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Una vacanza italiana nel cuore di Tcaikovsky

Una vacanza italiana nel cuore di Tcaikovsky

TORONTO –  Ogni forma d’arte, dalla pittura alla scultura e anche la musica, conserva dei lavori particolarmente unici da essere definiti delle gemme nel vasto complesso produttivo.
É così che potrebbe essere definito Capriccio Italiano.
 Quasi alla fine del nono secolo il compositore russo Pëtr Il’ic Tcaikovsky fece una breve vacanza in Italia, visitando tra i luoghi più belli anche Firenze, Roma, Napoli e Venezia.
I suoni, i colori, i profumi i sapori lo colpirono così tanto da spingerlo a metterli in musica, creando una sinfonia, anzi un poema sinfonico, destinato a diventare un capolavoro di armonie travolgenti.
Una composizione dove Caikovskij cerca di riversare le emozioni che il breve soggiorno in Italia aveva suscitato in lui, senza trascurare il calore ricevuto da chi aveva avvicinato, le atmosfere gioviali delle feste popolari e lo splendore del paesaggio sempre illuminato dal sole, come egli stesso descrive in una lettera ad una amica.
Capriccio italiano è in insieme brillante di passaggi musicali che si aprono con degli squilli di tromba, che gli ricordavano le fanfare di una caserma, vicina all’albergo dove lui alloggiava.
In un crescendo si alternano poi corni, oboe, flauto in un sottofondo di archi quasi ad imitare il prorompente sorgere del sole per poi dar inizio ad una melodia cantabile che nel corso degli anni diede anche origine ad una forma di stornello toscano sui versi di “Babbo non vuole, mamma nemmeno, come faremo a fare l’amor”.
Il ritornello si ripete più volte addolcito anche dall’uso di leggere percussioni come il triangolo.
Segue poi un passaggio di archi e ottoni al ritmo simulante una cavalcata, forse una passeggiata tra le vallate di fertili colline.
Il ritmo sembra quasi rallentare e adagiarsi su note melanconiche e gravi, ma piano piano riprende e va sempre più crescendo riproducendo la vivacità di una danza, la tarantella, molto tipica nelle zone meridionali d’Italia.
Lo stile elegante si alterna a momenti dove la pienezza dell’orchestra evidenziata anche dall’uso dei piatti trascina l’ascoltatore in un vortice di suoni ed emozioni difficili da poter descrivere a parole.
Ma ecco che torna il ritornello della melodia cantabile già sopra descritta che sfocia in un finale dove l’orchestra sembra  – si fa per dire – perdersi in una velocità prorompente ed eccitata. 
Tra le qualità del compositore russo c’è senz’altro quella di assorbire qualsiasi linguaggio e forma musicale.
Aveva una predilezione particolare alle melodie popolari, si era formato sulla musica dell’Europa Occidentale e pur amando Mozart, Brahms e Beethoven rimase molto colpito dai compositori operistici italiani.
In Capriccio Italiano ritroviamo tutta la romanticità e l’espressività che la musica italiana conserva nel suo carattere.
La varietà stilistica che Caikovskij dimostra nelle sue composizioni sinfoniche e operistiche e in quelle da ballo rivelano il suo spirito cosmopolita. 
Capriccio Italiano è solo una pagina tra gli innumerevoli lavori del musicista russo, tra i quali Lo schiaccianoci, Romeo e Giulietta, L’overture 1812, l’opera lirica Eugenio Onegin, solo per citarne alcuni.
 Questo poema sinfonico regala quindici minuti di piacevolissime melodie che rappresentano schizzi di colore su una tela immaginaria. 
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