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Dal copricapo di piume verso l’aureola sacra

Dal copricapo di piume verso l’aureola sacra

Foto: Alce Nero, il leggendario capo dei Sioux

 
TORONTO – La conferma che tutti, indistintamente siamo chiamati alla santità, ci giunge dalle praterie del West americano, dov’è vissuto Alce Nero, leggendario capo degli indiani Sioux per il quale si è aperta la prima tappa del processo di beatificazione,  a livello diocesano.
Secondo la procedura, è stato istituito un tribunale che dovrà raccogliere testimonianze e documenti sulla vita e l’esercizio delle virtù  eroiche cristiane che porterebbero il capo dei pellerossa agli onori degli altari.
Toccherà deciderlo alla Congregazione delle cause dei Santi a Roma che visionerà tutta la documentazione a riguardo. Bisognerà attendere poi un miracolo avvenuto per sua intercessione – la conferma divina sul giusto operato dell’uomo – che verrà studiato da medici, teologi, vescovi e cardinali,  e con l’approvazione del Papa, Alce Nero sarà iscritto nell’elenco dei Beati.
Questo itinerario è stato già percorso da Santa Kateri (Katerina) Tekakwitha, giovane nativa americana, morta in Canada, anch’ella appartenente alla tribù dei Mohawk e convertita al Cattolicesimo dai padri gesuiti approdati in Canada nel XVII secolo.
Alce Nero, nato nel 1863, fu un valoroso guerriero, già a dodici anni partecipò alla battaglia del Little Bighorn, in cui i Sioux, guidati da Toro Seduto, ebbero la meglio sulle truppe degli Stati Uniti guidati dal generale Custer. C’era anche lui nel 1890 quando i Sioux di Cavallo Pazzo furono massacrati a Wounded Knee.
É considerato il più influente leader indiano del ’900, nel 1892 si sposa con Katie War Bonnet, che si convertì al Cattolicesimo e fecero anche battezzare i tre figli da lei avuti. 
Dopo la morte della sua sposa Alce Nero decide di abbracciare anche lui la religione della sua famiglia e viene battezzato con il nome di Nicola Alce Nero, perchè aveva scelto proprio il 6 Dicembre, festa liturgica del santo, per ricevere il primo sacramento.
Diventa catechista all’interno della sua comunità, muore ad 87 anni ed è sepolto nel cimitero cattolico di Sant’Agnese a Manderson-White Horse Creek, nel Sud Dakota. La Conferenza dei vescovi nordamericani è stato il primo organo a dare il via libera al processo che ora potrebbe dichiarare prima Beato e poi Santo il capo dei Sioux.
Tra le sue dichiarazioni fatte dopo la conversione, si legge: “La preghiera della Chiesa cattolica è migliore della danza degli spiriti”. “Forse ero un buon indiano, ma adesso sono migliore." 
E ancora: “Per diversi anni ho accompagnato i missionari cattolici che percorrevano la riserva annunciando Cristo al mio popolo. Tutti i miei familiari sono battezzati. Per quasi vent’anni ho aiutato i sacerdoti servendo a Messa e sono stato diverse volte catechista… Posso spiegare le ragioni per cui credo in Dio.”
Parecchi studiosi e scrittori si sono interessati a questa figura quasi carismatica. 
Il docente di Scienze Religiose al Marist College di New York, Ross Enochs sostiene che le convinzioni di Alce Nero sono una fusione della prima e della seconda fede, della tradizione dei suoi padri indiani e degli insegnamenti del credo cattolico, nei quali lo stesso Alce Nero trovava affinità e similitudini.
Sempre secondo Ross Enochs tutto ciò rientra pienamente nel modello tipico dell’evangelizzazione gesuita, che cerca proprio di accettare quella parte di tradizioni popolari affini alle pratiche cattoliche. 
I gesuiti avevano permesso ad Alce Nero – dopo averlo guidato alla conversione – di diventare cattolico senza abbandonare alcune usanze sciamaniche del suo popolo, lasciando che portasse avanti le sue pratiche di guarigione come i suoi avi gli avevano insegnato, pur svolgendo l’attività di diacono. Chissà se sarà proprio Papa Francesco, anch’egli gesuita, a proclamarlo beato.
 
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