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Le proprietà del profumo sin dalla notte dei tempi

Le proprietà del profumo sin dalla notte dei tempi

TORONTO –  L’olfatto è uno dei cinque sensi che madre natura ci dona sin dalla formazione nel grembo materno. Cinque strumenti che diventano fondamentali nella nostra vita, provate per un solo istante a fare a meno delle vista, chiudendo gli occhi, o dell’udito, tappandovi le orecchie.
Il naso si sviluppa nel feto durante il periodo di gestazione che fa riferimento tra le undici e le quindici settimane e sembra che l’olfatto, – il senso che ci permette di percepire gli odori – sembra sia messo in attività dal liquido amniotico. Pensate che il bambino nasce già riconoscendo l’odore del latte materno e si pensa che questa esperienza possa essere imparata durante la vita fetale. Che cosa straordinaria!
Poi, crescendo, si entra in contatto con i diversi odori che ci circondano e impariamo a conoscere e a distinguere quelli gradevoli da quelli sgradevoli. Diciamoci la verità: non abbiamo forse iniziato a scegliere i nostri cibi preferiti dal profumo che essi emanano durante la preparazione? 
Chi non ricorda il goloso aroma che si sentiva in casa della nonna quando cucinava le sue famose torte?
Per me che ho avuto la fortuna di avere non solo le nonne ma anche la mamma che considera la sua cucina un santuario, ogni cibo e ogni piatto è un ricordo che riaffiora se solo ne sento il profumo.
Essendo poi donna, non è  mancata la scoperta di cose interessanti sul comò della mamma. Un rossetto, una bottiglietta di smalto e la mitica boccettina del profumo. 
Basta una goccia, indossata in un giorno qualsiasi, senza un motivo speciale, e la nostra mente imprime momenti e sensazioni che faranno parte del nostro bagaglio dei ricordi per sempre. Messaggi, vibrazioni che si legano alla nostra mente e diventano indissolubili.
L’etimologia della parola risale a “per fumum”, quando gli uomini nell’antichità, bruciando del legname resinoso, si accorsero che il fumo sprigionava odori gradevoli. Nella religione cattolica, l’incenso bruciato in grani è uno dei tanti segni che la liturgia usa per esprimere dei messaggi, dei sentimenti e degli atteggiamenti spirituali. 
Simboleggia la preghiera e la venerazione verso Dio o l’onore reso alla pesona ritenuta importante. 
È presente anche nei Vangeli, citato da Marco e da Matteo nell’episodio della donna che si avvicina a Gesù e gli cosparge il capo di un olio prezioso e profumato. Ancora da Giovanni, quando racconta che Maria, sorella di Lazzaro, cosparse i piedi del Maestro in visita alla famiglia con “profumo di puro nardo”. 
E quando le pie donne si recarono presso la tomba di Gesù per cospargere il corpo di unguenti profumati. 
Tra i Babilonesi, i guerrieri si spalmavano il corpo con balsami profumati durante i riti propiziatori che precedevano le battaglie. 
Gli Egizi e gli Assiri attribuivano un potere magico ai profumi. 
I primi documenti della profumeria risalgono proprio all’antico popolo egizio. Per i suoi benefici sull’organismo, vennero attribuite a queste sostanze caratteristiche divine e si pensava fossero il mezzo con il quale gli dei comunicavano con gli uomini. 
Emblematico anche il rito dell’imbalsamazione: alla morte del Faraone il suo corpo veniva letteralmente riempito di essenze come mirra, cassia e cedro, per essere poi avvolto in bende impregnate di olii aromatici.
Le donne dell’antica Grecia, imitando la loro dea preferita, usavano olii aromatici e profumi per ogni parte del corpo, oltre a balsami e pomate odorose. I profumi erano simbolo di lusso e raffinatezza e non ne mancavano di costosi e rari.
Presto dunque l’uso del profumo e il senso a lui connesso divennero uno strumento di seduzione che potrebbe raggiungere altissime possibilità.
Anche le donne romane pare spendessero fortune per assicurarsi essenze di mirra e incenso per poi passare all’aroma agrumato del limone, del bergamotto e del sandalo, provenienti dai territori persiani. 
Ma la vanità romana non era solo femminile. Anche gli uomini dedicavano del tempo alla cura del proprio corpo e addirittura profumavano anche i loro cavalli.
La storia del profumo è lunga, continueremo a seguirla e a lasciarci inebriare nelle prossime pagine di questa rubrica.
 
 
(continua)
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