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Incontri: Luigi Albanese, pianista

Incontri: Luigi Albanese, pianista

TORONTO –  La sua passione è dare ai suoi studenti gli strumenti necessari per diventare dei musicisti autonomi. Insegnare il linguaggio della musica per parlarlo liberamente è il suo credo.
Oggi incontriamo il maestro Luigi Albanese, docente di musica, nonché pianista, che lasciata la bella cittadina di Pescara, sul mare abruzzese, ora vive e insegna la sua arte a Toronto.
Mi ha incuriosito e alquanto compiaciuto la sua convinzione che la musica dovrebbe far parte delle attività curriculari di ogni bambino, che ne otterrebbe benefici incommensurabili. Il maestro sostiene infatti che un pianista sa leggere un linguaggio universale e impara a suonare ogni sorta di musica, che sia classica, moderna, jazz o popolare. Nel suo insegnamento è attento non solo a tutto ciò che riguarda la musica, la teoria e la musicalità, ma anche a competenze importanti come l’autodisciplina. Spinta dal suo entusiasmo, gli ho rivolto alcune domande.
Maestro, cos’è per lei la musica?
La musica per me è pura espressione dell’anima. È poesia e senza di Essa (maiuscola voluta dal maestro, come rispetto e sublimazione dell’arte) la vita non avrebbe senso.
Da quanti anni insegna musica a Toronto e come si trova?
Insegno pianoforte qui a Toronto da circa sette anni, mi trovo molto bene. I miei studenti vanno da cinque anni in su. Qui in Canada l’interesse per lo studio della musica è molto alto, in genere la formazione musicale parte già dai primissimi anni di scuola.
Quali sono le differenze tra lo studio della musica in Canada e in Italia?
In Italia, così come nell’Europa in genere, lo studio della musica classica viene visto come una elevata formazione artistica/culturale. Durante la mia esperienza musicale qui in Canada ho notato che i programmi musicali sono facilitati rispetto a quelli nostri. Ciò permette che lo studio della musica sia alla portata di quasi tutti e non selettivo come accade spesso in Europa.
Si studia di più oggi la musica o quando era studente lei? C’è futuro per la musica classica in Nord America?
Purtroppo sono sempre meno le persone che si accostano allo studio della musica classica con la speranza di poter fare carriera un domani. Il Nord America offre comunque delle scuole e delle università per la musica, di alto valore,  presso la cui formazione potrebbe avviare alla carriera concertistica. Qui a Toronto sono molte le persone che comunque si accostano allo studio della musica classica, sia pure per un proprio piacere personale e non professionale.
Quali sono le aspettative dei suoi studenti?
Come figura di maestro cerco sempre di spronare  al massimo i miei studenti, di farli appassionare credendo nelle loro capacità. Toronto è una metropoli e le persone di talento non mancano sicuramente.
Se le chiedessi un resoconto, com’è stata finora la sua esperienza di docente musicale qui in Canada?
Mi ritengo una persona fortunata che è riuscita a ricavare un mestiere dalla propria passione. 
Purtroppo in Italia non sarebbe stato possibile per molti motivi. Mi affido al destino che ha voluto portarmi qui. Spesso chiudo gli occhi quando sono al piano e mi riconnetto con l’anima alla mia bellissima terra natale, dove suoni e colori mi danno la gioia e la forza di andare sempre avanti.
Si dice che si può sempre migliorare, secondo lei sotto quale aspetto e cosa consiglierebbe?
Affronto questo viaggio musicale con grande ottimismo, perché nella vita si può sempre migliorare, non smettendo mai di credere in qualsiasi percorso si decida di intraprendere. Buona musica a tutti.
 
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