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Tradizioni natalizie in alcune parti del mondo

Tradizioni natalizie in alcune parti del mondo

TORONTO – Se per noi italiani di là e di qua dell’Oceano, Natale significa il presepe di San Francesco,  le tavole imbandite con le pietanze tipiche di ogni regione riprodotte anche in stile nordamericano, i doni da scambiare tra amici e parenti, nel resto del mondo ne succedono di tutti i colori.
Nella Repubblica Ceca, le ragazze in cerca di marito, durante la vigilia del Natale, si posizionano di spalle ad una porta e lanciano una scarpa al di sopra della loro testa. 
Se la scarpa atterra con la punta rivolta verso la porta, la ragazza si sposerà entro l’anno. Un bel da farsi se non ha scelto ancora il fidanzato. 
In caso contrario può sempre sperare nella proposta del calzolaio che probabilmente dovrà riparare il tacco della scarpa, sempre che sia ancora libero da vincoli sponsali.
In Svezia, Natale significa Yule Goat, il caprone dalle corna ritorte, protagonista della mitologia scandinava. 
In questo paese infatti, Babbo Natale è un uomo capra – e pensare che l’italianissimo personaggio televisivo Sgarbi ce lo ripete da sempre – e per tutta la Svezia, figurine in paglia a forma di capra sono presenti sugli alberi di Natale, mentre nella iconografia cristiana, l’uomo capra rappresenta Satana. 
Se avete conoscenze in Giappone, evitate di inviare gli auguri per le festività con biglietti di colore rosso. 
Mentre nella maggior parte dei continenti il rosso è il colore natalizio per eccellenza, nel paese del Sol Levante simboleggia invece la morte e viene adoperato per annunciare lutti e funerali. Per loro bisogna trovare un nuovo abbigliamento a Babbo Natale e persino un nuovo naso alla renna Rudolph, famosa proprio per la sua estremità paonazza.
Anche l’albero di Natale subisce trasformazioni bizzare e divertenti.
Negli States per esempio, hanno deciso di minimizzare gli spazi e quindi per evitare ingombri eccessivi, l’albero si fa capovolto. Ed è subito diventato trendy, anche se un po’ costoso. In qualche negozio di New York infatti lo si può acquistare al costo non tanto modico di seicento dollari.
Ho cercato sempre di immaginare come può essere il Natale nei paesi a sud dell’Equatore, dove è estate e spesso si trascorrono le feste sulla spiaggia. A Rio de Janeiro, dove tutti sognano una vacanza sui lidi di Copacabana, una ditta brasiliana qualche anno fa ha sponsorizzato il più grande albero natalizio galleggiante della storia, alto ottantacinque metri e pesante oltre quattrocento tonnellate. 
Stravangante come il suo Carnevale, anche a Natale non si poteva essere da meno, l’albero spara anche fuochi d’artificio.
Secondo una legenda, in Norvegia, durante la notte di Natale, arrivano anche strege e spiriti malvagi. Per evitare che vengano rubate, i norvegesi nascondono tutte le scope e sperano che le presenze maligne rimangano lontano dalle loro case. 
In Grecia c’è un misto tra religione e legenda. Protagonisti i bambini che si recano in gruppi nelle case dei vicini per cantare i kalenda, tipiche melodie del Natale greco. 
Riceveranno in cambio dei dolcetti che consumeranno solo nei giorni seguenti, perché il calendario ortodosso, che essi rispettano con molta rigorosità, impone il digiuno e l’astinenza fino al sei gennaio. In questo paese si ricordano anche i kallikantzaroi, figure mitologiche che secondo le legende greche, emergono dalle viscere della terra per popolare il periodo tra Natale e l’Epifania. Al loro ricordo sono dedicati in questo tempo molti spettacoli teatrali.
Prossimamente vedremo anche come si dà il benvenuto all’anno nuovo nei vari paesi del mondo.
 Per adesso possiamo affermare che rimane attuale il proverbio: “paese che vai, usanza che trovi”.
 
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