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Chi abboccherà all’amo di Ibra?

Chi abboccherà all’amo di Ibra?

Chi abboccherà all’amo di Ibra?

TORONTO – Ma in Italia lo hanno visto giocare quest’anno nel Galaxy?

Ibra è stato un grande per quasi venti anni. Oggi corricchia in campo come un limone spremuto 38 volte (è nato il 3 ottobre del 1981).

Nel soccer made in USA ha segnato e fatto segnare perchè in quel calcio le marcature sono larghe e le difese a dir poco allegrissime.

Ibra afferma, da qualche mese, che può ancora fare la differenza anche in un campionato importante. Ma non ha ricevuto offerte da nessun club di prima fascia e nemmeno di seconda o di terza.

Lo volevano in Australia, ma lì pagano poco e quel calcio non conta un tubo. L’Italia per Ibra è il classico cimitero degli elefanti dove cercare l’ultimo corposo ingaggio.

Lo svedese è rappresentato da Raiola, il più marpione dei procuratori italiani. I due hanno architettato il piano del “grande ritorno” sapendo che è facile abbindolare critica e tifosi con la vaga promessa di rilanciare squadre in difficoltà.

L’amo penzola in direzione del Napoli, del Milan, forse del Bologna. Chi abboccherà ce lo diranno a gennaio quando riapre il mercato.

Ora come ora il Napoli ha ben altre gatte da pelare, alla prese com’è con uno spogliatoio in rivolta e con Ancelotti sul cui foglio di via manca solo il timbro del presidente.

Il Bologna, sia pur con Sinisa alla prese con la terribile malattia, sta andando benino e il calabro- canadese Joey Saputo diµ cilmente si farà svenare per portare al Dall’Ara una stella cadente, forte di nome e di poc’altro.

Resta il Milan. Da quando Berlusconi lo ha mollato, il povero Diavolo ne ha passate di cotte di crude. Tre allenatori in due anni, rosa giocatori con elementi che promettono, poi falliscono.

I tifosi del Milan sostengono che Ibra metterebbe il fuoco sotto le chiappe degli attaccanti e rivitalizzarebbe l’ambiente. Potrebbe accadere, ma è improbabile perchè il Milan è come un pollaio con molti galli, nel senso che non si capisce bene chi sia a comandare. Ed i giocatori risentono di questo stato confusionale del club.