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Facciamo catenaccio, è la partita della vita

Facciamo catenaccio, è la partita della vita

Facciamo catenaccio, è la partita della vita

TORONTO – Il mondo è senza sport. Non si era mai visto prima e non lo vedremo più, speriamo. Tutta la popolazione della terra è ostaggio del Coronovirus. Anche dove oggi non c’è, domani arriverà. Il contagio non conosce confini o barriere di qualsiasi tipo. Ogni essere umano è a rischio, nessuno escluso.

Il grande Totò, autore della famosa poesia La Livella, nel diverbio tra il povero spazzino e il nobile marchese fece dire al primo: muorto sí tu, muorto sò io. In un certo senso il Coronavirus, come La Livella, mette tutta la popolazione del mondo, ma proprio tutta, sullo stesso piano di pericolo e di vulnerabilità.

Tutti possono essere colpiti. Nessuno si salva da solo. La salvezza individuale non dipende solo da come e cosa fare, ma anche da quello che fanno, o non fanno, gli altri. Tutti possono contagiare tutti, anche i ricchi e famosi. Ci vuole poco a trasmettere il virus: una stretta di mano, uno starnuto, una goccia di sudore bastano ed avanzano. Il contagio si espande mano-a-mano ma soprattutto nelle adunate di massa.

Eccetto qualche rally di politica, o di protesta, soltanto lo sport riunisce tanta gente, con regolarità – negli stadi, nelle arene, nelle piste, sulle nevi, in piscina – ovunque ci sia un risultato, un traguardo, una medaglia da vincere.

Il calcio in Italia si doveva fermare alle prime avvisaglie del contagio, ma non tutti erano d’accordo per interessi di parte, veri o presunti che fossero. Si dovevano fermare anche le coppe, ma the show must go on, visti i tanti soldi in palio. Quando hanno chiuso la stalla, i buoi erano già scappati. Oggi gli atleti contagiati crescono, purtroppo, come i funghi in Italia, in Inghilterra, in Francia, in Spagna, in Germania, in Turchia e in tutte le Americhe, Canada incluso. Lo stop al calcio europeo ha creato l’e‹etto Domino su scala mondiale. La mattonella del pallone ha fatto cadere quelle di tutti gli sport europei, dallo sci al volley, al ciclismo. Poi si sono aggiunti anche gli sport più ricchi e coccolati: basket, hockey e il calcio MLS che hanno stoppato i rispettivi campionati

Il baseball ha spostato a data da destinarsi l’inizio della nuova stagione, sospendendo anche la preparazione pre campionato La Formula Uno e il motociclismo hanno spento i motori. Anche l’Australia, che stava tenendo duro, si è arresa all’inevitabile rinviando il Gp a data da destinarsi.

Non si sa fino a quando saremo senza sport. Qualcuno ha azzardato che per uscire dalla crisi serviranno almeno sette-otto settimane. Saranno settimane vuote di tutto, eccetto paura per il presente e preoccupazione per il futuro. Oggi è importante e vitale superare la crisi, fermare la piaga del contagio in questa che è veramente la “partita della vita”. Contro il terribile avversario, sfuggente, veloce e micidiale, la tattica giusta da adottare è il vecchio catenaccio. Tutti a difendere l’incolumità di tutti.

Poi, a C19 neutralizzato, potremo ricominciare a sognare una Ferrari che batta la Mercedes (possibile anche se al momento improbabile), che i Leafs vincano finalmente la Stanley Cup (campa cavallo…), che lo scudetto del 2020 vada al più forte (Var e arbitri permettendo).