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Avanti in tre, che bella l’incertezza

Avanti in tre, che bella l’incertezza

Avanti in tre, che bella l’incertezza

TORONTO – Che la Juve non fosse, quest’anno, né carne né pesce si era intuito da tempo. Che l’Inter fosse l’anti Juve sembrava logico, convinzione rafforzata dalla “pesca”invernale appena fatta in Inghilterra. Ma alzi la mano chi ipotizzava che Lazio potesse recitare il ruolo di terzo incomodo nella lotta allo scudetto.

In ogni caso: anno nuovo, campionato nuovo, sia in vetta che in coda, combattuto, incerto e mai visto da quasi un ventennio.

L’elemento comune, alla base dell’incertezza, è, a nostro parere, la relativa facilità con la quale si ottengono vittorie in trasferta, spesso in rimonta.

Al momento, i punti ottenuti dalle squadre di casa sono 330 su 636, ovvero il 52% del totale: nell’epoca dei tre punti a partita era successo soltanto una volta.

Perchè si vince tanto in trasferta? Perchè gli allenatori sono diventati più spregiudicati e perchè, a parte le solite note, tutte le squadre hanno organici di gente giovane, forte e votata alla corsa.

Mancando di elementi di classe pura – eccetto CR7 e Dybala – o di match winner dal fisico dirompente – vedi Lukaku (nella foto) -, i tecnici rinunciano alla barricate, attaccando anche in trasferta. Così la maggior parte dei match diventa indecifrabile ai pronostici e suscettibile a qualsiasi risultato.

Una volta fare un gol significava aver vinto mezza partita, farne due e si era ai titoli di coda del match. Oggi le rimonte sono all’ordine del giorno, vedere per credere cosa ha combinato l’Inter nel derby che le ha permesso di mettere fine alla fuga solitaria della Juve.

La quale Juve ha perso, per la seconda volta in tre partite, contro quel Verona che pochi giorni prima aveva pareggiato con la Lazio, Lazio che oggi sarebbe da sola in testa se avesse battuto, appunto, i veronesi.

La Juve, si diceva, non è né carne, né pesce. Sarri è nel mirino di tutti. Fino ad ora il bel gioco, per il quale era stato portato a Torino, non si è visto. La Juve doveva dominare, ora arranca. Perche? Perchè alla squadra mancano i portatori d’acqua, gente che fatica per tutti, elementi come una un Benetti del passato, un Vidal dell’altro ieri.

I centrocampisti attuali sono belli e vedersi, cicale invece di formiche. In avanti CR7 segna regolarmente, ma Higuain incide poco, Dybala si vede e non si vede. Inoltre in difesa Chiellini manca come il pane per la scarpetta, Bonucci non sa fare la balia a de Light ed il portiere polacco a volte “papereggia”, come contro il Napoli e sabato con il Verona in occasione del gol annullato per un fuorigioco di un pelino.

Si dice che nello spogliatoio della Juve stia crescendo il partito favorevole al ritorno di Max Allegri. Per ora sono voci. Ma se la Juve esce subito dalla Champions chissà cosa potrebbe accadere…

Oggi come oggi, ad occhio e croce, meglio posizionata per lo sprint finale è l’Inter, che Conte ha forgiato a sua immagine e somiglianza di pitbull. Anche l’Inter non è che abbia un gran gioco. Il suo liet-motiv è il vecchio “palle lunghe e pedalare”, ma guai a dirlo a Conte. Però Lukaku ne gode, lui quei palloni lunghi ed alti li adora, li addomestica e poi si “mangia” chi lo marca.

Nel derby ha impressionato Barella, uno che corre sempre, comunque e dovunque. Bella anche quella chilometrica punizione di Eriksen. Il primo tempo del derby lo aveva vinto Ibra. Il lupo grigio svedese ha usato la testa prima per mandare in gol Rebic, poi per segnare lui stesso il 2-0. Infine, nella ripresa ha anche sfiorato il gol del 3-3 a dimostrazione che anche la difesa di Conte non è insuperabile se è vero, come è vero, che può essere messa in crisi da un vecchietto di 38 primavere.

In ottica volata scudetto un altro vantaggio, se così si può dire, dell’Inter è che non ha la pressione-Champions della Juve. I nerazzurri sono impegnati nell’Europa League dove le avversarie non sono toste come quelle della Coppa con le Orecchie.

Per quanto riguarda la Lazio, il sogno scudetto poggia sul meccanismo ben assemblato e oleato da Simone Inzaghi che ha tre punti di forza Immobile-Luis Alberto-Milinkovic. Il bel giocattolo di Lotito potrebbe dover reggere sino alla fine. Una corsa a tre fino al filo di lana sarebbe fantastica.