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Anche piante e animali amano la musica classica

Anche piante e animali amano la musica classica

TORONTO –  Dobbiamo dar credito a chi sostiene che la musica e la natura sono un tutt’uno.
Nel genere umano è stato comprovato che ascoltare le sinfonie di Verdi, Puccini e Beethoven fa bene al cuore perché rallentano la frequenza cardiaca e abbassano la pressione sanguigna.
Lo hanno scoperto con uno studio e reso noto qualche anno fa i ricercatori dell’Università di Oxford e pare che i brani più efficaci siano stati il “Va’ pensiero” dal Nabucco di Verdi, il “Nessun dorma” dalla Turandot di Puccini e la Nona Sinfonia di Beethoven.
Le composizioni classiche hanno un effetto rilassante e favoriscono la concentrazione tanto che vengono diffuse anche nelle sale operatorie.
Ma l’ascolto della musica produce degli effetti benefici anche nel genere animale e in quello vegetale. Il medico e psichiatra Rolando Benenzon, autorità mondiale nel campo della musicoterapia, così descrive un suo episodio: “Un contadino dell'Illinois (Usa) piantò due serre che si trovavano nelle stesse condizioni di fertilità, umidità e temperatura, gli stessi semi; in una serra applicò degli altoparlanti che diffondevano musica 24 ore su 24. Dopo un certo periodo si accorse che nella serra dove era diffusa la musica il mais era germogliato più rapidamente, il peso della pannocchie era maggiore e che il quoziente di fertilità del terreno era aumentato; le piante più vicine agli altoparlanti erano rovinate per effetto della vibrazione sonora.
Il successo fu così grande che adesso in Canada si utilizza la musica per le colture e si è osservato che le vibrazioni sonore sono in grado di distruggere un particolare microrganismo parassita che attacca il mais.”
Gli esperimenti canadesi sugli effetti della musica a beneficio o a danno delle colture risalgono già agli anni sessanta, quando venne rilevato che l’esposizione delle piante alla musica definita “Eavy metal” le faceva inclinare in direzione opposta a quella del suono, mentre la musica classica le cullava verso la fonte sonora.
Anche il mondo animale può usufruire a suo vantaggio delle percezioni musicali. Così sostiene ancora il professor Benenzon: “Per quanto riguarda la medicina veterinaria circola la battuta che le mucche amano Mozart e che, al contrario, Wagner ed il jazz, ostacolino la produzione di latte. 
Ma nei centri americani il problema viene studiato con serietà. 
Una statistica dell’Illinois dimostra che il rendimento delle mucche nelle stalle adiacenti agli aeroporti diminuisce fino a diventare nullo a causa del rumore”.
Proprio questi enormi e mansueti animali, secondo alcuni studi condotti dall’Università di Madison nel Wisconsin (Usa), hanno dimostrato un gradimento particolare della musica sinfonica, aumentando la produzione di latte del 7,5%. Le mucche sono anche più predisposte a riunirsi nella stalla quando suona della musica.
Questa pratica è stata ormai messa in atto da diversi allevatori in tutto il mondo, ma non si limita solo alle mucche da latte.
Un biologo italiano, il professor Nunzio Romano, sostenendo la teoria che “la musica è un linguaggio universale che prima di parlare all’intelletto parla all’inconscio di tutti gli esseri viventi” ha pensato bene di applicare la tecnica dell’ascolto in un allevamento di lumache, destinato all’uso gastronomico. “Le lumache sono esseri che hanno bisogno di certe condizioni – spiega il professor Romano – per poter crescere e riprodursi e soprattutto, può sembrare una banalità, hanno bisogno di tranquillità e armonia e di condizioni ambientali stabili. Quest’ultimo aspetto è garantito dalla stare in un allevamento o in cattività se vogliamo. La tranquillità e l’armonia proviamo a favorirla con la musica”. 
E così a Morengo, nella provincia di Bergamo, c’è un campo grande quindicimila metri quadri,  dove sul terreno crescono lattughe e erbe delle quali le lumache vanno ghiotte, con dei pali sui quali ci sono speciali diffusori da cui viene trasmessa musica classica. 
A goderne, una “popolazione privilegiata” di ben 78mila lumache, che cullate dalle melodie, soprattutto mozartiane,  hanno solo il dovere di moltiplicarsi per favorire la produzione di un milione di esemplari, per la gioia di gourmet e buongustai.
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