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Columbus Centre, i residenti in rivolta

Columbus Centre, i residenti in rivolta

TORONTO –  La Glen Long – Playfair Residents’ Association ha deciso di dissotterrare l’ascia di guerra ed intervenire riguardo il progetto che implica la demolizione del Columbus Centre. 
È una email diretta e che non lascia spazio ad interpretazioni diverse da quelle messe in evidenza, quella inviata a tutti i trustee del Toronto Catholic District School Board, a consiglieri comunali, al sindaco John Tory, a deputati provinciali e federali ed al ministro Mitzie Hunter: “Chiediamo che il TCDSB interrompa la sua partnership con Villa Charities Inc. e cancelli questo piano impopolare per la riqualificazione del Columbus Center e i suoi terreni”. Nella lettera, lunga e molto chiara, il gruppo di residenti nel quartiere del Columbus Centre, riporta affermazioni di tono provocatorio fatte dalla trustee della zona Maria Rizzo che durante un meeting da lei organizzato lo scorso 28 novembre ha distribuito un opuscolo dal titolo “Columbus Centre-Dante Alighieri Community Hub. Did you know? Things everyone should know! News told, rumors heard, truth implied, fact buried. Fake news not included”. 
La trustee Rizzo con questa ultima frase sibillina lancia un velato, ma neanche troppo, attacco agli organi di informazione che, come il Corriere Canadese, riportano da mesi gli umori della comunità che si è organizzata per scongiurare la  demolizione del Columbus Centre. Di fake news – due parole che il presidente degli Stati Uniti Donald Trump usa spesso e volentieri per attaccare giornali e televisioni che mettono in luce senza pietà le sue mastodontiche menzogne – il Corriere non ne ha mai riportato e mai lo farà: ogni articolo è frutto di interviste, email ricevute, incontri ai quali si è assistito personalmente, informazioni verificate. 
A volerla dire tutta bisogna aggiungere che l’accusa di affermare il falso viene rivolta alla Rizzo dalla stessa Glen Long-Playfair Residents’ Association. All’asserzione della Rizzo che “il TCDSB si è consultato con i vicini prima di stipulare l'accordo con la VCI cinque anni fa”  i residenti del quartiere della associazione rispondono di “non ricordare nessuna consultazione” e di non potere “immaginare come potremmo mai convincere le centinaia di vicini a firmare la nostra petizione e mettere i cartelli davanti alle case se questo fosse il caso. Non ricordiamo questa consultazione e le 400 persone che hanno firmato la petizione non sembrano ricordarla neppure”.
E non solo. L’associazione in questione ci tiene a precisare che “molte persone hanno affermato di essere pronte a mostrare la loro delusione con la decisione del TCDSB, non dando più, dopo le prossime elezioni, il  loro sostegno tramite le tasse al provveditorato cattolico di Toronto”. 
Se la Rizzo parla di “fake news” per giustificare l’alleanza stipulata dal TCDSB con VCI, il direttore all’Istruzione Rory McGuckin cerca di ridimensionare il malcontento della comunità affermando che si tratta solo di “parte della comunità del quartiere di Dufferin e Lawrence che frequenta il Columbus Centre”. 
È quanto scrive McGuckin in risposta ad una email di Mauro Pontieri che lo invita a prestare ascolto alla comunità che è contraria al progetto con la VCI. Comunità che anche in questo caso si trova davanti un muro di gomma.

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