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Quando il poco basta e avanza

Quando il poco basta e avanza

TORONTO – Il capo canuto avvolto da un fazzoletto nero, l’abbigliamento spartano, scuro, monocolore, il viso dolce e segnato dagli anni, che nulla ha di duro e misterioso, come a volte viene dipinto il popolo sardo. Zia Gavina ha novant’anni ed è la più anziana dei quindici abitanti di Lollove, un piccolo borgo medievale, frazione di Nuoro, il paese più piccolo della Sardegna e – dicono – del mondo. L’unica cosa che i residenti chiedono al sindaco è la pulizia dalle sterpaglie della strada che dal capoluogo porta fino a loro.
Zia Gavina ha sempre vissuto lì, spostandosi solo tre volte, perché, dice, soffre di mal d’auto e non ce la fa ad arrivare. Con una lucidità da far invidia anche a chi ha la metà dei suoi anni, critica la società e i valori attuali, senza far mancare un po’ di ironia che la rende veramente simpatica e schietta. 
Anche se nel suo paese si parla una lingua unica, a metà tra il latino e il sardo, risponde alla giornalista con un italiano impeccabile, senza mai sbagliare un congiuntivo, meriterebbe un riconoscimento accademico, se messa a confronto con una fetta di laureati che lasciano a desiderare.
Le sue sagaci risposte, se parafrasate, perderebbero la loro intensità, ve le propongo alla lettera, mi auguro che facciano riflettere un po’ tutti, lo meritano.
“Lei è stata sposata?” 
“No, io sono ancora in vetrina!” e scoppia a ridere.
“E perché non si è mai sposata?”
“Perché mi sono innamorata della libertà!”
“Da quando vive qui?” 
“Da sempre, da quando sono nata, anche da prima” e sorride di nuovo.
Nel borgo medievale, sul quale – narra una legenda – pare sia caduta la maledizione di alcune suore fuggite dalla chiesa di Santa Maria Maddalena, a causa dell’accusa di relazione carnale di qualcuna di esse con i pastori del paese, un tempo erano in 400. “Eh però se ne son pentiti tutti di essere andati via”, dice zia Gavina. E perché? “Perché si cerca il pane migliore di quello fatto di grano”.
“Le dispiace di non aver visto il mondo?” Risponde decisa: “No, lo vedo da casa, e poi certe cose è meglio che non si vedano”, lasciando capire che allude alle brutture dalle quali vuole sfuggire.
Interrogata sulla crisi economica, non esita a manifestare la sua visione personale: “C’è una massima che dice: ‘A chi nulla desìa, soverchia il poco’”. 
“Questa l’ho fatta mia e non la si può smentire. Io non desidero nulla, ho poco e me ne avanza. La crisi? La gente sempre miagolando, che non si accontenta mai, perché non li sa spendere i soldi. Oggi tutti si lamentano che non arrivano alla fine del mese, ma roba da matti, io non so!” dice con impeto e sconcerto.
Ha vissuto la povertà del dopoguerra; per lei cresciuta con l’essenziale, senza aver mai usufruito dei vantaggi del boom economico italiano, i problemi non sono mai stati legati alla mancanza del benessere, ma alla sopravvivenza dei suoi cari.
“Per esempio, nell’ultima guerra, di lollovesi residenti ce n’erano 42 sotto le armi, e grazie a Dio, questo grazie a Dio lo ripeto, sono rientrati tutti sani e salvi”.
“Lei quanto prende di pensione?”
“Non me lo ricordo”. 
“Più o meno?” insiste la giornalista.
“Eh sulle 500 (euro, ndr)” 
“E le basta?” Con durezza quasi irritata replica: “Mi basta e ne avanza. Adesso tutti piangono miseria, ma mi facciano il santo favore! Ma cosa, mangiano? Marenghi, mangiano. Questi sono proprio spreconi! Insomma non sanno spenderli! Comprano magari le cose inutili e poi non ne hanno per comprare il pane che è più necessario”. 
Per i lettori più giovani, i marenghi erano delle monete d’oro coniate per celebrare la vittoria di Napoleone Bonaparte sugli austriaci nel giugno del 1800. Circolarono anche in Italia, con il valore di 20 lire di allora.
“Zia Gavina, sente la solitudine?” 
“No, se Dio ha voluto così, mi accontento”. E mentre una mosca le infastidisce il viso, dice alla giornalista: “Ma questa mosca voi l’avete portata?” 
 
 
 
 

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