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Columbus Centre: “La comunità non abbassa la guardia”

Columbus Centre: “La comunità non abbassa la guardia”

TORONTO – Il pericolo è scampato. La gioia è enorme ed è palpabile. La comunità italocanadese, proprio quella comunità che molti ritenevano oramai inesistente – c’è e si è coalizzata per impedire la demolizione del Columbus Centre. 
Rimangono però ancora senza risposta molte domande soprattutto riguardo il board di Villa Charities che oltre ad essersi imbarcato in un progetto che è fallito, ha calpestato la volontà di coloro che doveva oltre che rappresentare anche difendere qualora ce ne fosse stato bisogno. E questa è una pillola amara da mandar giù. «Adesso arriva la parte più difficile perchè dopo quello che è accaduto molti hanno perso la fiducia e da quanto ho letto in questi ultimi tempi, dubito che il direttivo di Villa Charities Inc. sia pronto a  fare un passo indietro e riconsiderare la situazione  alla luce del mandato originale, come è stato anche richiesto da alcuni fondatori – dice Angelo Delfino che ha fatto anche parte del board di Villa Charities – è importante che i membri del board e il suo esecutivo si sentano responsabili verso la comunità e non viceversa».
A Delfino fa eco un sempre più agguerrito Ian D. MacDonald che si è battuto con grande passione per non fare andare in porto il  progetto del Toronto Catholic District School Board e di Villa Charities Inc. «Il 15 febbraio Villa Charities ha anche comunicato la decisione del board cattolico con una nota scortese e acida nella quale ha incolpato del proprio fallimento il Ministro dell’Istruzione. Villa Charities ha imparato qualcosa da questa esperienza? Ne dubito – dice il fondatore della Columbus Athletic & Social Association (CASA) – CASA ha invece imparato a non fidarsi di  un board di direttori non eletto, a non aspettarsi che agisca per tutelare gli interessi della comunità».
Quel che Delfino e MacDonald auspicano per l’immediato futuro è una maggiore trasparenza ai vertici di Villa Charities: «La nostra lotta non è finita, CASA sta formando una organizzazione ausiliaria che dovrebbe essere conosciuta come Columbus Advisory  Committee (CoACo) – continua MacDonald, membro del Columbus Centre da tantissimi anni – questa avrà il compito di monitorare da vicino le azioni e le decisioni prese da Villa Charities». 
Al pari di MacDonald anche Delfino ritiene necessaria una svolta, un cambiamento radicale ai vertici ma propone intanto la creazione di un comitato di transizione. Adesso è necessario un dialogo pacato e positivo con tutte le forze comunitarie mettendo a capo un comitato di transizione formato da persone che hanno a cuore le sorti del Columbus Centre, di Villa Colombo e degli altri enti raggruppati sotto Villa Charities Inc. – propone Delfino – questo comitato, che avrà il compito di vagliare la presente situazione, le varie opzioni aperte e fare delle raccomandazioni, dovrebbe essere rappresentativo e non sotto il controllo di Villa Charities Inc.».
Scongiurata la minaccia di vedere le ruspe in azione per radere al suolo il Columbus Centre quel che la comunità chiede da più parti è trasparenza. Quella che è mancata completamente in questo caso. «Credo che la prossima mossa spetti al board di VCI, vedremo quale atteggiamento avrà dopo la decisione del 22 febbraio – dice il giornalista Pier Luigi Roi – sono molto interessato a vedere nei particolari il progetto bocciato ed auspico che un nuovo spirito di comunità prevalga, per il bene di tutta la comunità. Abbiamo sempre ripetuto che non siamo contrari allo sviluppo quando però è il prodotto di un processo trasparente e dove la bussola politica sia indicata dall’interesse della comunità».
Una comunità che ora, pur sapendo di non poter abbassare la guardia, assaggia il dolce sapore di questa importante vittoria. «Grazie agli sforzi di molti, il nostro obiettivo di tagliare in modo permanente i legami tra VCI e TCDSB è stato raggiunto. E sì, siamo tutti estatici, che la prima parte di questo complesso processo per mantenere il Columbus Center come una risorsa della comunità, è completo – afferma Vera Held, membro da tanto tempo del Columbus Centre e paladina di questa battaglia – la lettera del ministro dell’Istruzione ha messo fine all’accordo ma, credo fermamente, che la maggior parte dei trustee del TCDSB sapeva anche che questa era la cosa giusta da fare. Alla fine hanno prevalso la ragione e il cuore.  Ora la comunità del Columbus Centre si unirà per riportare il centro al suo antico splendore». 
 

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