Azzurri, attenzione al nemico
numero uno: il troppo entusiasmo

di Francesco Veronesi del June 23, 2021

TORONTO - Calma e sangue freddo, restiamo con i piedi belli piantati per terra e non facciamoci trascinare dal troppo entusiasmo. Che resta il nemico numero uno di questa nazionale, dopo le tre vittorie su tre nel girone A di Euro 2020, ottenute con carattere e autorevolezza, il tutto accompagnato da bel gioco, fisicità, dominio assoluto sul campo. È una nazionale che piace, quella disegnata da Mancini, una nazionale che ha una sua anima, una sua identità ben precisa. Una squadra che non si adatta alle caratteristiche degli avversari, ma che macina il suo gioco sempre e comunque. Eppure, storicamente, sappiamo benissimo che tutti i trionfi azzurri - almeno quelli del calcio moderno - sono arrivati quando la Nazionale si trovava in una situazione di difficoltà.

Ricordiamoci cosa accadde ad esempio nel Mundial spagnolo, quando Enzo Bearzot venne criticato aspramente per aver richiamato Paolo Rossi in nazionale dopo uno stop forzato di quasi due anni, e quando la stampa italiana attaccò a muso duro gli azzurri dopo i pareggi con Polonia, Perù e Camerun. La Nazionale si chiuse a riccio, iniziò il silenzio stampa, e in questo clima ostile fu in grado di demolire l'Argentina di Maradona, il Brasile di Zico e Falcao, la Polonia di Boniek e la Germania di Rummenigge, vincendo la Coppa del Mondo.

Anche nel 2006 gli azzurri dovettero affrontare una situazione molto problematica. Prima e durante i mondiali era scoppiato la scandalo Calciopoli, con una miriade di juventini in Nazionale - Del Piero, Cannavaro, Zambrotta, Camoranesi, Iaquinta, Buffon - e allo stesso tempo alcune prestazioni vennero pesantemente contestate: il pareggio con gli Stati Uniti nella fase a gironi, la vittoria sofferta con l'Australia grazie a un rigore siglato da Totti al 95'.

Anche in questo caso, la nostra Nazionale trovò la forza di reagire davanti a una situazione pesante e difficile, fino al trionfo finale contro la Francia di Zidane.

In questi Europei il contesto psicologico è esattamente all'opposto. Ci siamo qualificati con una facilità disarmante, non perdiamo da 30 partite, non subiamo gol da 11. Questa squadra vince con grande facilità, è amata dai tifosi, con un tecnico - Mancini - che sta frantumando record dopo record e a partire dalla gestione del tecnico di Jesi non ha mai dovuto affrontare una chiara situazione di difficoltà. Eppure, lo sappiamo benissimo, non esiste una competizione del livello degli Europei che sia totalmente in discesa. Cosa succederà quando andremo sotto? Sapremo reagire?

Abbiamo battuto la Turchia, la Svizzera e il Galles: bene, ma dobbiamo avere anche l'onestà intellettuale di ammettere che queste tre squadre sono davvero poca cosa. Sulla carta anche gli ottavi con l'Austria saranno un turno più che abbordabile, poi si entrerà veramente nel vivo del torneo e lì si dovrà avere ancora tanta benzina. Anche perché se è vero che fino a questo punto gli Azzurri sono la squadra che ha più impressionato, bisogna aggiungere che almeno sulla carta ci sono delle nazionali che sono superiori: la Francia campione del mondo, il Belgio, la stessa Germania.

In definitiva gli azzurri devono continuare a rimanere sul pezzo, giocare come hanno fatto fino a questo punto e non lasciarsi trascinare dal troppo entusiasmo. Se saranno in grado di farlo, ci aspetta una grande seconda fase di Euro 2020.

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