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Columbus Centre: Ancora altri “no” alla demolizione

Columbus Centre: Ancora altri “no” alla demolizione

TORONTO –  Checchè ne dica Villa Charities lo scontento della comunità si sta allargando a macchia d’olio. Dopo i membri del Columbus Centre, i residenti del quartiere, politici, consiglieri comunali, avvocati e ingegneri scendono in campo anche insegnanti della città.
È un appello accorato, ad esempio, quello della docente dell’Università di Toronto Olga Zorzi Pugliese, che in una lettera inviata al Corriere Canadese – e che pubblichiamo in parte a fondo pagina – mette nero su bianco tutto il suo disappunto per la prospettata demolizione del Columbus Centre e attacca l’operato del Toronto Catholic District School Board (TCDSB). 
Dopo aver elencato alcuni eventi ai quali ha partecipato al Columbus Centre – riunioni, cerimonie in giardino, mostre d’arte – la docente spiega i motivi alla base della sua opposizione al progetto di demolizione del centro comunitario. “In primo luogo, l’edificio di nuova progettazione, a quanto ho capito, eliminerebbe alcune strutture importanti come la galleria d’arte. Mi chiedo cosa ne sarà delle opere d’arte, soprattutto perché alcune sono state donate con la speranza che sarebbero state ospitate nella galleria
 in modo permanente a beneficio della comunità – scrive la Zorzi Pugliese – è incomprensibile, inoltre, che un edificio comunitario debba incorporare una scuola.
Come altri hanno già sottolineato, le due entità sono incompatibili, ad esempio per motivi di accessibilità e sicurezza. La coesistenza con una scuola ostacolerebbe in realtà il corretto funzionamento di un centro comunitario”. 
Al board cattolico di Toronto la docente universitaria lancia una frecciata. “Mi sembra che il consiglio scolastico debba occuparsi delle proprie attività sulle proprie proprietà e dal momento che il provveditorato cattolico non sembra favorire gli interessi della comunità italiana, ho già preso delle misure per trasferire il mio sostegno scolastico al provveditorato pubblico”. 
Il grande profitto che alla fine qualcuno trarrebbe dalla costruzione dei condomini, come risulta dal progetto, indigna la Zorzi Pugliese: “Sarò molto delusa  dall’apprendere, se è vero come è stato suggerito, che alcuni individui/imprese (chiunque/qualunque essi siano) agiscano al fine di ottenere un guadagno personale dal progetto di costruire l’edificio, cosa che alla fine comporterebbe la costruzione di condomini”, scrive ancora la docente universitaria.
Infine la Zorzi Pugliese invita a fare tutto il possibile per non demolire il Columbus Centre perchè, se lo si vuole, si può trovare la soluzione. “Se la situazione attuale del Columbus Centre non è più sostenibile finanziariamente, come mi è stato detto, ci devono essere altre opzioni che non implichino una trascuratezza deliberata dell'edificio attuale e una collaborazione dannosa con i provveditorati scolastici”. 
In modo pacato, ma inequivocabile Olga Zorzi Pugliese ha puntato il dito sia contro il board cattolico di Toronto che contro chi con la costruzione dei condomini vuole farci un bel guadagno. 
La sua voce si va ad aggiungere alla lunga lista degli italocanadesi e non solo, che hanno preso una netta posizione contro la paventata demolizione del centro comunitario all’incrocio di Lawrence Avenue West e Dufferin Street. 
Sul piede di guerra è anche il professore di scuola superiore ora in pensione Mike Nasso che, come tanti altri, ha inviato una lettera al ministero dell’Istruzione chiedendo la nomina di un investigatore provinciale. 
“I conti non tornano. Viviamo in una democrazia – scrive Nasso, che dal 1968 risiede nella zona di Lawrence e Dufferin – chiedo quindi di nominare un investigatore provinciale per passare sotto la lente d’ingrandimento l’operato del TCDSB che è impegnato nella distruzione di questo centro culturale  al servizio di persone di ogni età, religione e razza”.
Riferendosi al fatto che i 32,8 milioni di dollari sono stati stanzianti al board per costruire la scuola su una sua proprietà vicina, Nasso conclude la sua lettera con la frase celeberrima pronunciata da Marcello nell’Amleto per alludere alla situazione poco limpida e ad azioni che si tenta di nascondere: “Something is rotten in the State of Denmark”. C’è del marcio in Danimarca.

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