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Il Carnevale degli animali: tra musica e fantasia

Il Carnevale degli animali: tra musica e fantasia

Guida all’ascolto >>> YouTube Video:
 https://www.youtube.com/watch?v=poTi3f1pCcs  >>>

 
TORONTO – L’estate volge al termine. Che facciamo? 
Una visita allo zoo? No, rimaniamo in poltrona e ascoltiamo una delle composizioni più famose del musicista francese Camille Saint-Saëns. 
Il Carnevale degli animali, una raccolta di quattordici brani dove l’autore descrive in musica alcune specie zoologiche, associandole idealmente ad alcuni personaggi del suo tempo poco disposti ad apprezzare la sua musica. L’ascolto diventa un divertimento. 
Attraverso la scelta degli strumenti rende così evidente la descrizione degli animali, e all’improvviso sembra quasi di esserci trasferiti in uno zoo. Vi accompagno!
Il primo brano comprende l’introduzione e la marcia reale del Leone. 
Gli archi accentuano il passo cadenzato del re della foresta, mentre il piano cerca di rendere l’idea della fierezza imperiale, che incute quasi paura. 
Segue poi il brano dei galli e delle galline, straordinari i violini che sembrano ripedere il coccodè dei pennuti. Poi gli emioni o asini selvatici, in seguito le tartarughe. 
La musica lenta e dolce descrive l’andatura  placida di queste silenziose creature.
Ecco arrivare l’elefante: le note del  contrabasso non solo riescono a rappresentare la robustezza dell’animale più grande di tutto l’universo a quattro zampe, ma sembrano quasi anche imitarne il barrito. 
È la volta dei canguri e subito la spiccata agilità di due pianoforti rievoca il saltellare. 
Quindi il brano dell’acquario, e qui  l’uso dei tasti acuti del pianoforte descrive perfettamente la leggerezza con la quale i pesciolini si muovono mentre la dolcezza degli archi e del flauto traverso rende l’idea dell’acqua che ondeggia, straordinario, è per me la pagina più bella della composizione.  E ancora i personaggi dalle  orecchie lunghe, in questo episodio il compositore si è davvero lasciato andare, complici i violini, a una vera e propria presa in giro verso i critici musicali dell’epoca, ritenuti da lui degli “asini” incapaci di comprendere le sue pagine. 
Il ragliare dei due violini arriva a suscitare anche ilarità. 
Il nono episodio è quello del cucù nel bosco, qui è il clarinetto a “cantare” il verso onomatopeico dell’uccello… mentre il pianoforte ci regala accordi che descrivono l’ambiente un po’ misterioso del bosco, il clarinetto ripete “cu-cu… cu-cu… cu-cu”. Rimaniamo nel mondo degli alati con il prossimo brano, La voliera. 
Flauti, e pianoforte suonato sulle note acute, imitano i volatili chiusi in gabbia, alla ricerca di una tanto desiderata scappatoia per volare liberi e non più prigionieri.
Evadiamo un po’ dal regno animale, anche se con il prossimo episodio, i pianisti, l’autore ci ripropone gli estenuanti esercizi che i dilettanti musicisti compiono appesantendo scale musicali sulla tastiera bianconera, con l’intervento anche degli archi per rendere il tutto più pedante, è questo poi il riferimento animalesco. Seguono i fossili, ed è lo xilofono a far parlare ossa e ossicine, che quasi danzando si toccano e creano suoni e rumori. 
Saint-Saëns ironizza un po’ su se stesso, associando la propria arte a un’immagine antiquata come appunto quella dei fossili.
Il penultimo quadro è quello de Il Cigno, senz’altro il più conosciuto, rappresentato anche nella danza, sui palcoscenici del mondo. 
L’eleganza del pennuto bianco è affidata a un violoncello che con il canto melodioso, accompagnato dal pianoforte, celebra il trionfo della musica sull’ironia. 
Come tutti i finali che si rispettano il coinvolgimento è dell’intera orchestra che in un gioioso vortice ci conduce in una carrellata festosa, riproponendo i vari protagonisti di tutta l’opera.
Il musicista francese volle che quest’opera fosse resa nota solo dopo la sua morte, temendo che – interpretata come scherzo musicale – potesse minare la sua reputazione. Peccato che non seppe mai, invece, quanto successo ebbe nei decenni a venire.  
Guida all’ascolto: 
https://www.youtube.com/watch?v=poTi3f1pCcs



il musicista Camille Saint- Saëns
 
Camille Saint-Saëns è nato a Parigi il 10 ottobre 1835. È stato uno dei bambini prodigio più dotati musicalmente di tutti i tempi. A soli 2 anni inizia a suonare il pianoforte con la prozia Charlotte e compone un breve pezzo per pianoforte a soli 4 anni (prima di Mozart che lo compose a 6!). Camille era un genio non solo nella musica: a 3 anni già scriveva e leggeva e a 7 anni sapeva già il latino! Era appassionato anche di geologia, archeologia, botanica, entomologia (la scienza che studia gli insetti, in particolare lo interessavano i lepidotteri cioè farfalle e falene), matematica, acustica, scienze occulte, filosofia, astronomia (possedeva un telescopio). Oltre al Carnevale degli animali e alla Danza macabra, ha scritto sinfonie, concerti per pianoforte, violino, violoncello, musica per organo,  musica da camera, messe e composizioni sacre, opere liriche (la più famosa è Samson et Dalila). Muore di polmonite, a 81 anni, ad Algeri.

 
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