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Columbus Centre: “Dopo l’ascesa ecco la caduta della nostra comunità”

Columbus Centre: “Dopo l’ascesa ecco la caduta della nostra comunità”

TORONTO – Pensare che il Columbus Centre possa diventare un cumulo di detriti, per chi per la sua nascita ha dedicato anima e corpo non è facile. Dopo quella di Paul Ariemma, che ha ricoperto al tempo la carica di executive director dell’Italian Canadian Benevolent Corporation (ICBC) è Tony Fusco, uno dei fondatori, a scrivere un’altra lettera poco prima che il rapporto delle consultazioni pubbliche fosse presentato al Toronto Catholic District School Board. 
Una lettera – che pubblichiamo in questa pagina – breve, ma piena di amarezza e ironia. 
Fusco, nella lettera inviata a Con Di Nino, Tony Varone, Domenic Alfieri, Joseph Baglieri e Ian MacDonald – avanza l’ipotesi che il destino del centro comunitario degli italocanadesi sia già stato deciso e che la ciliegina sulla torta sia rappresentata dal rapporto delle consultazioni pubbliche – rapporto condotto peraltro in modo improprio, con una metodologia distorta – che con il 55 per cento di persone a favore del progetto del Toronto Catholic District School Board e di Villa Charities Inc. decreta, se così si vuol dire, la demolizione del Columbus Centre.
I risultati hanno sconvolto, e continuano a sconcertare la comunità che da mesi fa presente in tutti i modi la sua disapprovazione al progetto che implica la distruzione del Columbus Centre: dal rapporto stilato da Maximum City e Dillon Consulting, emerge anche che il 31 per cento degli interpellati è neutrale mentre solo il 14 per cento si oppone alla demolizione del centro comunitario.
È un rapporto, questo, la cui lettura avrà certamente stampato un sorriso sul volto dei trustee del board cattolico di Toronto: “Sono sicuro che il provveditorato scolastico sarà lieto di ascoltare e di ricevere il rapporto dei consulenti pagati e delle parti interessate, i riqualificatori di terreni…”, scrive in modo sarcastico Fusco.
L’italocanadese, che è uno dei padri del Columbus Centre, continua con una sottile vena di ironia  a  prevedere “dopo l’ascesa, la caduta della comunità italocanadese” data in pasto ai costruttori.  “Cosa si può fare – si chiede ironico e provocatorio al tempo stesso Fusco – probabilmente nulla tranne che far esplodere l’edificio!!!”.
La battuta, destinata a strappare un sorriso, mette bene in risalto la frustrazione di coloro che nel Columbus Centre vedono un luogo caro, un punto di incontro italian-style. Un centro del quale essere orgogliosi.
Ma se come recita un detto, la speranza è l’ultima a morire, la comunità continua imperterrita a far sentire la sua voce e a chiedere la “divulgazione pubblica del contratto di compravendita del TCDSB e Villa Charities (centro di comunitario intergenerazionale)”. Non solo: una maggiore trasparenza è chiesta anche per quel che concerne i piani futuri riguardo la proprietà al 25 Good Shepherd Court (precedentemente posseduta dalle Suore del Buon Pastore).
La pressione sempre maggiore esercitata dalla comunità   ha probabilmente spinto il TCDSB a voler rendere pubbliche le informazioni da tempo richieste. La trustee Maria Rizzo ha infatti annunciato che nei prossimi meeting presenterà un avviso di mozione al board riguardo la divulgazione di queste informazioni e del contratto stipulato dal TCDSB con VCI.
Non resta che aspettare.

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