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Le quattro stagioni nell’estro musicale di Vivaldi

Le quattro stagioni nell’estro musicale di Vivaldi

TORONTO –  Si avvicina l’arrivo della Primavera, la stagione dell’anno che è simbolo di rinascita, della vita che si risveglia dopo il lungo sonno dell’inverno. La natura offre agli occhi umani le bellezze della sua rigogliosità, tra colori e profumi. Nel vasto repertorio musicale, a cavallo tra il XVII e il XVIII secolo, il compositore veneziano Antonio Vivaldi si lascia ispirare dall’alternanza dei quattro intervalli di tempo, nei quali i passaggi del sole suddividono l’anno e crea quattro concerti per violino solista e orchestra d’archi. 

É probabilmente il lavoro con il quale “il prete rosso” – così era soprannominato l’autore, sacerdote dalla folta capigliatura in gioventù vermiglia – è conosciuto in tutto il mondo.
La sua genialità espressa con l’uso degli strumenti a corda rievoca, di volta in volta, melodie ed effetti sonori che stimolano l’immaginario di chi ascolta, riconducendolo a paesaggi e atmosfere per ogni periodo dell’anno.
Quest’opera in particolare ebbe un successo quasi immediato e tutt’ora rappresenta uno dei lavori musicali più eseguiti al mondo.
Onguno dei quattro concerti è suddiviso in tre movimenti: Presto o Allegro, il primo e il terzo, Adagio o Largo, il secondo.
In ciascun concerto Vivaldi non risparmia nessuna particolarità che anche l’ascoltatore non esperto riesce a cogliere.
Nella “Primavera”,  che inizia nell’allegria di trilli festosi, si scorgono il canto degli uccelli, il temporale, una danza finale. 
L’estro del compositore veneziano raggiunge una straordinaria bravura nella parte centrale di questo primo concerto, con l’ausilio del violino solista, che viene descritta “il pastore di capre che dorme", con l’insieme dell’orchestra il “mormorio delle fronde" e con l’uso della viola “il cane che grida”.
Segue “L’Estate”, per la quale Antonio Vivaldi usa la tonalità minore, che rende la composizione più struggente. Durante lo scorrere del brano vengono evidenziati l’oziosa canicola, lenta e stanca nel secondo movimento,  mitigata dall’arrivo di un temporale, il quale fragore si espande per tutto lo svolgersi del concerto: i tuoni,  le precipitazioni e la violenza dell’aria accompagnano l’ascoltatore fino al termine di questa seconda parte.
Arriva quindi “L’Autunno” e torna la tonalità maggiore. 
Oltre ai violini e agli archi, troviamo l’inserimento dell’organo o cembalo.
La briosità di Vivaldi dà vita ad un personaggio, Bacco, nell’Allegro iniziale, con tutta la vivacità che può produrre l’ebrezza del vino,  realizzato proprio in questa stagione dell’anno.
Il primo movimento è quasi una danza, mentre il secondo movimento invece, l’Adagio, è dedicato ai “Dormienti ubriachi”, splendida pagina, ricca di note liriche che riescono a sottolineare un clima trasognato.
Il finale poi torna movimentato, con passaggi tra il violino solista e l’orchestra che raffigurano i preparativi per le battute di caccia.
A concludere “L’Inverno”, quarto ed ultimo concerto. Anche questa volta Vivaldi sceglie la tonalità minore, che esprime più intensamente la tristezza per l’arrivo del freddo, non solo atmosferico, ma anche interiore.
Intenso di espressività, è un pezzo musicale di rara bellezza, suoni onomatopeici e descrittivi, come il pizzicato per rappresentare la pioggia che cade.
Già dall’inzio, l’ascoltatore avverte una situazione come di smarrimento, fino all’incalzare melodico dei violini che portano quasi ad avvertire fisicamente il calo della temperatura, con le note acute e sottili riprodotte dagli strumenti.
Nel secondo movimento una temporanea tregua con l’Adagio, illusione momentanea che introduce all’ultimo dove l’insieme degli strumenti dipingono l’intensità della rigida stagione, il lento e incerto avanzare sul terreno ghiacciato e le sferzate del vento gelido.
Antonio Vivaldi integrò la presentazione di questo suo capolavoro con dei “sonetti dimostrativi”, scritti da lui personalmente, che illustravano ciascun movimento delle quattro parti componenti l’opera.
La vena artistica e il talento di questo compositore e violinista italiano ci hanno regalato tantissimi altri brani di autentica bellezza, ma Le quattro stagioni restano senza dubbio una gemma preziosa del suo repertorio.
 
Guida all'ascolto: https://www.youtube.com/watch?v=PvHrMYlZztA
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