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Quando Giuseppe Verdi fu nominato senatore

Quando Giuseppe Verdi fu nominato senatore

TORONTO – Nell’attuale Italia si stanno preparando nuove elezioni per una nuova legislatura, la 18ma  da quell’aprile 1948, quando iniziò la prima, dopo l’entrata in vigore della nuova Costituzione.
Anche gli italiani all’estero, sparsi in tutto il mondo, avranno la possibilità di eleggere dodici deputati alla Camera e sei senatori.
Ma in un’Italia non troppo lontana, quella del 1861, all’alba dell’Unità della nazione, vide tra i rappresentanti politici di notevole statura anche il compositore operistico di Busseto, Giuseppe Verdi.
É inconfutabile la presenza dei sentimenti patriottici e nazionalistici del musicista in diverse suo opere, una per tutte La battaglia di Legnano, che gli studiosi storici hanno definito l’opera dedicata per eccellenza al movimento risorgimentale. Anche I Lombardi alla prima crociata, Ernani, I vespri siciliani, Attila, sono capolavori artistici dove Giuseppe Verdi diede sfogo ai suoi sentimenti e alle sue emozioni politiche. Finanche il cognome del compositore fu usato come acronimo per professare una convinzione “viva V.E.R.D.I. Vittorio Emanuele Re D’Italia”. Nel 1862 il suo estro musicale si espresse nella composizione dell’Inno delle Nazioni, in occasione dell’Esposizione Universale di Londra.
Dai suoi rapporti con Mazzini e Cavour ne scaturì la proposta a candidarsi deputato della neonata Italia unita dal 1861 al 1865. 
Dopo aver incontrato il padre del Risorgimento, il conte Cavour, Verdi scrisse «Io desiderava da molto tempo conoscere personalmente il Prometeo della nostra nazionalità… 
Non iscorderò mai quel suo Leri, dov’io ebbi l’onore di stringere la mano al grand’Uomo di stato, al sommo cittadino, a Colui che ogni italiano dovrà giustamente chiamare Padre della Patria.  
Accolga con bontà, Eccellenza, queste sincere parole del povero Artista, che non ha altro merito se non quello di amare e d’aver sempre amato il proprio paese.» 
Riguardo alla sua insistenza affinchè Verdi accettasse il mandato alla Camera, nonostante il musicista ne fosse restio, lo stesso Cavour si espresse: «So che le chiedo cosa per lei grave e molesta. Se ciò malgrado insisto è perché reputo la sua presenza alla Camera utilissima. 
Essa contribuirà al decoro del Parlamento dentro e fuori d’Italia, essa darà credito al gran partito nazionale che vuole costruire la nazione sulle solide basi della libertà e dell’ordine, che imporrà ai nostri immaginosi colleghi della parte meridionale d’Italia, suscettibili di subire il genio artistico più assai di noi abitatori della fredda valle del Po».
Anche se la vita politica attiva non si confaceva alla sua personalità, umile e introversa, Verdi partecipò alla solenne seduta inaugurale del nuovo Parlamento, alla riunione durante la quale fu conferito al Vittorio Emanuele II il titolo di Re d’Italia, al discorso di Cavour sulla questione del Vaticano e del cattolicesimo nella nuova Italia liberale, all’approvazione dell’ordine del giorno per Roma capitale d’Italia. 
Oggetto di riflessione è che i padri dell’Italia unita intendevano aprire le porte alla Camera e al Senato a quelle persone che si distinguevano per il contributo anche culturale che davano alla nazione, per questo furono scelti il più grande musicista italiano, Giuseppe Verdi e contemporaneamente il più grande scrittore italiano del tempo, Alessandro Manzoni, l’uno come deputato e l’altro come senatore. Anche Giuseppe Verdi riceverà in seguito la nomina a senatore, nel 1874, per l’appartenenza a 2 categorie: “1. Coloro che con servizi o meriti eminenti avranno illustrata la Patria.
2. Le persone che da tre anni pagano tremila lire d'imposizione diretta in ragione dei loro beni o della loro industria.”
Eppure per Verdi non ci fu un attaccamento particolare alla poltrona. 
Nel ricevere la nomina egli stesso commentò: «Non era meglio che un altro andasse ad occupare quel posto? Che cosa ho fatto io? E che cosa potrò fare? Non so che dire: o per dir meglio dirò che è un gran imbarazzo per me e non giova a nessuno». 
Quanti oggi si esprimerebbero con la sua stessa onestà?
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