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Il presepe, una tradizione di quasi otto secoli

Il presepe, una tradizione di quasi otto secoli

TORONTO – Possiamo ormai dire che il Natale è alle porte. Lo evidenziano le vetrine dei negozi, le musiche alla radio, le pubblicità sui mezzi di comunicazione. 
Le case cominciano a rivestirsi di luci e colori e in quelle dove vivono le famiglie cattoliche, si fa spazio ad una tradizione che si ripete, anno dopo anno, accompagnando la vita di generazioni, quella del presepe.
In realtà, il Natale è la festa in cui ricordiamo la natività, la nascita di Gesù, anche se tanto altro ha preso così prepotentemente il sopravvento che quasi quasi non ce ne rendiamo più conto. 
Il presepe serve proprio a riportarci all’essenza di questa festività perchè è la riproduzione, arricchita dalla fantasia e dai costumi locali, di ciò che dev'essere avvenuto duemila anni fa in terra di Palestina. 
Era questa l’idea di San Francesco d’Assisi, che nell’ormai lontano 1223 ebbe l’idea di celebrare il Natale in un modo nuovo, rappresentando la nascita del Bambino.
Il frate era stato pochi anni prima in quelle terre dove si collocava la nascita e la vita del Figlio di Dio, portando con sè tanti ricordi, compreso quello forse più emozionante per lui, la visita alla grotta dove probabilmente Maria aveva dato alla luce il Divino Bambino.
Scelse Greccio, perchè un giovane gli offrì di usare dei terreni dove sorgevano delle grotte naturali, come quelle che aveva visitato Francesco nei pressi di Betlemme. 
Finanche Onorio III, papa di allora, approvò il progetto del fraticello e la notte di quel Natale 1223, gli abitanti delle campagne nei dintorni diedero vita ad una revocazione che sapeva di mistico e di incanto. 
Pastori, donne, contadini animarono le ore con canti e cori festosi. La luce delle loro fiaccole illuminarono gli ambienti. 
Un frate lesse le pagine del Vangelo dove si descrive come il Figlio di Dio si fece uomo e nacque sulla terra. San Francesco concluse la commovente rappresentazione con queste parole: “Fratelli, siete accorsi stanotte per vedere con i vostri occhi la nascita del nostro Signore. 
Egli è nato umile e povero, e umili erano anche le persone che lo hanno adorato. 
L’umiltà e la povertà con le quali Dio si è rivelato all’umanità sono l’unica via che conduce al bene assoluto; in questo sta la perfetta letizia. Oggi Greccio è diventata la nuova Betlemme, andate e annunciatela a tutti”.
C’è un’altra versione meno nota sull'inizio della tradizione del presepe, dove si narra che un cavaliere virtuoso che per amore di Cristo aveva abbandonato le armi.  
Egli raccontò di aver avuto la visione di bambino bellissimo che dormiva in una mangiatoia e che il frate Francesco, presolo in braccio, sembrava volesse svegliarlo.
Secondo questa versione, fu lo stesso cavaliere a raccontare la visione a San Francesco e a voler rendere più reale le descrizioni del Vangelo con una rappresentazione vivente. 
Oggi nel luogo dove avvenne  per la prima volta la manifestazione in ricordo della Natività, sorge un Santuario che lo stesso fraticello di Assisi eresse nella Valle Santa, che comprende altri tre Santuari voluti dal Santo. 
Territorialmente è nella provincia di Rieti, incastonato nelle rocce dei monti, vicino all’antico borgo medioevale di Greccio.
Nel corso degli anni i presepi sono stati adattati agli ambienti presso i quali venivano riprodotti.
I cattolici nativi americani hanno scelto una tenda ed i personaggi compresa la Sacra Famiglia, vestono piume e abiti tipici degli indiani. 
Per gli esquimesi invece la grotta si trasforma in un igloo e per ogni etnia personaggi e luoghi prendono le sembianze autoctone. In Italia è senz’altro da evidenziare l’estro, il talento e la fantasia dei maestri napoletani che sin dall'anno mille arricchiscono la scena essenziale, rendendola ogni volta sempre più attuale.
Le statuette create hanno significati profondi e ben precisi, dando spazio non solo all'immaginazione, il fornaio che simboleggia l’Eucarestia, il ponte immagine del passaggio, il pescatore che rappresenta anche Dio come pescatore di anime.
Celebre il quartiere di San Gregorio Armeno, nella città partenopea, conosciuto dai locali come “O vico de’ pasture”, che è la sede perenne dei presepi, dove nei due mesi precedenti il Natale, letteralmente fiumane di persone vanno alla ricerca della statuetta, nuova, rara e preziosa.
Senza disdegnare le varie decorazioni che allietano la festa del Natale, il presepe rimane senza dubbio l’emblema della festività stessa. 
Grande o piccolo che esso sia, è il significato che conta.
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