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Sinner, è azzurra la nuova stella del tennis

Sinner, è azzurra la nuova stella del tennis

Sinner, è azzurra la nuova stella del tennis

SOFIA – Chi conosce il tennis e sa non solo leggere i risultati, ma anche prevederli, aveva già pronosticato un futuro radioso per questo ragazzo. Chi vi scrive – senza inutili o false modestie – lo segnalava ad amici e colleghi già due anni e mezzo fa, quando Jannik Sinner non aveva nemmeno 17 anni ed era il numero 1.592 delle classifiche mondiali.

Eppure, il ragazzino di San Candido – rosso di capigliatura, dallo sguardo vispo e cresciuto sotto le maestose cime delle Dolomiti – aveva qualcosa che i suoi coetanei non avevano. Non parliamo certo di bicipiti scolpiti, che nel tennis servono a poco, ma una pervicacia, una incrollabile ed accanita ostinazione nei colpi – sia da fondo campo, come nelle rapide discese a rete – che i suoi giovanissimi coetani non avevano, seppur dotati di buona tecnica.

Il suo primo allenatore e talent scout, Massimo Sartori, di lui disse – quando Jannik aveva solo 13 anni – che lo aveva “sfinito” una sola ora di palleggi fatta con quel ragazzino terribile. Ed il giovane Jannik, dai sapienti insegnamenti di Sartori, è passato a quelli di Andrea Volpini prima e dell’esperto Riccardo Piatti poi, quest’ultimo già coach di Novak Djokovic – numero uno del mondo – e del canadese Raonic. Insomma, uno che di talenti ne capisce davvero.

Ed il suo innato talento da tennista Sinner lo ha messo in mostra subito, facendo strabuzzare gli occhi ad una leggenda come lo statunitense John McEnroe, che lo ha definito – appunto – un “talento davvero raro” e scalando le classifiche a velocità supersonica.

Con la vittoria del torneo di Sofia ATP 250, grazie ad una combattuta finale vinta – sabato scorso – sul canadese Vasek Pospisil col punteggio di 6-4, 3-6, 7-6 Jannik Sinner è oggi salito alla 37esima posizione del ranking mondiale.

A 19 anni e 3 mesi, Sinner diventa così il più giovane azzurro di sempre a vincere un torneo del circuito professionistico. Meglio di mostri sacri come Nicola Pietrangeli o Adriano Panatta, che il primo lo vinse a 22 anni ed un mese.

Il nostro ’rosso di San Candido’ è il primo tra i suoi coetanei nel circuito – classe 2001 – a conquistare un torneo ATP. In altre parole, un predestinato. Un giocatore che porterà i colori dell’Italia in alto, molto in alto, ovunque nel mondo.

Ciò che maggiormente colpisce del giovane Jannik non è solo l’innata capacità ad incrociare il gioco da fondo campo, sia col dritto che col rovescio bimane, o ad inchiodare gli avversari a due metri oltre la linea di fondo grazie a potenti colpi a braccio aperto, ma la lucidità con cui gestisce le varie fasi di gioco.

Non si esalta nella buona sorte, non si deprime nella cattiva. Ma da buon sangue altoatesino, aspetta e calcola, lucido, freddo, come solo i grandi campioni sanno fare, già da giovanissimi.

Il tennis azzurro, grazie ai Sinner, Fognini, Berrettini, Sonego e – prossimo ad arrivare tra i grandi, anche il 18enne e talentuoso Lorenzo Musetti (segnatevi questo nome, ndr) – ha raggiunto vette che non toccava da oltre 40 anni, quando a vincere in tutto il mondo erano i Panatta, Bertolucci e Barazzutti, oggi tecnico della nazionale.

Con la vittoria a Sofia di Sinner, sono ben 15 i tornei ATP vinti da 6 tennisti italiani negli ultimi 5 anni. Un bel bottino che fa davvero ben sperare.

Sono oggi 4 gli azzurri tra i primi 50 del mondo e 9 tra i primi 100 della classifica ATP. Numeri che danno l’idea di come il tennis azzurro sia cresciuto e di come siamo pronti a sognare in grande.