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Il blues: dai campi di cotone alle ribalte di tutto il mondo

Il blues: dai campi di cotone alle ribalte di tutto il mondo

TORONTO –  Quando parliamo di musica facciamo la distinzione di generi e cioè quelle categorie che raggruppano le composizioni e i brani cercando tra loro le somiglianze e le analogie.
Dalla classica al pop, dal jazz al rock, tutti insieme formano la cosidetta trilogia che si suddivide in musica colta, musica tradizionale e popular music.
Ognuno di loro è fatto non solo di composizioni musicali, ma corredato anche di trascorsi storici che ne caratterizzano la nascita e l’evoluzione. 
Come nel caso del blues.
Nato a metà del diciannovesimo secolo, tra le piantaggioni di cotone che si snodavano lungo la Cotton Belt nel sud degli Stati Uniti, affonda le sue radici tra le comunità di colore, sottoposte ad una vera e proprio vita di schiavitù, la cui unica libertà era quella di esprimere il dolore, la fatica, l’angoscia di una vita fatta di soprusi e sottomissione, attraverso la musica e il canto.
Per loro era quasi una forma di liberazione, significava alimentare la speranza di giorni migliori. Le loro canzoni lamentose venivano accompagnate solo dal battito ritmico delle mani e contenevano sentimenti di nostalgia, rammarico, desolazione.
Il blues come stile musicale nacque in seguito dall’incontro tra la tradizione musicale africana e gli strumenti musicali europei.
Nel corso degli anni il blues ha assunto il carattere di un mezzo di espressione di sé, quasi una sorta di catarsi, di purificazione, con l’intento di sollevare l’artista, e di conseguenza l’ascoltatore, dalle pene della vita.
Il Chicago blues è probabilmente il più famoso ed ascoltato stile blues, ed è quello che in genere viene in mente quando si pensa al blues suonato dal vivo nei club. 
Sembra quasi vederli, quei locali fumosi, con un piccolo palco affollato di musicisti che improvvisano con le loro chitarre elettriche, l’armonica amplificata, il pianoforte, il basso e la batteria, era questo il primo stile Chicago. 
La cittadina dell’Illinois, sulle rive del lago Michigan, crebbe fino a diventare un centro della musica blues durante gli anni ’30 e ’40 quando migliaia di persone del Mississippi lasciarono le piantaggioni e si diressero verso Nord per lavorare nelle fabbriche. 
Il primo blues elettrico di Chicago degli anni ’50: un’armonica estremamente amplificata, una “slide guitar“ e un piano come strumenti solistici. Un pioniere nell’utilizzo di questa formazione strumentale fu il gruppo di Muddy Waters. 
Dalla fine degli anni ’50 lo stile Chicago blues continuò a evolversi con una nuova generazione di chitarristi che si ispiravano a B.B. King, il cui modo di suonare, su un corda singola, facilitò la definizione del sound della chitarra blues moderna.
Nei primi del Novecento questo genere musicale approda anche in Italia, ma nell’epoca fascista subì un fermo, visto che la musica straniera e soprattutto quella afroamericana, era stata messa al bando. «Mussolini aveva proibito la diffusione della musica americana e del jazz. Però era difficile impedire tutto. Così i grandi classici potevano circolare a patto… di essere eseguiti da orchestre italiane e con titoli italiani: ecco perché ’Saint Louis Blues’ diventò ‘Tristezze di San Luigi’» racconta Paolo Conte. 
Alla fine della seconda guerra mondiale, gli americani sbarcati in Italia come liberatori, portarono con sè oltre alle tavolette di cioccolata e al peanut butter anche dischi della loro patria e negli anni Settanta addirittura ci furono artisti inglesi e americani d’oltre oceano che si trasferino in Italia contribuendo alla diffusione del blues anche nel Belpaese.
Sono diversi gli esponenti italiani che hanno preferito questo genere musicale, anche se spesso è rimasta una scelta di nicchia.
A farsi apprezzare nel settore popolare sono senza dubbio i nome di Zucchero e Pino Daniele, che sono riusciti a fondere le caratteristiche del blues americano con quelle della canzone pop italiana.
Zucchero della bassa padana e il compianto Pino Daniele di origini tutte partenopee sono riusciti a mescolare il dialetto napoletano, la melodia della canzone leggera italiana e le note a volte struggenti del nostalgico blues, dando ai loro brani un aspetto quasi mediterraneo e senza dubbio innovativo, riscuotendo un ottimo successo sia popolare che commerciale.
 
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