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Carnevale: maschere e scherzi, poi la penitenza

Carnevale: maschere e scherzi, poi la penitenza

TORONTO – Non abbiamo ancora fatto in tempo a smaltire gli eccessi delle feste natalizie che, in un battibaleno è già arrivato il Carrnevale, ultimo giorno che precede uno dei cosidetti Tempi Forti della religione cattolica, la Quaresima.
Come spesso ci accade di osservare, le feste profane vanno di pari passo con quelle delle tradizione religiosa e se la Quaresima è il periodo forse più austero – di penitenza e sacrificio, in preparazione alla Pasqua –  le si contrappone senza dubbio la festa più pazza dell'anno, dove si superano gli eccessi, si moltiplicano i bagordi e si dà veramente sfogo al divertimento. Non per nulla i latini crearono il detto “semel in anno licet insanire”,  una volta l’anno si può anche impazzire, riferito a tutto ciò che è concesso nel giorno di Carnevale.
Per i bambini che vivono dove si festeggia questa tradizione, è un momento di allegria estrema, ci si maschera con il costume del personaggio preferito, consentito indossarlo anche a scuola, perchè appunto in quel giorno tutto è permesso, si organizzano festicciole e in tante città si può assistere anche alla sfilata dei carri allegorici. Ma non sono solo i bambini ad approfitattare della festa.
Le celebrazioni del Carnevale ha radici antichissime, che affondano nelle  remote dionisiache greche (le antesterie) e nei saturnali romani. Durante queste celebrazioni si rompevano tutti gli schemi degli obblighi sociali e si lasciava spazio alla smoderatezza e a momenti al limite della moralità.
Anche allora c’era l'uso di mascherarsi, di travestirsi, come avveniva nell'Antico Egitto per i festeggiamenti in onore della dea Iside, simbolo di un rovesciamento delle pratiche ordinarie di ordine prestabilito. Se ai quei tempi il significato era piuttosto metafisico, per il principio che dopo il caos c'è una nuova creazione del cosmo, il Carnevale ci riporta ad una dimensione più umana, legato alla trasformazione del nostro essere in una persona nuova, come la terra che a primavera comincia a trasformarsi per generare nuova vita.  
Con l'avvento del Cattolicesimo anche questa festa si legò alla pratica religiosa, anteponendosi ai quaranta giorni prima della solennità più  importante di tutta la Chiesa, la Pasqua.
Il termine Carnevale è una fusione di due parole latine carnem levare, privarsi della carne, proprio perchè una delle pratiche osservate durante i giorni di Quaresima, è quella di non mangiare carne. 
Da ciò deriva anche la terminologia del giovedì grasso – che nel calendario di quest'anno cade proprio oggi – e martedì grasso, ultimo giorno di Carnevale, durante la quale si imbandiscono lauti banchetti ricchi di portate di carne.
Le tradizioni culinarie poi spaziano in una varietà di leccornie soprattutto dolci che caratterizzano queste giornate, dalle chiacchiere o frappe, alle castagnole, dalla cicerchiata ai cenci, le nostre regioni sono sempre in gara di squisitezze da consumare in allegria.
L'Italia ha poi un vasto repertorio di maschere e personaggi in costume che rappresentano le varie regioni, da Arlecchino originario di Bergamo a Colombina di Venezia. Dal dottor Balanzone di Bologna a Gianduja di Torino, da Pantalone anche lui del Veneto al popolarissimo Pulcinella di origine napoletana.
E poi, senza uscire dai confini del Belpaese non possiamo dimenticare Carnevali festeggiati alla grande, con sfilate di carri allegorici e mascherate in piazza.
Celeberrimo in tutto il mondo quello di Venezia, con l'emozionante ricorrenza del Volo dell’Angelo, ad aprire i festeggiamenti in piazza San Marco, dove maschere elegantissime e raffinate affollano ogni spazio,  tanto da costringere gli organizzatori e le forze dell'ordine a contenere gli ingressi, con un numero limitato, che quest'anno erano di ventimila persone, domenica scorsa.
Poi c'è quello coloratissimo di Viareggio con carri satirici sui temi politici e sociali. Altrettanto festoso ed esuberante quello di Putignano in provincia di Bari. di Acireale in Sicilia, di Cento in Emilia Romagna, gemellato con quello di Rio in Brasile, quello di Ivrea in Piemonte, dove si svolge una curiosa battaglia delle arance.
 
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