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Ibra bomber fantasma, meglio regista

Ibra bomber fantasma, meglio regista

Ibra bomber fantasma, meglio regista

Parafrasando Shakespeare il ritorno di nonno Ibra nel campionato italiano si potrebbe dire “Much Ado About Nothing”, tanto rumore per nulla.

Il cavallo di ritorno svedese fisicamente è tirato a lucido come un ventenne, negli occhi e nella testa ha voglia di stupire. Ma gli anni (38) sono quelli che sono.

Ora cammina. Anzi, cammina almeno da due anni, nel Los Angeles bastava, in Serie A no.

Personalmente ho sempre dubitato che la terza vita di Lazzaro-Ibra sarebbe stata rose e fiori specialmente nel Milan, squadra semplicemente disastrata da anni di mala gestione.

Si diceva, darà una scossa all’ambiente, accenderà il fuoco sotto la coda di attaccanti che non troverebbero la porta neanche fosse larga 15 metri e alta quattro.

Ammesso che lo svedese sia fisicamente in grado di dare una mano al Milan, bisognerebbe che Pioli e gli altri rossoneri capissero i movimenti che Ibra fa, o che accenna di fare, per dettare il passaggio ed aprire la difesa altrui.

Nel pari con la Samp (tanto di cappello a Gigione Donnarumma per averlo salvato) questo non si è visto. Ibra non è stato capito e servito per l’incapacità dei suoi partner di mettergli sulla testa qualche cross decente.

Ibrahimovic, è chiaro, non potrà risolvere il problema del gol in prima persona, ma ha i numeri per diventare il regista della squadra e mandare gli altri alla meta.