L’impossibile reso possibile dal più grande

di Francesco Veronesi del November 26, 2020

TORONTO - Stadio Azteca di città del Messico, 22 giugno 1986. In appena quattro minuti, dal 51’ al 55’, Diego Armando Maradona schianta da solo l’Inghilterra ai quarti di finale del Mondiale, inizio della cavalcata trionfale che porterà l’Argentina sul tetto del mondo. Quei quattro minuti riassumono la carriera e la vita del più grande giocatore di tutti i tempi, la classe e la furbizia, la tecnica e il lato oscuro di un fuoriclasse senza tempo. Prima, la rete di mano - La Manos de Dios - poi il più bel gol di tutti i tempi: una cavalcata di 60 metri, scartando cinque giocatori inglesi prima di depositare il pallone in rete di fronte a un incolpevole Peter Shilton.
Il grande Diego ha sempre convissuto con i suoi demoni, come tanti altri campioni dello sport. Negli anni d’oro del Napoli e dei due storici scudetti non si allenava praticamente mai, poi la domenica scendeva in campo e puntualmente regalava magie: con quel pallone sempre incollato al piede sinistro, con le traiettorie dei suoi tiri che sfidano le leggi della fisica, con la capacità di produrre meraviglie senza alcun minimo sforzo, rendendo possibile l’impossibile, con una naturalezza disarmante. Era un altro calcio, in Italia giocava gente del calibro di Platini, Zico, Junior, Falcao, Socrates, Rummenigge e poi Van Basten, Gullit, Matthaus. Grandissimi campioni, ma nessuno ai livelli del Pibe de Oro.
È sempre difficile fare paragoni tra calciatori di epoche diverse, ma il fenomeno di Lanus ha scavalcato le epoche, mettendosi alle spalle tutti gli altri, compresi i due campionissimi dell’ultimo decennio, Leo Messi e Cristiano Ronaldo.
Nessuno ha mai toccato i livelli di Diego, poesia pura, pennellate d’artista capaci di emozionare anche i tifosi delle squadre avversarie. Perché in ogni singola partita, Maradona regalava il prodigio, la meraviglia, il miracolo. Ieri i suoi demoni che non ha mai sconfitto sono tornati, all’improvviso, a chiedere pegno degli errori e delle debolezze del passato. E se lo sono portati via, lasciando un vuoto incolmabile nel mondo del calcio. Adios campione e grazie per quello che hai regalato agli appassionati di calcio di tutto il mondo.

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