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Classici immortali della moda

Classici immortali della moda

TORONTO – Presi dalla frenesia di tutti i giorni, non ci accorgiamo che molte cose in uso comune provengono dal passato. Le accantoniamo, le rispolveriamo, le modifichiamo, ma restano pur sempre nate in epoche precedenti. 
Che cos’è un classico? Qualcosa che ha fatto storia, che ha sconvolto un periodo epocale, che resiste nel passare del tempo. Scopriamone insieme qualcuno.
La minigonna: ne esistono diverse tipologie: di jeans, di pelle, in tessuto, svasata, aderente e via discorrendo, e oggi fa parte dell’abbigliamento quotidiano per tante donne di qualsiasi taglia. 
Ma la minigonna nasce come simbolo di emancipazione femminile, già agli albori degli anni ‘20 con le prime divise ginniche. 
Durante la Prima Guerra Mondiale, con i mariti partiti per il fronte, le donne che lavoravano in fabbrica indossarono i pantaloni, ma al termine del conflitto la lunghezza della gonna si accorciò rapidamente. Negli anni ‘60, con la stilista Mary Quant, la minigonna arriva sulle passerelle e da lì non è mai più scesa. 
Pensate a quanto oggi la scarpa da ginnastica sia di uso comune, anzi, sia una vera e propria icona di stile, soprattutto se porta il simbolo di una grande marca. Come il nome stesso annuncia, un tempo la scarpa da ginnastica era utilizzata solo nel contesto sportivo, durante l’attività fisica. 
Verso gli anni ‘80, però, esce dall’ambito sportivo, nascono le prime scarpe da aerobica pensate esclusivamente per le donne. Lì la rivoluzione identitaria prende avvio e trova il suo culmine quando, nel 1989, l’attrice Cybill Sheppard si presenta agli Emmy Awards con un meraviglioso ed elegantissimo vestito in velluto e le scarpe ginniche arancioni! Non so se poi ha fatto così tanta bella figura.
Chi non possiede un jeans? A vita bassa, a vita alta, a zampa, a palazzo, skinny. Inventati dal sarto Jacob Davis nel lontano 1871 e brevettati due anni dopo da Levi Strauss. 
Una curiosità tutta italiana, il termine con il quale indichiamo questo capo di abbigliamento pare derivi da un francesismo della parola Genova, scritta sui carichi di stoffa, che venivano spediti a Londra dalla città ligure. 
Ma i jeans diventano popolari negli anni ‘50 attraverso le star del periodo, come James Dean e Elvis Presley, e si trasformano in simbolo di contestazione già a partire dagli anni ‘60, per spopolare con la zampa negli anni ‘70. 
I jeans ci accompagnano da sempre. Più casual con un paio di sneakers, più eleganti con un sandalo alto per le donne e una camicia. Negli ultimi anni, sfilacciati e strappati, lasciano intravedere lembi di pelle, ma di elegante, a parer mio, non hanno proprio nulla.
Il rossetto rosso oggi è solo una delle tante opzioni, anche se continua a rappresentare “IL” rossetto per eccellenza, un vero classico in termini di eleganza e sensualità. Ma sapete che il rossetto rosso ha origini antichissime? A quanto pare, il suo antenato è stato indossato da Cleopatra nell’antico Egitto, a seguire Elisabetta d’Inghilterra I Tudor e poi l’indimenticabile Marilyn Monroe che ne ha sdoganato l’uso nella cultura pop. Può diventare un’arma a doppio taglio, però, se le sue tracce segnano inavvertitamente il colletto della camicia di un incauto “amico” appassionato.
Tra gli accessori femminili non può non mancare il classico filo di perle. Le leggende attribuiscono queste sfere di gran fascino ad Alessandro Magno che, al ritorno dai suoi viaggi in territorio asiatico, portava in dono oggetti sconosciuti e mai visti prima, tra cui le perle, come simbolo di un amore eccezionale. 
Le ritroviamo poi al collo delle matrone romane come immagine di ricchezza e ostentazione e negli anni ‘60 come sinonimo di eleganza e raffinatezza, rese popolari dalla classe di Audrey Hepburn. 
Nel Medioevo qualcuno iniziò a spargere la voce che “portavano lacrime”, seguendo la leggenda che fossero nate dalle lacrime degli angeli ribelli: in realtà le perle vere fanno piangere di gioia le donne non superstiziose che le ricevono in dono. E se proprio vi viene da pensare “non è vero, ma ci credo”, per scongiurare ogni rischio basta “pagarle” dando una monetina al donatore.
 
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