CorrCan Media Group

Columbus Centre, tra abbandono e degrado

Columbus Centre, tra abbandono e degrado

TORONTO – “Predicare bene e razzolare male” è una espressione idiomatica che potrebbe essere applicata a Villa Charities Inc. Inoltre dirsi orgogliosi di essere i direttori di Villa Charities senza far seguire fatti che lo dimostrino, non serve a nulla.
A sostenerlo, tra gli altri, è il fondatore della Columbus Athletic and Social Association (CASA) Ian D. MacDonald che lancia un appello a “quei pochi che controllano il destino di Villa Charities Inc” affinchè si impegnino con i fatti a migliorare il Columbus Centre.  “Non vogliamo mettervi in imbarazzo, ma riteniamo necessario indicarvi un problema urgente – scrive MacDonald – come voi, i 4.000 membri del Columbus Centre vogliono che questo sia riconosciuto come la migliore struttura sportiva e sociale dell’Ontario”.
Membri, questi di CASA, che desiderano veder rifiorire il Columbus Centre e che sono pronti ad impegnarsi nel proprio piccolo. “Vogliamo aiutare Villa Charities a riacquistare i membri del Columbus Centre che si sono allontanati e attrarre nuovi iscritti – aggiunge a nome del gruppo Ian MacDonald – abbiamo già inviato una email ad Aldo Cundari delineando il modo con cui crediamo CASA potrebbe contribuire alla raccolta di fondi entro un anno”.
È venuto il momento di agire, non si può stare più a guardare. Il degrado del Columbus Centre deve essere arginato e nuove iniziative debbono poter ridare vigore e splendore al centro comunitario. “Tuttavia, a meno che non venga fatto qualcosa circa la gestione del Columbus Centre, verranno persi ulteriori membri e sarà quasi impossibile attrarne di nuovi – continua Ian  MacDonald –  inoltre non bisogna dimenticare che la comunità non donerà denaro ad un’organizzazione mal gestita. Noi non possiamo aiutare fino a quando non metterete le cose in ordine”.
È una struttura abbandonata da tempo il Columbus Centre. Dopo la stipulazione del contratto con il Toronto Catholic District School Board nel 2015 il board di VCI non ha evidentemente ritenuto necessario fare riparazioni e altri lavori per mantenere l’edificio in buone condizioni: il suo destino era evidentemente ormai segnato. “CASA ammette che anche se è lei un direttore di Villa Charities probabilmente non conosce la gravità della situazione”, scrive MacDonald che proprio per ovviare a questa probabile lacuna allega alla lettera anche alcune fotografie scattate recentemente nel centro comunitario che la dicono lunga su quanto questo sia diventato negli ultimi due anni sporco, malandato e pericoloso.
“Fotografie che testimoniano la presenza di muffa, le attrezzature rotte e la negligenza – spiega MacDonald – di foto ne abbiamo già quasi cento”. 
Sono immagini, quelle che pubblichiamo in questa pagina, che non hanno bisogno di commenti: ruggine, muffa, riparazioni provvisorie, piante completamente abbandonate, raccontano meglio di qualunque parola lo stato di decadenza del centro comunitario italo-canadese.
Il fondatore dell’associazione che raggruppa 4.000 membri del Columbus Centre fa a questo punto un’accusa ben precisa. “Lei è responsabile di questa condizione tanto quanto lo sono i suoi colleghi direttori – dice MacDonald – non vediamo l’ora di aiutarla a fare del Columbus Centre una responsabilità della quale essere orgoglioso”. 
È un MacDonald che tende la mano ad Aldo Cundari e agli altri componenti del board di Villa Charities nella speranza che assieme si possano migliorare le condizioni del Columbus Centre. La speranza è che questo board di VCI, responsabile di una serie di decisioni che non ha contribuito al benessere dei membri e al buono stato dell’edificio, decida di dimettersi. Il suo piano si è dimostrato impopolare e fallimentare e di conseguenza dovrebbe prendersi la responsabilità di essersi imbarcato in un’avventura disastrosa. Non sembra però che il direttore del board di VCI Mario Giampietri abbia compreso l’importanza che il Columbus Centre riveste per la comunità. “L’attuale Villa Charities viene ora costretta a prendere in considerazione la spesa irresponsabile di decine di milioni di dollari per un edificio non storico che è andato oltre i suoi limiti e che non serve più alla comunità come dovrebbe – ha scritto Giampietri ad Anthony Fusco – l’essenza della nostra comunità ha un enorme significato, e questa essenza vive nelle persone e nelle famiglie che vi si riuniscono e avrebbero continuato a riunirsi in nuove strutture. Non vive nei mattoni e nella malta di un edificio obsoleto”. Una dichiarazione ad effetto questa, ma al tempo stesso molto discutibile.

Comments are closed.