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I proverbi fonti inesauribili di verità sempiterne

I proverbi fonti inesauribili di verità sempiterne

TORONTO – Vengono definiti “La saggezza dei popoli” e le loro origine si perde nella notte dei tempi. I proverbi da sempre accompagnano circostanze ed eventi della vita e ce n’è uno immancabilmente per ogni situazione.
Potremmo sfidarci a chi ne conosce di più ma resta il fatto che  – come mi sono sentita ripetere, senza possibilità di smentita – “I proverbi non sbagliano mai”.
Sono la sintesi di esperienze vissute, che si ripetono allo stesso modo e con le stesse risultanti, tanto da diventare quasi una legge, spesso difficili da confutare.
L’etimologia del termine è molto semplice, deriva dal latino verbum, che significa semplicemente parola.
Addirittura un'intera sezione della Bibbia è intitolata proprio  Libro dei Proverbi, frasi, massime e poemi di contenuto religioso e morale, perlopiù attribuiti al re Salomone, facevano parte della legge non solo spirituale, ma anche civile per il popolo ebraico.
Scritti ripresi poi anche dalla cultura religiosa cristiana nella parte del libro sacro antecedente alla venuta di Cristo.
Il tutto nasce dall’esigenza di trasmettere ai propri discendenti ciò che la vita insegna e nei tempi remoti questa pratica era soprattutto orale, per cui bisognava concentrare il discorso in una sentenza di immediata efficacia, che rimasse impressa.
Servivano degli aforismi, che in poche parole esprimessero il concetto, anche con degli analogismi.
Nella cultura latina, grandi scrittori, politici, oratori ne facevano largo uso, tanto per ricordarne alcuni: Gutta cavat lapidem, la goccia scava la pietra, per dire che con perseveranza si possono ottenere grandi risultati. Barba non facit philosophum, la barba non fa il filosofo, che corrisponde ad un altro proverbio, L’abito no fa il monaco, per dire che non è l’apparenza a definire la persona.
E poi Beati monoculi in terra caecorum, beati quelli che hanno un occhio solo, in mezzo a tanti ciechi, per sottolineare che a volte non dobbiamo lamentarci di una piccola disgrazia, perché ce ne sono di peggiori.
Per capire che le cose importanti vanno notificate sulla carta, i latini ci consigliavano Verba volant, scripta manent, Le parole volano via, ciò che è scritto rimane.
O In medio stat virtus, la virtù sta nel mezzo, chiaro monito agli estremismi.
E potremmo continuare con delle vere perle di saggezza che poi si sono arricchite di quei sapori unici e coloriti che solo i dialetti delle nostre regioni posseggono.
Non possiamo evitare di citare il napoletano – senza offendere il resto d'Italia – come il dialetto che diventa opera d’arte, che sale sul palcoscenico con mostri di bravura come Eduardo Scarpetta e Eduardo De Filippo.
Anche nei proverbi, l'idioma partenopeo non si risparmia e diventa quasi una filosofia spicciola che però incide costantemente nei pensieri e nell’essere quotidiano.
Ògne scarrafóne è bbèllo 'a màmma sóia, ogni scarafaggio è bello per la sua mamma, e non c’è tanto da spiegare, perchè la mamma ama i suoi figli incondizionatamente.
‘A bona campana se sente ‘a luntano, la buona campana si sente da lontano e cioè le buone parole hanno efficacia profonda, così il buon esempio, le buone opere, i buoni consigli.
A volte i proverbi ci inducono a riflessioni amare, ma concrete, con la speranza che prima o poi si possa cambiare, ma proprio per la loro efficacia, dimostrano che il tempo scorre, ma l’uomo e i suoi difetti rimangono gli stessi, anzi a volte peggiorano.
Quanto è ancora attuale il detto: Una mamma campa cento figli e cento figli non campano una mamma!
Argomenti senza tempo, validi in ogni epoca e spesso rafforzati dall’indifferenza che benessere e modernità rende protagonista di una vita priva di valori.
Applicabili a qualsiasi contesto sociale, dalla famiglia alla politica, dal lavoro all’amicizia, i proverbi potrebbero insegnarci a migliorare la nostra esistenza se imparassimo a farne tesoro, ma – è il caso di dire che – non c’è peggior sordo di chi non vuol sentire.
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