CorrCan Media Group

L’ossessione di un’immagine perfetta

L’ossessione di un’immagine perfetta

TORONTO – L’hanno chiamata la “Sindrome di Barbie e Ken”, dalla famosa bambola e dal suo fidanzato, realizzati nel 1959 dalla casa americana Mattel. Prototipi di figure slanciate, magre, con le giuste forme ed un fisico sotto tutti i punti di vista perfetto. 
Ma finchè si tratta di bambole da realizzare in fabbrica non esiste nessuna difficoltà, anche se tra le polemiche suscitate dalla loro creazione emerge proprio quella di voler dare l’immagine di una donna poco realistica, dall’aspetto anatomico costruito, dal quale le bambine potrebbero essere ossessionate.
Il problema preoccupante invece è che sempre più adulti oggi vogliono assomigliare a loro, ricorrendo alla chirurgia estetica non solo per correggere difetti e imperfezioni, ma per modificare il proprio corpo in forma maniacale ed esasperante.
Il concetto di bellezza è soggettivo, c’era un detto che recitava “Non è bello ciò che è bello, ma è bello ciò che piace”.
Eppure tanti si rivolgono al chirurgo estetico chiedendo: “Vorrei avere i lineamenti della Barbie”, “Riuscirebbe a farmi assomigliare a Ken?” con la voglia irrefrenabile di apparire perfetti.
Ineccepibili la riflessione e le perplessità del professor Carlo Gasparoni, (nel riquadro in piccolo) docente al Master di Chirurgia Estetica della Faccia dell’Università Tor Vergata di Roma. 
Alle sue spalle anni di esperienza acquisita in ambulatori in Italia e all'estero. Ha lavorato a fianco di prestigiosi chirurghi brasiliani, sviluppando tecniche personali come la ‘lipoaspirazione superficiale e una nuova tecnica di correzione delle deformità del seno’.
É anche membro delle più importanti società italiane e straniere di Chirurgia Plastica ed Estetica, si dedica attualmente solo alla chirurgia estetica con particolare predilezione per il naso e per il viso.
Per lo specialista italo-brasiliano il problema di voler assomigliare a tutti i costi a modelli che variano dalle famose bambole a personaggi dello spettacolo, è di natura psicologica e colpisce quei soggetti che sono alla ricerca di una loro identità ben definita.  
Pensano che avendo le stesse apparenze di personaggi conosciuti, riuscirebbero ad accattivarsi la stessa ammirazione, allontanandosi dalla realtà della vita e credendo di mascherare le difficoltà dietro un'immagine apparentemente gradita alla società.
Perchè quest'ultima – dobbiamo tistemente constatarlo – oggi troppo spesso si ferma a giudicare in superficie e la forma diventa più importante della sostanza, per dirla in modo essenziale.
Da esimio professionista, il dottor Gasperoni sostiene che un medico “ha come dovere di curare le persone malate e non di assecondare la loro malattia.
Se una persona chiaramente disturbata chiede di assecondare i suoi disturbi, il medico non deve farlo, ma deve indirizzarla verso una cura. In altre parole aiutare una persona a somigliare a quelle bambole è la negazione della missione del medico, il cui comportamento è da censurare perché non etico. Certe trasmissioni televisive che mostrano queste persone malate di mente per farne uno spettacolo, andrebbero censurate, perché in questo modo si spingono le persone che sono borderline a propendere verso una soluzione irreale dei propri problemi, si fa un danno alla società”.
Abusando dei bisturi, sotto le mani di chirurghi forse interessati più alle loro parcelle che alla salute psico-fisica di un loro paziente, ci sono persone che arrivano a perdere non solo le caratteristiche somatiche derivate dal patrimonio genetico, ma si lasciano ridurre a vere e proprie maschere  inguardabili, a fenomeni da baraccone che suscitano disapprovazione e sconcerto.
Senza prendere in considerazione poi i costi esorbitanti, le conseguenze negative che hanno portato anche a sfigurare volti e corpi, con successive forme di depressione culminate con il suicidio. 
Forse sarebbe il caso di tornare a dar valore alle cose essenziali della vita. Il nostro aspetto, la nostra apparenza fanno parte del bagaglio biologico trasmessoci dai nostri genitori, i nostri tratti somatici raccontano la storia della famiglia alla quale apparteniamo e descrivono chi siamo, ci rendono unici e inconfondibili. 
Dovremmo considerarlo un tesoro e difenderlo, piuttosto che modificarlo. Facciamoci apprezzare per la nostra intelligenza che non ha bisogno di bisturi, ma soprattutto non subirà i danni del tempo.
 

 
More in Sport