progetto. Quest’ultimo punto è fortemente in dubbio, ed probabilmente ormai maturo un ricorso in tribunale.
O, forse, diversamente,  se Villa Charities avesse presentato una proposta per strutture e programmi aggiornati che avrebbero potuto attirare l’immaginazione e convincere la comunità che “ciò che ora è di sua proprietà può svilupparsi in qualcosa di meglio”. Ma non è quello che succede nel progetto del Toronto Catholic School Board/Villa Charities Inc.

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