Tariffe Usa, Ottawa sceglie il profilo basso
TORONTO – Focus sul negoziato Cusma, basso profilo sui nuovi dazi americani. È questa la strategia scelta dal governo federale in questa delicatissima fase della guerra commerciale che contrappone il nostro Paese agli Stati Uniti. È per questo motivo che il primo ministro Mark Carney ha deciso di non commentare la querelle a Sud del confine tra Donald Trump e la Corte Suprema, con la sentenza di venerdì che ha cassato in toto i dazi doganali imposti dall’inquilino della Casa Bianca e le conseguenti tariffe del 15 per cento annunciate dallo stesso presidente Usa, dazi – ma solo del 10 per cento – che tra l’altro sono entrati in vigore proprio ieri.
Il primo ministro quindi continua a giocare questa partita su un doppio binario: da un lato la priorità continua ad essere il rinnovo del trattato di libero scambio che ci lega con gli Stati Uniti e con il Messico, un accordo che deve essere rinegoziato entro luglio; dall’altro Carney ha ribadito l’esigenza di espandere gli orizzonti commerciali del Canada verso altri mercati, con l’obiettivo di ampliare la diversificazione delle esportazioni canadesi con altri partner commerciali. E in questa ottica va letto l’annuncio di lunedì riguardo il viaggio di nove giorni che vedrà impegnato il primo ministro a partire dal 27 febbraio in India, Australia e Giappone, Paesi che sono considerati come mercati strategici e potenziali nuovi partner per il futuro.
D’altro canto i nuovi dazi commerciali entrati in vigore ieri non spostano di molto gli equilibri economici con gli Stati Uniti. L’85 per cento delle esportazioni canadesi negli States continua ad essere protetto dall’ombrello del Cusma, mentre rimangono in vigore le tariffe punitive settoriali: acciaio, alluminio, settore automobilistico e componentistica auto.
Il timore, ribadito e più riprese, è legato semmai a una potenziale uscita unilaterale degli Stati Uniti dal Cusma, un’ipotesi questa paventata in più di un’occasione dallo stesso Trump. Per farlo, da qui a luglio, basta una comunicazione di preavviso scritta, con gli effetti della rinuncia che diventerebbero attivi sei mesi dopo.
Resta da capire se agli Stati Uniti convenga davvero rinunciare all’accordo di libero scambio con i due partner già coinvolti nel precedente trattato Nafta. Secondo buona parte degli analisti la risposta è negativa: l’uscita dal Cusma e la rinuncia all’accordo di libero scambio provocherebbe conseguenze molto negative anche all’economica americana. È molto probabile quindi che il presidente Usa stia utilizzando questa ipotesi come uno spauracchio, per poter godere di una posizione di vantaggio in fase negoziale. Ma è evidente che con un personaggio come Trump è sempre difficile capire l’eventuale bluff: in questi mesi tante, troppe previsioni sono state smentite dai fatti. Per questo il governo canadese attende le sue prossime mosse.
Nella foto in alto, Mark Carney con alcuni ministri del suo governo

