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Le favole di Esòpo e la loro attualità

Le favole di Esòpo e la loro attualità

TORONTO – Esòpo è stato uno scrittore greco antico, noto per le sue favole, che sono tutt’oggi molto popolari e apprezzate. 
Potrebbero sembrare piccole storielle da raccontare ai bambini, anche perché quasi sempre sono gli animali che fanno da protagonisti. 
Ma il loro contenuto è molto più profondo perché  rispecchia, ancora oggi, senza tema di smentita, la nostra vita nei vari aspetti.
E per la veridicità dei suoi discorsi, senz’altro  scomoda a molti, Esòpo,  fu ucciso dalla popolazione di Delfi, dopo essere stato assalito durante una delle sue orazioni pubbliche. 
Da sempre chi potrebbe far riflettere sui mali della società non è ben visto.
Quanto mai vera è anche oggi la storia notissima della volpe e l’uva? Come si adatta bene a tanti aspetti anche sulle scrivanie dei potenti e sull’arrivismo compulsivo della nostra società! 
Ma il racconto della “gallina dalle uova d’oro” è quello che per me descrive maggiormente il modo di essere dei nostri tempi, che  ci vedono mai contenti di ciò che abbiamo e le nostre ambizioni a volte ci portano a superare ogni limite fino a poi danneggiare noi stessi irrimediabilmente.
In breve: un contadino un giorno nel suo pollaio trovò un uovo d’oro pensando fosse stato deposto da una sua gallina. 
Credendo che dentro il povero pennuto ci fosse una massa d’oro, lo uccise, per diventare ancora più ricco, ma con suo disappunto trovò la gallina simile a tutte le altre comuni galline.
Esòpo visse nel quarto secolo avanti Cristo, quindi a occhio e croce 2.300 anni fa circa. Un tempo incredibilmente lungo da allora ai nostri giorni.
Ma ancora oggi quanti di noi possono identificarsi in quel contadino? 
Non siamo anche noi così avidi che arriviamo a distruggere ciò che abbiamo, per avere sempre di più, perdendo invece e per sempre anche quel tanto già sufficiente alle nostre esigenze? 
Basta solo guardarci intorno: i disastri ambientali ormai non si contano più. Tanto per dirne una.
Non sono bastati millenni per capirlo, fino a quando un giorno ci accorgeremo di aver vanificato completamente ciò che ci circonda, sempre a discapito delle generazioni future, siamo già sulla “buona” strada, nel distruggere, non nel renderci conto.
Ma l’uomo è fatto così.
Intorno a noi c’è davvero tanto, da non dover desiderare altro, è davvero triste considerare che il materialismo alimenta il nostro pretendere sempre di più, sin da piccoli, rendendoci suoi schiavi. 
Non si tratta della nobile frase del poeta Alfieri: “Volli, sempre volli, fortissimamente volli”. Egli si riferiva al desiderio di essere qualcuno, di vedere davanti una meta da raggiungere. 
Anche in questo campo si potrebbe rischiare l’esagerazione e quindi  rischiare un arrivismo negativo di carattere sociale.
Guardiamo per esempio alcuni sportivi che pur di primeggiare ricorrono a sostanze dopanti. Ma c’è davvero soddisfazione poi a essere slealmente i primi?
Ciò che invece mi turba di più è l’avidità materiale, il possedere, l’avere sempre le mani traboccanti di tutto, senza apprezzare niente.
Rileggiamo ogni tanto le favole di Esòpo, sono pillole di saggezza, e leggiamole anche ai più piccoli che prenderanno in mano il mondo, domani. 
Saranno davvero ricchi, se impareranno a valorizzare gli insegnamenti di un tale vissuto più di due millenni fa.
Concludo con un indovinello, per i quali Esòpo era anche apprezzato: “Qual è quella cosa che ognuno aspira a raggiungere ma che se gli fosse offerta immediatamente rifiuterebbe come si rifiuta un pessimo affare?… La vecchiaia”. 
Questa però è un’altra storia.
 
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