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La lingua italiana ancora tutta da imparare

La lingua italiana ancora tutta da imparare

TORONTO – Una volta sentii dire: “La prima lingua straniera che si impara quando si inizia la scuola è l’italiano”. Non mi trovavo ancora in Canada, ero nella mia patria di origine, l’Italia e l’affermazione mi lasciò alquanto sbalordita.
Capii con il tempo che purtroppo era proprio così. La colpa principale, almeno quando iniziai io la scuola, era data al dialetto ancora diffuso. Mio padre me ne impediva l’uso perché – sosteneva- mi avrebbe dato difficoltà a scuola.
Ricordo la dedizione della mia maestra elementare nell’insegnarci l’uso della punteggiatura, dell’apostrofo, delle coniugazioni verbali. Pagine e pagine di quaderno piegate a metà dove suddividere e stendere chilometri di tempi, in tutte le persone, dal presente all’infinito.
Non vi dico quanto tempo è passato, qualche decade di sicuro, ma la lingua italiana è ancora una nemica ostile per sette italiani su dieci, secondo un’indagine recente, che riporta quanto litighiamo con la grammatica e come  facciamo errori pesanti sia nello scritto che nel parlato.
La ricerca è sata condotta seriamente su un campione di circa ottomila italiani, di età compresa tra i diciotto e i sessantacinque anni, convolgendo trenta esperti tra sociologi e letterati che hanno evidenziato gli errori principali commessi dagli italiani.
Ben il settantuno per cento ha problemi seri con la propria lingua madre, nonostante il grado di istruzione si sia elevato parecchio negli ultimi cinquant’anni. Secondo l’Istat nel 2015 la quota di 25-64enni con almeno il diploma di scuola superiore era pari al 59,9 per cento. E allora cosa si è studiato in tredici anni di scuola?
Il trentuno per cento ha problemi con la punteggiatura, il quarantacinque per cento con l’apostrofo e il trentaquattro per cento con il congiuntivo. Che bestia nera il congiuntivo! Una trappola dove -diciamoci la verità- la maggiorparte di noi cade, nonostante il tentativo di riflettere e capirne l’uso.
La lingua italiana ha le sue regole, ma a queste le eccezioni sono infinite. Cosa suggeriscono gli esperti per migliorare? Leggere con regolarità, scrivere a mano ed evitare i neologismi del parlato.
Eh sì, bisognerebbe abbandonare computer e tablets, videogiochi ed altre distrazioni per tornare ad un sano e buon libro. La vedo un’impresa difficile al giorno d’oggi.
Per non affrontare poi quello che io definisco un dramma: i messaggini inviati con lo smartphone.
Vi è capitato leggerne alcuni? La lettera K ha preso il posto delle CH, la X si usa per non scrivere PER e l’incalzante terminologia inglese sta prendendo il posto nelle conversazioni scritte e parlate.
Chi è impegnato più in una riunione? Oggi si dice meeting. Non si esce più a fare acquisti, ma ci si dedica allo shopping. E un lavoro non è più a tempo pieno, ma full time.
Siamo in piena globalizzazione, dobbiamo abbattere i confini, sono d’accordo, ma ho paura che finiremo con il costruire altre torri di Babele per poi non capirci più. La conoscenza delle lingue è un aspetto meraviglioso che apre davvero i nostri orizzonti sull’intero universo, ma impariamole bene, una per una, senza mischiarle. Solo così possiamo sentirci ricchi e padroni del mondo. 
La nostra lingua italiana sarà anche tra le più difficili, ma possiede un’immensità di espressioni difficilmente traducibili. Facciamone tesoro.
 
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